Prima parte
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Seconda parte
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Canali di Percezione
Ci mettiamo in rapporto con il mondo, lo percepiamo, organizziamo le
nostre idee e programmiamo le nostre azioni attraverso le modalità
specifiche dei nostri sensi. Ne abbiamo molti, ma quelli principali sono
riconducibili a quelli definiti dal senso comune: vista, udito, tatto (che
comprende la propriocezione: senso di caldo, ruvido, umido etc; e la cenestesia:
senso dell'equilibrio e del movimento nello spazio), gusto e odorato. La
vista è generalmente (ma non in tutti gli individui, e non per tutte
le culture, e non a tutte le età) il senso dominante. Molte persone
non pensano in termini di immagini, ma in termini di suoni; altri, in termini
di emozioni e sensazioni; alcuni ancora penseranno in termini verbali, utilizzando
parole o concetti astratti. L'influenza di gusto e olfatto è limitata.
Proviamo a fare un esempio:
In una scuola di massaggio, lo studente orientato visivamente imparerà
osservando con attenzione i movimenti, "filmandoli" nella memoria;
l'uditivo darà attenzione alla spiegazione verbale e sarà
in grado di registrarla e utilizzarla quanto più questa avrà
caratteristiche "musicali": uso sapiente di pause e accentuazioni,
del volume e del ritmo. La persona orientata sul tatto cercherà di
"mimare " i movimenti fatti, che verranno fissati nella memoria
e resi fruibili quando li proverà su un partner.
Le stesse persone, descrivendo qualcosa faranno preferibilmente uso di
predicati che riconducono alla loro modalità (canale percettivo)
dominante: "Così come la vedo io..." è una
tipica espressione visiva. "...in stridente contrasto con i
fatti .." è un'espressione uditiva. "Non afferro.
E poi non me ne frega niente. Vai a..." è un'espressione
tattile (nella PNL si usa il termine cenestesico).
C'è poi l'approccio digitale, ovvero di coloro che organizzano
la rappresentazione del mondo in termini astratti e verbali.
Una persona di questo tipo considererà superfluo esercitarsi nel
massaggio. Riterrà più che sufficiente ascoltare le spiegazioni
(dando attenzione ai concetti) o, ancora meglio, leggere un libro
sul massaggio. Queste persone useranno espressioni astratte, spersonalizzate
anche quando si tratta di riferire cose concrete: " D: Che hai fatto
stamattina?" "R: Nella mia situazione lavorativa vige una
condizione di alienazione...".26a
Su queste basi sono state elaborate molte discipline e applicazioni.27.
Proviamo a usare questi elementi per mettere in luce qualche punto interessante
riguardo alla vista.
- In che categoria rientra chi ha problemi di vista, per esempio un miopie
"medio"?
Nel linguaggio comune viene considerato un po'' come un "accecato",
un non visivo, ma è vero?
No, è vero il contrario. Mentre un cieco autentico non solo non
utilizza la vista, ma utilizza gli altri sensi in maniera più efficace
del normale (e conseguentemente sviluppa anche un linguaggio molto più
orientato verso il tatto e l'uditivo), il miope tipico appare fortemente
orientato sul visivo, a scapito degli altri sensi, in cui le sue prestazioni
sono in genere decisamente al di sotto della media28.
- Il grado di tensione associato ad un eccessivo orientamento visivo
può portare al graduale decadimento delle varie submodalità
visive29. E quando il canale privilegiato di rapporto con la realtà
e di rappresentazione mentale di essa finisce gradualmente col decadere
si scivola verso la digitalizzazione, cioè la progressiva astrazione
dalla realtà stessa, sempre più scomoda ed estranea.
- L'eccessivo orientamento visivo porta alla digitalizzazione anche per
un'altra strada.
J. E. Berendt 29a sostiene che la vista (in contrapposizione all'udito)
ha in sé il germe della divisione: tra soggetto e oggetto della percezione
e tra i diversi oggetti. Questo starebbe alla radice di un approccio analitico
(= discriminante, dissezionante) che postula e sostiene un atteggiamento
filosofico e emotivo di divisione dalla natura, da Dio etc. Il significato
(inteso come causa o obbiettivo) diventa importante. Dualismo e antagonismo
nutrono la mente, ma non il cuore. Tutto ciò allontana dal qui &
adesso, dal contatto con l'esistenza. Le cause e gli obbiettivi diventano
sempre più astratti, fino a sostenersi l'un l'altro in complessi
equilibri, in cui diventa difficile trovare il concreto contatto con il
reale (e cioè con la percezione diretta).
Vediamo di trarre qualche indicazione concreta per il nostro lavoro.
Nei gruppi sulla vista è importante:
- Imparare a usare gli altri sensi, in connessione e indipendentemente
dagli occhi: visualizzazioni a occhi chiusi, esperienze di coordinamento
occhi /mano/ corpo; costante richiamo alle sensazioni fisiche di occhi e
corpo; ritmo, danza e tutto il vasto panorama della propriocettività
e psicomotricità. Questo porta ad un mondo (soggettivamente) molto
più vasto e interessante; scoraggia l'attitudine critica, spesso
paralizzante e incoraggia l'intuizione e la creatività. Per alcune
persone si apre la sconvolgente ipotesi che la vita permetta anche momenti
di piacere (con la possibilità del recupero del Go for
it).
- Incoraggiare sequenze di risposte coordinate degli organi di senso.
La vita reale dovrebbe essere fatta di cose come questa; "sento il
rumore della macchina (e da questo ho un'indicazione generica della sua
localizzazione e della sua distanza), giro rapidamente 1) gli occhi, 2)
la testa, 3) il corpo per valutare meglio distanza e velocità (ma
non per metterla nitidamente a fuoco!) e salto nella direzione giusta per
evitare di essere investito, ancora prima che la rotazione di occhi, testa
e corpo mi abbia permesso di mettere la macchina al centro del mio campo
visivo." 30
- Identificare e esercitare tutte le submodalità visive, incluso
la memoria e l'immaginazione visiva.
Al contrario è bene invitare esplicitamente i partecipanti ad
evitare di dare importanza alla nitidezza, perlomeno nei primi stadi del
processo, in cui la ricerca della nitidezza porta inevitabilmente con sé
indesiderate tensioni e pessime abitudini.31
Questa attenzione a tecniche che favoriscono lo sviluppo di canali alternativi
alla vista e l'integrazione di diversi canali tra di loro ci permette di
utilizzare numerosissime tecniche ed attività per i nostri fini32.
Fantastico!
Ma bisogna tenere ben d'occhio alcuni dettagli.
Per esempio la danza può diventare uno strumento formidabile per
tutte quelle belle cose di cui sopra a patto che venga svolta senza lenti!
Dovrebbe essere ovvio, ma, ahimè, non lo è.33
Il lavoro di confine tra diversi canali percettivi si presta anche ad
un uso particolarmente interessante:
- le tecniche che consentono il passaggio tra un canale usuale ad uno
poco sviluppato possono stimolare potentemente la creatività, intuizioni
nuove, a volte elementi di comprensione trascendente. In altri termini,
molte tecniche meditative usano proprio questo trucco per permettere
alla consapevolezza di "uscire dal guscio".
- Al converso spesso si può superare la carica dirompente di un
evento traumatico avvenuto in un canale non abituale cercando di "tradurlo"
immediatamente (o di rivisitarlo) in un canale consueto.
Questi elementi sono stati particolarmente sviluppati da A. Mindell nel
suo Dream body e Lavoro orientato al processo.
Lavorare sulle convinzioni.
Abbiamo già incontrato varie convinzioni (ci siamo per lo più
concentrati su quelle dei miopi), che riguardano come il mondo è.
Alcune di queste hanno conseguenze particolarmente devastanti. Ma vorrei
chiarire che non si tratta tanto di confutare e distruggere idee sbagliate.
Per me non esistono tanto convinzioni giuste o sbagliate. È invece rilevante
se: 1) Queste convinzioni creano aree di frizione, tensione (o nevrosi),
dis- integrano l'individualità, invece di contribuire alla crescita
interiore. 2) E se è questo il caso, bisogna vedere quanto è
rigida la loro presa34.
Questo discorso vale anche per convinzioni che riguardano come siano
noi:
- Ho scarsa capacità di incidere sulla mia vita. Il caso, o gli
altri (o anche il mio inconscio) decidono per me.
- Nella vita ci vuole fortuna, e io non ne ho.
- La vita è tutto un trauma. Per quanto si cerchi di evitarle
le disgrazie accadono, (e lasciano il segno).
- La vita non lascia spazio per divertirsi.
- Tutto è competizione. Nessuno mi dà una mano.
- Non posso fidarmi delle mie sensazioni, che potrebbero farmi uscire
dal seminato.
- Vorrei essere accettato, ma so che c'è qualcosa di sbagliato
nel mio "design".
- Non ci si può fidare di nessuno. Tutti se ne fregano e mi possono
tradire o deludere. E tuttavia sono costretto ad affidare ad altri il controllo
su molte cose della mia vita.
Queste idee non sono solo patrimonio di chi ha problemi di vista, ma
appartengono a tutti, perlomeno in qualche momento della nostra vita (vedi
l'impostazione di Fasi di trasformazione).
Queste (e molte altre) idee le abbiamo ereditate da genitori, insegnanti
e amici e sono state "confermate" da esperienze importanti della
nostra vita; adesso ci sembrano "nostre", non siamo più
in grado di ricordarci il processo attraverso i quale le abbiamo assorbite.
Va da sé che, appunto in quanto giudizio, esprimono un
atteggiamento decisamente unilaterale, un punto di vista limitato, concentrato
in cui un aspetto viene estrapolato e proiettato sull'intera situazione.
Tanto più radicato, rigido, il giudizio, tanto maggiore la sua capacità
di proiettarsi su nuove situazioni, censurando l'infinita complessità
del reale per ri- confermarsi35.
Appare chiaro il paradosso: proprio quanto più una determinata
convinzione è rigida, tanto più svolge un ruolo importante
come punto di riferimento, appiglio a cui ancorarsi, per scongiurare proprio
quella molteplicità, mutabilità del reale (panta rei,
di nuovo), quella inaffidabilità del reale.
Questo spiega il fenomeno, singolare per l'osservatore esterno, della
difesa ad oltranza di convinzioni denigratorie di sé36.
Vorrei proporre un prototipo di sviluppo della miopia, in cui viene evidenziato
il sorgere e rafforzarsi di convinzioni negative.
Un bambino che inizia le elementari può trovarsi di fronte a qualche
difficoltà quando comincia a imparare a leggere. Può darsi
che abbia già imparato che il grado di accettazione, di approvazione
e di amore che i suoi genitori riversano su di lui non è costante,
ma variabile. E adesso si rende conto che i suoi genitori si aspettano qualcosa
da lui riguardo a questa nuova abilità: leggere, che non è
un'abilità naturale come camminare, correre o emettere suoni dalla
bocca.
Immaginate voi stessi in prima elementare. Siete continuamente invitati
a concentrare la vostra attenzione su questi strani segni, non molto attraenti,
che potreste cominciare a percepire come non amichevoli. Se siete
sotto stress (perché non capite, o vi annoiate etc.) potreste tentare
di fuggire, distraendovi, agitandovi parlando a alta voce, cercando di cambiare
gioco, persino addormentandovi. Ma sapete già che non è questo
quello che tutti si aspettano da voi. E in ogni caso, non potete farlo quando
venite interrogato direttamente: "Luigino, leggi cosa c'è scritto
sulla lavagna!". Non c'è possibilità di fuga (o perlomeno
non la vedete) e scoprite di vederci confuso, di avere i piedi di piombo
e la lingua impastata. Oltre a tutto, mentre siete li, sommersi da una vampata
di calore, siete ben consapevoli che tutti vi guardano e vi giudicano (come
vi state giudicando voi, incapaci). Questo è il freeze.
Poniamo che il vostro non sia un insegnante un po' sadico37 , ma una
normale brava persona. Non vi tortura più di tanto; anzi, comincia
invece a preoccuparsi per voi. E vi mette nel primo banco, per tenervi d'occhio.
Adesso "fuggire" è veramente difficile, non potete neanche
combattere (contro cosa?) e tantomeno inseguire cose piacevoli e interessanti.
In altre parole: niente fight o flight, o Go for it;
resta solo il freeze come atteggiamento "normale" (non
più riservato al momento di stress intenso)38. E adesso quella lieve
mancanza di nitidezza, in questa condizione di stress diffuso diventa un
mezzo utile di difesa, di protezione. In un certo qual modo potete fuggire,
verso l'interno. La realtà c'è sempre, ma è leggermente
più in la. E la vostra consapevolezza, come anche la vostra
sfera energetica, invece comincia a ritirarsi al di qua di quella
invisibile linea.39
Fin qui il preambolo. Adesso il vostro destino si svolge, con l'ineluttabilità
di una tragedia greca.
L'insegnante adesso è davvero preoccupato (e voi ve ne accorgete).
O vi spedirà direttamente da ottici o ortottiste per un esame, o
parlerà ai vostri genitori (che avevano già notato che c'
era qualcosa che non andava...), e adesso cominciano a preoccuparsi davvero
anche loro.
Quel senso strisciante che qualcosa non va in voi, che era già
stato suggerito dalla vostra difficoltà a imparare e dallo scontento
dei vostri genitori per questo.... adesso diventa qualcosa di tangibile.
Quando vi portano a fare l'esame visivo siete davvero sotto stress, il che
ovviamente vi fa vedere malissimo. Ed ecco il risultato dell'esame:
"SI, c'è davvero qualcosa che non funziona in voi,
e in particolare nei vostri occhi". Prendete nota, perché da
questo momento in poi questa diventerà la verità eterna e
inconfutabile N.1
"Praticamente non ci si può fare niente" Verità
N.2.
"Ma possiamo mettere tutto a posto con un paio di occhiali"
Verità N.3 40.
"....perché vederci bene (cioè in quel modo incredibilmente
nitido, quasi tagliente, doloroso) è di fondamentale importanza".
Verità N. 4.
Adesso vi chiedo di fare uno sforzo per ricordare, perché, se
avete passato un'esperienza del genere, avete dovuto dimenticarne
alcuni aspetti.
Con i vostri nuovi occhiali sul naso adesso voi potete vedere nitidamente
la lavagna (ed eventualmente il viso severo del vostro insegnante) anche
se siete sotto stress. È un vantaggio? Vi sentite meglio? Assolutamente
no. Quando siete infelici e sotto stress, siete infelici e sotto stress,
non cambia niente, se non il fatto che adesso l'oggetto visivo causa del
vostro stress è dolorosamente chiaro. Persino quel meccanismo
di fuga è adesso impossibile. Da adesso in poi "ogni fuga è
impossibile", anzi immorale, verità N. 5.
Ma...... dal loro (insegnanti e genitori) punto di vista le cose
vanno in modo assai soddisfacente, anzi sono proprio sollevati (perché
sospettavano sotto sotto di essere loro la causa del problema). Hanno
trovato la causa (la miopia) e il colpevole (i vostri occhi) e persino trovato
una soluzione (occhiali per voi) al loro problema.
E effettivamente questo cambia le cose anche per voi. Cambia il loro
atteggiamento verso di voi: sono di nuovo distesi e affettuosi, e vi fanno
capire che non era colpa vostra. Adesso voi leggete la lavagna (che vi piaccia
o no) e loro sono contenti e voi lo percepite. Questo significa che per
voi c'è speranza; anzi adesso sapete anche cosa dovete fare
per essere accettato, apprezzato: dovete studiare, andare bene a scuola
e vederci sempre assolutamente nitido, anche se può essere
sgradevole o doloroso: con il tempo non vi accorgete più del dolore
provocato dalle immagini portatrici di stress, che diventa inconscio41.
Se permettete ai vostri occhi di vedere meno che nitidissimo, vi sentite
molto a disagio, magari in colpa. Perché? Perché questo vi
riporta a quella sensazione di acuto disagio prima che vi mettessero gli
occhiali, quando voi stavate malissimo e vi sentivate inaccettabili.41a
Niente di strano che i piccoli miopi accettino di buon grado gli occhiali:
dal loro punto di vista son stati magici: hanno cambiato totalmente la situazione
con genitori e insegnanti.42 43
.. ma qual'è il prezzo che si paga?
È la relazione con gli altri bambini che diventa più difficile.
In primo luogo gli occhiali sono buffi e può succedere che si divertano
a prendervi in giro. Giocare insieme diventa più difficile: tutti
i giochi che implicano coordinazione occhio/movimento del corpo e visione
periferica, rapidità di messa a fuoco vi vedono chiaramente in difficoltà
(a meno che non vi togliate gli occhiali, ma questo non lo potete fare,
o ne avete paura). Siete ahimè, goffi. E anche il rapporto oculare
è disturbato: i vostri occhi diventano vitrei, inespressivi44.
Diventate fatalmente antipatici, non accettabili, e non capite
il perché: siamo d'accapo: ci deve essere qualcosa di sbagliato in
voi...
C'è solo un campo in cui non siete svantaggiati: lo studio. Genitori
e insegnanti sono contenti se studiate, e ve lo dimostrano. Della fondamentale,
trascendente importanza della lettura (e quindi dello studio) siete
ormai più che convinti.
Ma, ahimè, anche questo può diventare un nuovo elemento
di conflitto con gli altri bambini. "Quattr'occhi secchione".
Non è detto che questa espressione si usi ancora, ma se avete almeno
40 anni l'avete sicuramente sentita, e non è una definizione simpatica.
Aumentare il carico di studio e diminuire i giochi di movimento significa
allenare la vista a restare a lungo concentrata a breve distanza, a decifrare
segni bidimensionali, escludendo la periferia del campo visivo, riducendo
i movimenti spontanei dei bulbi oculari.
Fisiologicamente questo provoca una deformazione strutturale dell'occhio,
che si allunga44a : siete diventati anche strutturalmente miopi, prima eravate
dei miopi funzionali, e potevate trasformarvi in emmetropi (chi ci vede
bene) da un momento all'altro. Ora diventerà sempre più difficile.
Lo studio vi da almeno qualche soddisfazione, di cui avete molto bisogno
per compensare il vostro senso di inferiorità. Altre strade non sono
in vista.
Cosa succederà tra qualche anno, quando entrerete nella pubertà
e entrerà in campo il rapporto con l'altro sesso?
È facile prevederlo. La vostra fiducia in voi, puntellata dai risultati
nello studio e dall' approvazione da parte degli adulti, comincia a franare.
Il senso di essere basicamente inaccettabili trova nuove conferme. Per assomigliare
ai modelli (attori, cantanti) avreste dovuto sviluppare proprio quello che
avete tralasciato45.
Vorreste nascondervi, non farvi vedere da nessuno. E gli occhiali vi
offrono una relativa protezione dallo sguardo e dai giudizi altrui: senza
di loro vi sentireste nudi, esposti al pubblico ludibrio.46
Riassumendo tutto il processo si può dire che il dubbio originario
"c'è qualcosa di sbagliato in me" è gradualmente
diventato un fatto: proprio le strategie messe in atto per scongiurarlo
ne hanno creato le condizioni. Riconoscere questo è ancora una volta
molto doloroso. Significa tradire la vostra decisione originale (di essere
un bravo bambino/a e fare contenti i vostri genitori) e tutte le vostre
scelte conseguenti. "Ho sbagliato tutto". Questo è intollerabile:
molto meglio cacciare tutto nell'inconscio e tirare avanti.46a
Per potere rovesciare questo processo bisogna porre con molta pazienza
alcune basi:
1) "Non è colpa tua". Se rivedi le tue scelte da bambino
ti rendi conto che, semplicemente non avevi scelta.
2) "Non è neanche colpa dei tuoi genitori", che non
avevano scelta neanche loro.47
3) "Non ha neanche senso cercare colpevoli", perché
non esiste il giusto e lo sbagliato in senso assoluto.
4) "Per cui adesso sei libero di scegliere come vuoi vedere".
Naturalmente perché ci sia davvero la libertà di scelta ,
bisogna portare alla luce le convinzioni nascoste .
5) E "Non è troppo tardi".
6) E "le persone importanti per te ti sostengono nelle tue decisioni."
48
I drammatici miglioramenti della vista che sono stati segnalati nel corso
di tecniche derivate da Gestalt, Primal, Kinesiologia, NLP etc, sono in
genere da ascrivere all'azione destrutturante sulle convinzioni profonde
che queste tecniche permettono.
Naturalmente altri elementi (quello educazionale e la consapevolezza,
anzitutto) sono necessari per rendere stabili i cambiamenti.
Questo significa tra l'altro che tutte queste discipline hanno qualcosa
da imparare dal nostro approccio.
Contatto e contatto oculare
Con gli occhi si può entrare in rapporto con la realtà,
o sfuggirla, affrontarla aggressivamente, accoglierla con piacere, assorbirla,
afferrarla, negarla, sfiorarla, allontanarla, etc. Tutte queste operazioni
possono essere tradotte in modi particolari di osservare, fissare, sbirciare...
Alcune di queste operazioni possono richiedere un adattamento permanente
della struttura degli occhi: li chiamiamo problemi visivi, ma potrebbero
essere invece chiamati stili visivi strutturati.
Naturalmente il contatto con la realtà passa anche attraverso
gli altri canali percettivi (tema che abbiamo già affrontato).
Una parte importante del rapporto visivo con la realtà è
il rapporto visivo con gli altri esseri umani.
Dopo tutto le nostre prime esperienze visive, quelle più formative,
erano centrate sul rapporto visivo con il viso della mamma, anzi con i suoi
occhi, che eravamo "magicamente" in grado di distinguere da tutto
il resto. Insieme a questo intenso, totale rapporto visivo, si svolgeva
un rapporto basato sul nutrimento e il contatto fisico, in una sinestesia
di sensazioni ed emozioni in cui ricevevamo anche nutrimento spirituale:
amore, che a sua volta significava accettazione, senso che tutto è
giusto, come deve essere (tutto, compreso noi).
Questo meccanismo può incepparsi.
Mamma può non essere in grado, o non volere essere lì ogni
volta che il bambino richiede cibo o coccole. Poi può non essere
in grado di allattarlo al seno, o non volere, o farlo senza piacere (e il
bimbo lo registra, non può evitarlo). Oppure non guarda il bimbo,
o lo guarda senza amore, o con occhi che non sono in grado energeticamente
di esprimere amore (anche se c'è). Oppure lo guarda attraverso lenti
che disturbano il contatto oculare (ne abbiamo già accennato).
Se succede una di queste cose il dubbio (non verbale, ma esistenziale)
comincia ad insinuarsi: c'è divisione, c'è qualcosa
di sbagliato. O io sono sbagliato o lo è l'esistenza
(perché non siamo più la stessa cosa, ma siamo prematuramente
separati). Delle due alternative la prima appare più probabile49,
la seconda è semplicemente impensabile (o meglio: invivibile.
perché il pensiero è direttamente esistenziale). Nasce la
predisposizione alla miopia.
In seguito, quando si comincia a distinguere molti altri oggetti e altri
occhi (papà, nonna, insegnanti), se a monte c'è un rapporto
visivo disturbato con mamma (e quindi una divisione precoce io/ mondo) possono
emergere due stili basici di "contatto" oculare, e di rapporto
visivo con il mondo: Io contro loro oppure Loro contro di me.
Il primo implica un atteggiamento di risposta simpatica (fight or
flight), una tendenza a proiettare e giudicare negativamente, e una
difficoltà a spostare lo sguardo su di me o vicino a me (per fuggire
il dubbio profondo su di me). Questo naturalmente sostiene e rafforza la
predisposizione ipermetropica.
Lo stile Loro contro di me porta invece a timidezza, difficoltà
di sostenere il contatto visivo50, proiezioni su di sé e contrazione
dell'energia vitale e del campo visivo. Questa è la via della miopia.
Va messo in luce che entrambi gli stili sono originati da una divisione,
prematura e portano quindi entrambi a un atteggiamento molto focalizzato,
unilaterale e dualistico (divido, scelgo e rifiuto), centrato sul
giudizio.
Da questo punto di vista, quale dovrebbe essere la strada che porta all'integrazione?
Dovremmo ricercare un atteggiamento di Io & Loro.
Questo significa creare una situazione terapeutica in cui si invita il
partecipante a semplicemente rilassarsi nello sguardo dell'altro, prendendo
atto delle proiezioni, delle paure e dei giudizi che sorgono, ma senza dar
loro energia51.
E niente comunicazione verbale.
Man mano che ci si rilassa si può provare una sensazione di unione,
di comunicazione e di reciproco nutrimento e accettazione. Ci si "spoglia"
delle paure e delle proiezioni e ci si permette di vedere e essere visti.
Un passo successivo è l'espansione della consapevolezza (e di
questo spazio di accettazione) all'intero spazio visivo (e percettivo),
mantenendo tuttavia gli occhi del partner al centro del campo visivo. Questo,
che è lo spazio della Visione Soffice, non solo ci educa ad
un diverso modo di guardare gli altri (correggendo di passaggio anche i
problemi visivi) ma può aprire la porta all'amore e alla meditazione
(si espande il cuore e si espande la consapevolezza).
Non dovrebbe essere necessario... ma forse è meglio dire esplicitamente
che lenti e occhiali impediscono un reale contatto visivo: bisogna rinunciare
alla loro "protezione".52
C'è poi un problema che ha molto a che fare con il contatto visivo:
la presbiopia.
Normalmente si pensa alla presbiopia come un fenomeno "neutro",
che dipende solo dalla vecchiaia. "Mi secca, ma non ci posso fare niente.
Divento vecchio e dovrò rassegnarmi ad usare gli occhiali (prima
per leggere, poi per tutte le attività)".
In realtà c'è anche qui un processo psicologico nascosto:
si vuole vivere in pace, non si vuole più essere emotivamente
coinvolti (neanche in positivo), si vuole cioè tenere il mondo a
distanza, andare avanti per la strada vecchia, senza deviazioni, tagliando
via tutto ciò che non è centrale.53
Si tratta probabilmente degli effetti di un lungo condizionamento sociale
ad operare perseguendo uno scopo, escludendo tutto ciò che non è
razionale o economico. In termini bioenergetici si può dire che,
qualsiasi sia il nostro carattere di partenza, la società si incarica
di insegnarci a diventare rigidi (nel senso del carattere rigido).
Ci mette un po' ma il risultato è sicuro. E quando siamo rigidi siamo
"vecchi". Essere vecchi è in gran parte una scelta o un
complesso sistema di scelte correlate. E per quel che riguarda il contatto,
quello che si sceglie è una forma di non- contatto. Un contatto visivo
totalmente formale, accuratamente non comunicativo è considerato
il modo corretto di guardare, non solo nel mondo degli affari, ma
in tutti i rapporti con sconosciuti. Questo è tanto più vero
nelle grandi città e nei paesi "avanzati" come gli USA.
Un contatto oculare reale e rilassato può aiutare a ristabilire
un contatto con le emozioni, con la vita e con l'esistenza, spazzando via
la "vecchiaia".
E anche la presbiopia può decidere di abbandonare il campo, se
portiamo vita, amore e risate nei nostri occhi!54
Amore e relazioni di coppia
Usiamo parole come amore, rapporto, "storia", stare insieme,
pensando che in fondo parliamo delle stesse cose. Le differenze esistono
invece, non solo in rapporto alla cultura dominante (cattolica, islamica
o altro), ma anche relativamente ai caratteri. Qui voglio specificare alcune
tendenze relative a miopia e ipermetropia. Per la presbiopia, si può
inferire alcuni elementi dalla sezione precedente.
Gli ipermetropi si trovano in difficoltà con gli oggetti troppo
vicini. Ciò significa che avranno una certa difficoltà a vedere,
riconoscere e accettare i dettagli e le particolarità del loro partner,
di cui conserveranno un'immagine interna generica.
I loro occhi tendono costantemente a fuggire di lato e lontano;
sentono il fascino e l'attrazione per una cosa nella misura in cui è
lontana. Possono molto più facilmente innamorarsi dell'idea
che hanno di una persona, piuttosto che della persona reale, nella sua complessità.
Questa perenne ricerca di aspetti nuovi e di movimento può rendere
eccitante e attraente gli aspetti esterni di un rapporto con loro: corteggiamento,
vita sociale brillante, novità e sorprese. Ma quello che manca è
il nocciolo, il momento di assoluta intimità, il rapporto
Io/Tu, spogliato di tutti gli orpelli e di ogni fuga: quel punto
in cui dalla intensa vicinanza si "rischia" di passare all'unione
(e di perdere momentaneamente i confini dell'Ego)55
Questa fuga dall'intimità verrà spesso coperta dall'interesse
verso un altro oggetto, più attraente, ma soprattutto piò
lontano: di qui la tendenza al Flirt degli ipermetropi.56
E i miopi, che amanti sono?
I miopi sono persone serie, persino troppo. Per stabilire un rapporto
con il possibile partner ci saranno un bel po' di difficoltà. Perché
sono timidi. Ma anche perché non vedono il loro prossimo,
a meno di non esserci costretti, quando qualcuno entra nel loro spazio vitale,
che è molto ristretto (è disegnato per escludere la
realtà).
Una volta che c'è un contatto, c'è comunque ancora difficoltà
a vedervi. Vi fissano, vi giudicano, vi analizzano, ma cercano di non stabilire
un contatto vero, cercando di mantenersi razionali, di evitare ogni emozione
(che renderebbe confusa e inaffidabile la realtà). Barriere
di ogni tipo (lenti e occhiali sono una di queste) vi dividono.
Se destate il loro interesse, ve ne accorgerete dalla eccessiva focalizzazione
su di voi, che a tratti può mettervi in imbarazzo. Finirete per rendervi
conto che ci sono potenti aspettative su di voi e che quello che fate o
meno avrà molto effetto su di loro (quanta responsabilità!).
Vi fissano: il contatto è inespressivo, ma costante, senza battere
le palpebre, vi sentite esaminato (ed è proprio quello che succede:
stanno ancora cercando di capire se possono fidarsi di voi, e non riescono
a trovare una risposta; quello che voi fate o dite ha effetto limitato;
loro sanno di non essere degni di attenzione57).
Anche quando nasce l'amore queste tendenze continueranno a condizionare
il rapporto: sentirete che in fondo non si af- fidano completamente, anche
se sono estremamente concentrati su di voi. Non sono mai veramente sicuri
di voi (perché non lo sono di sé).
Queste tendenze li porteranno ad essere piuttosto monogami ed è
occasionalmente possibile che ci siano momenti di reale intimità.
La loro abilità di cogliere i dettagli di ciò che è
vicino li porterà a pensare di conoscervi bene; questo può
permettere alla relazione di crescere, purché non venga utilizzato
per giudicare, definire e limitare il partner: in questo caso il rapporto
potrà perdere gli elementi di mistero e, in ultima analisi di crescita,
e diventare una specie di contratto economico.
Inoltre tenderanno ad essere possessivi: il loro mondo è fatto
solo di rapporti io/ te (spesso tu contro di me), Non possono
semplicemente concepire che voi possiate includere anche altri oggetti nella
vostra consapevolezza nello stesso momento. Sono gelosi anche della
semplice attenzione: ad es. risulterà loro incomprensibile che voi
possiate dare loro attenzione e contemporaneamente godere dell'ascolto di
una musica. Loro non possono e vi chiederanno di abbassare o spegnere, un
po' offesi da quello che vivono come uno sgarbo57a.
Per questa stessa ragione trovano difficile risolvere problemi che coinvolgono
più di due persone: per esempio una moglie e madre vede il
marito, vede il figlio, ma non vede il rapporto padre - figlio,
e non può aiutarli a trovare un rapporto migliore tra loro.
E saranno gelosi dei gruppi , che riescono a vedere solo come insieme
di rapporti individuali: semplicemente non vedono, non colgono amore e amicizia,
quando sono diffusi.58
Quest'ultima considerazione ci fa intuire anche come il lavoro di gruppo
possa avere un impatto considerevole nel lavoro con i miopi e con tutti
i problemi visivi: il gruppo può, se adeguatamente diretto, fornire
un'inaspettata fonte di appoggio, riconoscimento e conferma che può
permettere di modificare radicate convinzioni negative su di sé.
Beninteso un miope avrà la tendenza a non vedere l'amore e l'appoggio
che riceve da un gruppo: quante volte abbiamo assistito al tipico fenomeno
del partecipante che si attacca alla sua miseria e disperazione ("nessuno
mi ama") mentre tutto il gruppo non sta facendo altro che riversare
amore e simpatia su di lui59. Bisogna aiutare queste persone a vedere quello
che c'è, guidando la loro attenzione.
Rimedi e cure "esterne"
Ci sono molti aspetti del lavoro sugli occhi (in contrapposizione
al lavoro con gli occhi) che possono essere rilevanti e estremamente
utili. Penso a cose come il massaggio e la manipolazione60.
Per esempio il Sensage, il Rebalancing e l'Integrazione Posturale possono
intervenire direttamente sulla tensione dei muscoli oculomotori e delle
catene muscolari interessate60a , permettendo la riconquista della mobilità
oculare. Si può incidere anche sull'atteggiamento posturale, che
deriva dagli atteggiamenti visivi e li "ancora" fisicamente. 61
Le stesse tecniche, come anche la Cranio-sacrale, possono incidere sul
meccanismo basico di risposta (simpatica o parasimpatica). Si riequilibra
inoltre il rapporto tra visivo e propriocettivo e la nuova (piacevole) consapevolezza
del corpo contribuisce non poco ad un senso di benessere e di 62 fiducia
in sé.
Della gran parte di queste tecniche ho un'esperienza personale. Da oltre
25 anni lavoro nel campo del massaggio e delle tecniche psico- fisiche,
utilizzando tecniche che comprendono lo Shiatsu, la Polarity, l'Integrazione
Posturale, il Rebalancing, il Cranio-Sacral, l'Integrazione Viscerale e
il Sensage, in ordine temporale (e altre tecniche "minori"). Posso
quindi parlare per esperienza personale e attestare che queste tecniche
hanno praticamente sempre un effetto positivo sulla vista, a volte
"miracoloso"63 .
Anche l'agopuntura, la cromopuntura di Mandel, l'osteopatia e vari altri
tipi di manipolazioni hanno un effetto positivo sulla vista. Anche l'automassaggio
regolare è molto utile, come prova l'esperienza della Cina, dove
l'automassaggio giornaliero di punti relativi alla vista fa parte integrante
del programma di prevenzione seguito nelle scuole.oggi sono solo episodici.
Un discorso simile vale per l'alimentazione e gli integratori alimentari64.
Si, c'è un rapporto tra dieta e problemi visivi. Ma , come nel
caso delle diete dimagranti, imporsi una dieta ferrea è una scelta
rischiosa e in genere perdente.
Bagni freddi, caldi, colliri naturali, sacchetti di riso, impacchi etc.
vanno bene, soprattutto se fatti ... con consapevolezza.
Spesso per molte persone iniziare a usare queste pratiche coincide con
l'idea, nuova e positiva, che ci si può anche prendere amorevole
cura dei propri occhi e offrire loro esperienze piacevoli: questo atteggiamento
è un buon punto di partenza per il recupero della vista.
Persino discipline volte a migliorare l'estetica possono svolgere un
ruolo positivo, purché non costituiscano una nuova forma di sacrificio
(e purché non implichino un giudizio negativo su di sé).
Conclusione
Allargare costantemente il nostro punto di vista, se vogliamo aiutare
chi si rivolge a noi fa parte dell'atteggiamento olistico relativo alla
visione. Gli elementi che ci giungono sono tuttavia il frutto di discipline
separate, in una cultura non olistica. Dobbiamo fare noi uno sforzo di integrazione
dei vari elementi. Sono consapevole che in questo documento alcuni elementi
restano ancora grezzi, separati, con scarso rapporto con l'insieme. E come
tali sono più che criticabili.
L'appello a chi mi legge è a fornirmi in positivo elementi
che integrino, invece di concentrarsi sugli elementi deboli. Questi tenderanno
a cadere spontaneamente, nella misura in cui restano sterili , non
organici.
Conviene naturalmente stamparsi l'intero documento e la pagina delle
note, per poterlo leggere con calma
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