C’è una bugia che pressoché tutti i miei clienti miopi mi raccontano e raccontano a sé stessi: “porto gli occhiali perché così posso riconoscere gli amici che mi salutano per strada. Senza occhiali non li vedrei e loro si arrabbierebbero con me”.

Nancy L. Neff è un’educatrice visiva che ha esplorato il rapporto tra voler vedere e non voler vedere e lo ha fatto partendo da una miopia elevata.

Anni fa, racconta, quando tornavo a casa da una lunga giornata stressante al lavoro al computer, troppo concentrata sul traffico con gli occhi stanchi dietro le mie lenti a contatto da -10 diottrie, un collega mi sorpassava regolarmente, a quanto pareva. Non l’ho MAI visto! Regolarmente mi prendeva in giro il giorno dopo, dicendo che mi aveva salutato e l’avevo ignorato. La mia attenzione era solo sul fatto di tornare a casa in sicurezza, fissata sulla stretta area immediatamente attorno alla mia macchinina, la mia visione periferica inconsciamente ristretta quasi a zero.

Una volta in un seminario sulla vista in un ambiente rurale, avevo iniziato a dedicare un po’ più di attenzione al miglioramento della mia vista. Quella mattina mi ero alzata molto presto, ed ero andata in cucina per una tazza di tè. Il cuoco mi salutò, indicando fuori dalla finestra per farmi notare un cerbiatto lì vicino, che pascolava davanti al boschetto. “Oh, non posso vedere così lontano” gli avevo risposto, prima ancora di guardare! Più tardi mi sono resa conto di quanto questo atteggiamento auto-limitante mi facesse male. Quali altre delizie visive mi ero persa, solo perché semplicemente non guardavo? 

Negli anni successivi, ho migliorato notevolmente la mia visione e sono più tranquilla nel complesso. Mi piace pensare di essere più osservatrice di quanto fossi una volta, la mia attenzione visiva è più costante, non guizza qui e la come un coniglio spaventato. Ma mi capita ancora di perdermi cose interessanti. Un amico ha appena pubblicato una foto di alcuni di noi in una navetta per l’aeroporto, insieme dopo un workshop sull’energia, parlando felicemente di ciò che avevamo imparato. Qualcun altro ha commentato che anche l’autista della navetta si era divertito, e che aveva urlato un allegro “Arrivederci Nancy!” mentre mi lasciava all’ingresso del mio terminal. Questa è stata una completa sorpresa per me! Ero già preoccupata di superare la sicurezza e trovare il mio cancello, non ero completamente presente.

Non è la prima volta che affronto il rapporto tra visione e attenzione,  Più a lungo studio e pratico il miglioramento della vista, più sono convinta che si tratti più della mente che degli occhi. È diventato un mio obiettivo quotidiano di prestare attenzione a ciò che sta accadendo proprio qui e ora davanti a me. Non lo sto perseguendo disperatamente, come se stessi per fallire un grosso test se mi perdo qualcosa, ma cerco di mettermi in un atteggiamento di curiosità e interesse.

Paradossalmente quando per strada ci mettiamo gli occhiali lo facciamo proprio per NON vedere, concentrandoci su pochissime cose, o addirittura “andando via” in pensieri, fantasie, preoccupazioni.

E, sempre paradossalmente, quando cominciamo ad andare in giro senza occhiali o con lenti ridotte, ci guardiamo molto di più attorno, siamo più presenti e vediamo molti più dettagli.

E’ un piacere. Conclude Nancy L. Neff : “La vita è un banchetto visivo. Mangia!”

 

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