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INTRODUZIONE
Il DOTTOR William H. Bates, inventore di un nuovo metodo, fondato sul
principio del rilassamento e volto a rendere normale il visus degli occhi
difettosi, ha conseguito ampi riconoscimenti mercè le sole prove
da lui fornite: i risultati del suo sistema, che ha compiuto veri miracoli
per aiutare le persone dalla vista imperfetta.
Ilmondo non può non ammirarlo; e Ilmondo scientifico, in particolare,
dovrebbe rendere omaggio a un uomo che ha rinunziato ad una attività
di oftalmologia e chirurgica estremamente rimunerativa, per sviluppare e
migliorare un metodo volto a soccorrere l'umanità sofferente. Grande
è stato Ilsuo sacrificio, sia dal punto di vista pecuniario che da
quello del suo personale prestigio. I problemi insoluti, gli errori della
pratica ortodossa, e ciò che a lui parve la verità, lo hanno
spronato a percorrere la via della grande scoperta che, con la sua capacità
di rendere normale una vista difettosa, infonde speranza agli esseri scoraggiati
e prostrati.
Il dottor Bates conseguì titoli accademici presso l'università
di Cornell e la facoltà medicochirurgica di New York. Fu medico dell'ospedale
oculistico e otoiatrico di Manhattan, dell'ospedale Bellevue, della clinica
oculistica di New York, del dispensario nordoccidentale e dell'ospedale
di Harlem. Si guadagnò nel mondo oftalmologico una così alta
stima da ottenere la cattedra di oftalmologia presso l'ospedale e presso
la scuola medica di perfezionamento di New York. Egli ebbe, all'attivo,
cinque anni di ricerche svolte presso l'università di Columbia e,
prima di presentare le sue scoperte all'Associazione medica americana' compì
quarant'anni di esperimenti.
All'inizio della sua carriera oftalmologica, il dottor Bates avvertì
il bisogno di migliorare il principio, universalmente accettato, di prescrivere
gli occhiali per correggere i vizi di rifrazione. In un paesetto del Montana,
egli prescrisse gli occhiali a una bambina miope, figlia di un amico, ma
ammonì: r~ Portali solo quando ne hai necessità, Marguerite.
Concedi ai tuoi occhi la libertà più spesso che puoi. Tieni
in esercizio la vista. Fissa i pagliai che si ergono lungo la strada e contane
ogni giorno quanti più potrai vederne ''. Poi, scuotendo tristemente
il capo, profetizzò: Gli occhiali non servono, equivalgono alle grucce.
Un giorno troveremo un sistema migliore ''.
Sebbene fosse un erudito nel campo della oftalmologia ortodossa e i colleghi
lo considerassero un'autorità, il dottor Bates pregava spesso gli
altri medici di prendere in esame le sue scoperte, prima di condannarle.
Asseriva che se i suoi princìpi erano giusti, i dottori avrebbero
dovuto adottarli universalmente; in caso contrario, avrebbero dovuto smascherarlo
per proteggere il pubblico. Sosteneva, inoltre, che non rendendo noti metodi
tanto semplici ed efficaci per la cura delle malattie degli occhi, gli scienziati
commettevano una scorrettezza professionale.
Non poté, finche visse, veder adempiuto il suo desiderio; poté
però indicare la via giusta a molti discepoli che si sono sforzati
di perfezionare il suo metodo di correggere difetti della vista per mezzo
del rilassamento.
Il metodo naturale di ricostituzione del visus si fa ormai strada per
i propri meriti. Esso viene insegnato alla Scuola di educazione oculare
di Margaret D. Corbett a Los Angeles, e in scuole consorelle del nordovest
da provetti specialisti. Ogni insegnante di questa organizzazione, che è
in continuo sviluppo, contribuisce, con costanti ricerche, al miglioramento
della tecnica dell'applicazione dei princìpi del dottor Bates. I
risultati di tali ricerche vengono resi di pubblica ragione in occasione
di riunioni e congressi periodici per rendere il metodo Bates sempre più
celere, efficace e perfetto. Le varie scoperte cui si è giunti sono
illustrate nel presente volume. Quanti hanno letto il mio primo libro: How
to Improve Your Eyes (1938), noteranno nella tecnica un notevole progresso.
Ora che il metodo Bates ha raggiunto una portata internazionale, ci giungono
richieste di installazione di scuole distaccate da molti stati e da lontani
paesi; in particolare dal Messico, dal Sud America, dall'India, dalla Iugoslavia
e dalla Russia. Abbiamo già nostri insegnanti nel Canada, a Buenos
Aires, nella Nuova Zelanda, in Inghilterra e nelle Hawaii. La scuola di
Los Angeles invia istruttori nei luoghi più lontani al fine di soddisfare
ogni richiesta nel campo dell'educazione oculare. Agisce inoltre in stretto
collegamento con la scuola londinese Ferris per l'esercizio della vista,
scuola che ha adottato il metodo Bates.
Su vari quotidiani e riviste sono apparsi molti articoli sul Metodo Bates,
e la Scuola di educazione oculare di Los Angeles è citata nell'ultima
edizione dell'Enciclopedia della biografia americana. Dal 1918, data della
pubblicazione del libro del dottor Bates Better Eyesight Without Glasses,
sono stati scritti molti volumi su questo argomento; il più notevole
è The Art of Seeing dell'Illustre autore inglese Aldous Huxley, che
offre una descrizione attuabile e comprensibilissima delle possibilità
di miglioramento individuale mediante il metodo Bates, nonché dei
mezzi con i quali tale miglioramento può essere raggiunto. Huxley
scrive: Gli occhi ci forniscono le impressioni visive sensoriali che costituiscono
la materia prima della vista. La mente si impadronisce di questa materia
prima e la elabora fino a tramutarla in prodotto finito, cioè nella
percezione normale degli oggetti esterni ',.
Durante la seconda guerra mondiale, un'infinita di soldati migliorarono
la propria vista col metodo Bates. Dopo la guerra, la Scuola di educazione
oculare di Los Angeles ottenne dal Comitato dei reduci l'autorizzazione
a partecipare all'opera di riabilitazione dei reduci e, quale parte integrante
del programma di aiuto ai militari smobilitati, l'intera nostra organizzazione
ha accentrato i propri studi sul miglioramento del visus di coloro che possiedono
solo una mediocre percezione.
MARGARET DARST CORBETT
CAPITOLO PRIMO
PRINCIPI DEL METODO BATES
Una vista chiara è il risultato di una dosata sensibilità
e di una corretta percezione. Ogni miglioramento del potere di percezione
tende ad essere accompagnato da un miglioramento della sensibilità,
e di quel frutto della sensibilità e della percezione che è
la vista. " ALDOUS HUXLEY.
Il SEGRETO del miglioramento della vista risiede nel rilassamento dell'occhio
e della mente. Questa elementare verità è la base del sistema
che ha consentito al dottor William H. Bates e a coloro che hanno insegnato
i suoi metodi, di riportare un successo quanto mai lusinghiero nella loro
opera, che consiste nell'aiutare uomini, donne e bambini a veder meglio.
Il bisogno di migliorare il visus naturale si è fatto sentire
con particolare intensità negli ultimi anni. La seconda guerra mondiale,
col suo intensificato programma di lavori per la difesa del paese, ha sottoposto
ad intensi sforzi sia gli occhi dei militari che quelli dei civili. Inoltre,
la pedagogia moderna tende ad avvalersi di tavole dimostrative, ciò
che richiede agli studenti una vista efficiente.
Nell'attuale mondo ultracivilizzato, un buon visus costituisce una dote
che, come ogni altra, va coltivata. Il dottor Bates dimostra che questa
dote può essere sviluppata e i miracoli compiuti nel migliorare la
vista rappresentano i risultati del suo metodo. Coloro che, in tutto il
mondo, hanno tratto giovamento dal metodo Bates, appartengono ad ogni classe
sociale. Vi sono tra essi anche scolaretti, militari e reduci.
SFIDA ALLE TEORIE TRADIZIONALI
Il metodo Bates ha sfidato con successo gli antichi, ed universalmente
accettati, dogmi della oftalmologia. Per anni ed anni, si è ritenuto
impossibile migliorare la vista. C'era chi aveva una buona vista e chi l'aveva
difettosa; chi disponeva di un campo visivo ampio e chi di un campo visivo
limitato, e nulla modificava, vita natural durante, questo stato di cose
a meno di non fare ricorso agli occhiali. Un'altra teoria tradizionale era
quella secondo la quale gli occhi, buoni o cattivi che fossero, erano destinati
ad indebolirsi con l'età, e questo benché molte persone di
età avanzata conservassero una buona vista fino alla tomba o riscontrassero
un miglioramento del visus (seconda vista) quando, cessata la lotta per
la vita, si appartavano, limitandosi al ruolo di semplici osservatori. Ci
hanno detto che ` tutti '', a quarant'anni, hanno bisogno degli occhiali
per leggere. A molti occhi
occorrono lenti bifocali o, peggio, trifocali. Si è affermato
che ciò è dovuto all'inevitabile indurimento del cristallino
prodotto dall'età, indurimento che rende difficoltosa la visione
delle cose vicine.
Ma noi conosciamo ormai gli errori insiti in queste teorie. Il dottor
Bates ha dimostrato che si può facilmente esercitare l'occhio, ed
ha inoltre stabilito il principio che gli occhi non sottoposti a sforzi
e abituati alla luce del sole non sono alterati dall'età. Egli ha
dimostrato non soltanto che si può addestrare l'occhio, ma che, con
l'educazione, si può migliorare il visus, e cioè la coordinazione
tra l'occhio e la mente. Ottimo esempio dell'applicazione pratica di questa
teoria è il successo del programma in base al quale le varie aviazioni
hanno impartito una istruzione visiva scientifica ai loro piloti. ponendoli
in grado di riconoscere con precisione e prontezza qualsiasi aereo.
L'occhio e la mente possono raggiungere una più rapida ed esatta
coordinazione per il fatto che il nervo ottico è una diramazione
del cervello e quindi è parte integrante sia del cervello che dell'occhio.
Il nervo ottico si sfiocca. nell'interno dell'occhio, in una tunica denominata
retina la cui azione corrisponde a quella di una lastra sensibile, simile
alla pellicola di una macchina fotografica, e convoglia al cervello le immagini
per i successivi sviluppi.
Il dottor Bates ha stabilito anche che la vista buona o la vista difettosa,
la miopia o la presbiopia, non derivano dalla forma del cristallino. Egli
tolse all'occhio di un ammalato il cristallino (operazione della cataratta)
e fu ugualmente in grado di insegnare all'occhio a vedere sia da vicino
che da lontano, proprio nello stesso modo in cui la più rudimentale
macchina fotografica può, senza lente, riprendere fotografie. Egli
scoprì che ciò era possibile perché l'occhio si comporta
secondo il principio sul quale si basano tutti gli strumenti ottici di proiezione:
binocoli, telescopi, macchine fotografiche. Quando si legge, l'intero globo
oculare allunga il proprio asse, mentre si appiattisce quando si guardano
oggetti lontani. Questa funzione si chiama accomodamento. Quando l'accomodamento
oculare è buono e l'occhio fissa direttamente un oggetto, si dice
che l'occhio è a fuoco. Il dottor Bates stabilì, inoltre,
che noi non possiamo controllare queste modificazioni della forma del globo
oculare, che si accomoda a seconda delle varie distanze, poiché esse
sono prodotte da muscoli involontari.
I muscoli involontari agiscono come e quando vogliono. Si comportano
in modo normale se rilassati, in modo anormale se contratti. Siccome ogni
muscolo involontario non è che l'estensione di uno dei lunghi muscoli
inseriti all'esterno del globo oculare, designeremo l'intero gruppo col
nome di muscoli involontari estrinseci.
La parte principale di ogni muscolo estrinseco è, però,
volontaria; vale a dire, possiamo controllarla. Di questi muscoli volontari
ci serviamo quando ruotiamo gli occhi lateralmente, o in alto e in basso.
Questo esercizio di rotazione non produce l'accomodamento, che è
generato solo dal rilassamento.
Inefficaci sono quindi risultati i tentativi di migliorare l'accomodamento
oculare mediante esercizi meccanici e cioè usando i muscoli volontari.
La ragione è questa: l'esercizio è un'attività volontaria,
ma non raggiunge un effetto diretto su quei muscoli che abbiamo interesse
a raggiungere, e cioè sui muscoli involontari, da cui dipende la
funzione dell'occhio di accomodarsi a tutte le distanze.
Gli esercizi meccanici, perciò, non fanno parte degli insegnamenti
del metodo Bates e come tutti quelli che svolgono un controllo cosciente
sull'occhio possono anzi aumentare i difetti della vista. Il metodo Bates
mira ad insegnare a svolgere ogni attività nelle condizioni di rilassamento
sotto l'influsso delle quali l'occhio e la mente si coordinano normalmente,
restituendo così la funzione della vista al sistema involontario
e permettendo l'attuazione del meccanismo della visione.
DUE, TIPI DI RILASSAMENTI)
Il rilassamento, che è il segreto della visione normale, dovrebbe
quindi essere la base dell'addestramento oculare. Esistono due tipi di rilassamento:
1. Quello che si attua quando ci riposiamo e non usiamo gli occhi.
2. Quello che dobbiamo conservare abitualmente quando. lavorando, ci
è necessario poter vedere chiaramente e rapidamente.
Quando l'abitudine all'attività visiva rilassata diventerà
automatica, gli occhi diverranno, con l'uso, più acuti e più
forti; come avviene con qualsiasi altra parte del corpo che, se usata correttamente,
migliorerà in salute e vigore. Il rilassamento, ad esempio, è
una parte integrante della terapia per le persone dure d'orecchio.
Nessun atleta può fornire un rendimento soddisfacente se non si
rilassa. Film girati al rallentatore mostrano che un bravo pugilatore o
un bravo podista, anche se i loro muscoli si tendono per un istante per
sprigionare la necessaria energia, combattono o corrono in stato di rilassamento.
Questa è la ragione principale dell'abitudine degli atleti di riscaldarsi,
prima delle gare, con leggeri esercizi.
La funzione normale e rilassata dell'occhio è messa seriamente
a repentaglio dalla tensione che regna nel nostro mondo ultracivilizzato.
Coloro che affrontano la vita con calma non accusano sforzi visivi. Il nostro
primo compito è quello di insegnare a conservare l'interesse per
la vita e a svolgere senza tensione attività che richiedono applicazione
mentale. E in realtà, il sapere lo si acquista, e il lavoro mentale
creativo lo si compie, soltanto quando la mente è rilassata e a suo
agio. Molti scrittori mi hanno confidato che i migliori intrecci e le scene
più vivide vengono loro alla mente quando sono in stato di completo
rilassamento e riposo e non quando si torturano il cervello per spremerne
un'idea.
Il dottor Bates ha dimostrato che gli occhi non sforzati ed esposti ad
una buona illuminazione non risentono dell'età perché conservano,
durante l'attività, quel rilassamento che costituisce il segreto
di ogni abile lavoro. La magnifica capacità visiva dei popoli incivili
(anche se si tratta di esseri di età avanzatissima) è esaurientemente
dimostrata dal seguente racconto. Un mio discepolo, che era riuscito ad
ottenere una vista acutissima, compi alcuni studi su una tribù di
indiani nel deserto. Mentre passeggiava con un vecchio capo, scorse all'orizzonte,
per mezzo di un binocolo potentissimo, un daino. Indicata la località
al suo venerabile compagno, gli chiese se vedesse nulla. Il vecchio indiano
inclinò il capo all'indietro e, messi a fuoco gli occhi, abituati
al deserto, rispose: Ugh, daino diretto a sud ''. Ritenendo che l'indiano
fosse presbite e non vedesse bene da vicino (la cosiddetta vista dell'età
avanzata ,, della civiltà), il mio allievo raccolse un pizzico di
sabbia, se lo sparse sul palmo della mano e interrogò il vecchio,
il quale, esaminato ciò che l'altro gli mostrava, ne fornì
un'accurata descrizione.
Il dottor Bates opera sul visus' non sugli occhi. Quando la visione migliora,
i difetti degli occhi tendono a scomparire. Contrazione, sforzo visivo e
decentralizzazione, cioè l'uso della zona muta della retina invece
dell'uso della zona sensibile, determinano una visione difettosa. nota tecnicamente
come vizio di rifrazione. Se eliminiamo lo sforzo visivo il vizio di rifrazione
si risolve da solo. Il metodo ortodosso sostiene invece il contrario e cioè
che il vizio di rifrazione produce lo sforzo visivo. Curano quindi il vizio
di rifrazione, ma tuttavia lo sforzo visivo permane.
Sebbene il dottor Bates fosse medico e chirurgo, il SUO metodo è
essenzialmente educativo. Noi, suoi seguaci, non ci occupiamo di problemi
fisiologici o di malattie. Ciò non è necessario poiché
l'esperienza dimostra che quando le persone dalla vista imperfetta acquistano
l'arte di vedere, gli organi della visione tendono a liberarsi dei loro
difetti fisici. Gli organi rilassati godono di una circolazione migliorare
degli organi usati n maniera errata e sottoposti a sforzo Il miglioramento
della circolazione offre all'organo la possibilità di rafforzare
la propria resistenza, di guarire dalla malattia e di correggere i propri
difetti.
Forse vi chiederete ora che cosa potrete fare voi stessi per i vostri
noiosi occhi che vi forniscono una visione invariabilmente imperfetta. Studiate
attentamente gli esercizi descritti in questo volume, scegliendo quelli
che vi sembrano più direttamente consoni ai vostro problema particolare.
Ricordate soprattutto che la tensione è la causa principale di tutti
i vizi di rifrazione, nonché di complicazioni anche più gravi,
e prendete la decisione di liberarvene. Eseguite quotidianamente e coscienziosamente
gli esercizi con la stessa regolarità con cui consumate i pasti.
Rimarrete stupiti dei risultati che otterrete non solo nel campo visivo,
ma anche nell'aumento del controllo dei vostri nervi e della resistenza
con la quale soddisferete le esigenze della vostra esistenza. la tranquillità
della mente e del corpo si manifesterà allora in prospettive più
ottimistiche e in espressioni più radiose.
Gli allievi che miglioreranno la propria vista solo fino ad un certo
grado dovranno continuare gli esercizi di rilassamento per consolidare i
risultati ottenuti. Quanti otterranno un completo ritorno alla normalità,
si avvedranno che si tratta di una conquista permanente e che i loro occhi
non avranno bisogno di ulteriori cure poiché avranno raggiunto, in
modo durevole, le buone abitudini della vista normale, abitudini che, d'altronde,
sono inconsce.
CAPITOLO SECONDO
STRUTTURA E FUNZIONE DELL'OCCHIO
.. La natura non è avara. Non ha riservato alla razza umana un
misero retaggio. Non ha errato quando ha forgiato il corpo umano, né
ha concesso allo spirito dell'uomo di creare una civiltà alle cui
richieste il corpo non possa far fronte: il suo motto sembra essere dovunque.
Provvedi ai casi fortuiti con larghezza e generosità . "J. A.
JACKSON:. Outwitting Or Nervose.
L'intima e diretta connessione col cervello fa dell'occhio uno degli
organi più complicati e affascinanti del corpo umano. Gli embriologi
affermano che uno dei primi sviluppi della vita fetale è costituito
dal prolungamento del nervo ottico dal cervello. Quando l'occhio si sviluppa
nell'embrione, rimane connesso al cervello mediante il nervo ottico che
si sfiocca in una delicata tunica membranosa: la retina. Questa, che risiede
nella parte posteriore dell'occhio, è la lastra sensibile sulla quale,
in condizioni normali, cade l'immagine per essere interpretata dal cervello.
- allo stesso modo che, sulla pellicola della macchina fotografica, viene
registrato un ritratto che poi verrà sviluppato.
Nell'occhio normale, la retina consta di dieci strati. Il nono, prossimo
alla parte più interna, è il più importante e contiene
le terminazioni del nervo, che, a forma di coni e di bastoncini sono fondamentali
nella funzione della vista. I coni, che si ritiene distinguano i colori,
sono dislocati verso il centro della retina; i bastoncini, che si presume
agevolino la visione al buio, si trovano invece ai bordi esterni. In questo
strato della retina è situata, in posizione alquanto eccentrica,
una macchiolina gialla, la macula lutea o centro della vista. l: qui che
la visione è più acuta. La macula è quasi interamente
composta di coni e presenta nel mezzo una piccola depressione, chiamata
fovea centralis o fossa centrale, e cioè un gruppo ancora più
sensibile di nervi a forma di cono, il cui compito è quello d i "cercare"
la luce.
E la macula che presenta alla mente una visione distinta per la successiva
interpretazione, mentre gli altri nervi retinici ricevono impressioni meno
chiare. Tutti possono rilevare la differenza tra la visione del centro della
vista e quella delle terminazioni retiniche meno sensibili che lo circondano.
Si effettui il seguente esperimento: portare le mani aperte alla distanza
di dodici centimetri dal capo in direzione delle orecchie, i palmi volti
in avanti e paralleli alle spalle. Tenere lo sguardo fisso su un oggetto
qualsiasi, ad esempio sulla maniglia di una porta, e agitare le dita. Vedremo
qualcosa muoversi
ad ogni lato del viso, ma se non sapessimo in precedenza che si tratta
di mani e di dita, non riusciremmo ad individuarle, poiché la visione
periferica o laterale non sarebbe in grado di precisarlo. Le terminazioni
del nervo che circondano il margine esterno della retina non permettono
una visione distinta. Spostando le mani avanti di dodici centimetri, potremo
vedere le dita in movimento, anche se lo sguardo è ancora fisso sul
pomo della porta. Si potranno distinguere le mani e le dita. Si spostino
le mani in avanti di altri dodici centimetri. In questa posizione si possono
contare le dita e distinguere gli eventuali gioielli, perché le mani
sono più vicine al centro della vista. Comunque, se la vista è
quasi normale, continueremo a vedere il pomo della porta più chiaramente
e vividamente che non le dita che riusciamo a contare al lato del viso.
Ciò dimostra l'importanza di raggiungere una messa a fuoco tale che
il centro della vista di ogni occhio sia fissato sullo stesso oggetto nel
medesimo tempo. Se la messa a fuoco vien meno e il controllo è assunto
dai nervi retinici esterni, l'immagine risulta confusa e indistinta.

FUNZIONE DELLA RETINA
Pur possedendo un'infinità di nozioni sulla retina, abbiamo ancora
molto da imparare. Essendo anch'essa materia vivente, in un cadavere la
retina si trasforma, si può dire, prima che gli scienziati possano
analizzarla e naturalmente non offre nulla che possa aiutare le ricerche
sul suo funzionamento, ed in particolare sul modo nel quale convoglia l'immagine
luminosa al cervello e su quello nel quale l'immagine viene interpretata
o diviene visione conscia nel cervello in virtù della memoria di
immagini anteriori. L'occhio non è che la macchina fotografica che
coadiuva la visione, mentre questa è, fondamentalmente, un processo
mentale.
Ad esempio, l'immagine cade sulla retina rovesciata, come in una camera
oscura, eppure il cervello la percepisce diritta. Che si tratti di un processo
prettamente mentale è dimostrato da un esperimento psicologico nel
corso del quale, per mezzo di lenti, l'immagine è proiettata sulla
retina diritta. Questo esperimento dovrebbe indurre il paziente a vedere
l'immagine rovesciata. Viceversa il cervello impara subito ad interpretarla
correttamente.
Ho già detto che la retina corrisponde alla pellicola di una macchina
fotografica. Come la pellicola, essa è rivestita di sostanze chimiche
che agevolano la captazione delle immagini e costituiscono la cosiddetta
porpora visiva o rodopsina. Quando la pellicola di una macchina fotografica
viene esposta ad un'immagine, la patina con la quale è stata resa
sensibile viene immediatamente consumata. Nell'occhio normale, invece, quando
un'immagine cade sulla retina, la sostanza chimica (porpora visiva) viene
immediatamente sostituita, in modo che la retina sia pronta a ricevere la
susseguente immagine luminosa. Gli scienziati ritengono tutti che sulla
retina normale la porpora visiva venga esposta e sostituita con grande rapidità,
permettendo cosi all'occhio di ricevere una serie continua di immagini vlsive,
ma sono di parere discorde a proposito del compito della porpora visiva
e della sua funzione all'atto della vista. Questo poichè nella parte
più importante della retina, e cioè al centro della vista,
nella macula, non esiste porpora visiva.
Cosa piuttosto strana, la macula è sprovvista anche di vasi sanguigni.
Osserviamo pure che, sebbene i bastoncini e i coni siano disseminati in
quasi tutta la retina, vi sono pochi bastoncini nella macula e nessuno nella
fovea, la parte della macula in cui la vista è più acuta.
I bastoncini aumentano di numero nei pressi del margine esterno della
retina e attendono alla visione periferica permettendoci di possedere una
coscienza visiva tale da non lasciarci cogliere di soprassalto da ciò
che ci passa al fianco. I bastoncini ci aiutano anche a vedere di notte,
prendendo il sopravvento quando i coni della macula e della fovea. i cercatori
di luce, sono insensibili.
Lo studio della fovea, di questa zona di grandissima intensità
visiva, viene effettuato osservandola, attraverso la pupilla dell'occhio
vivente, con un oftalmoscopio. Il dottor Bates si è impadronito della
maggior parte delle nozioni riguardanti il suo funzionamento mediante il
metodo della retinoscopia simultanea. Egli poté studiare la retina,
da una distanza di circa due metri, mentre il paziente esplicava le normali
attività visive, e scoprì che la fovea, il gruppo più
sensibile dei filamenti nervosi, può, quando è in azione,
fornire una visione netta solo se l'occhio è in stato di attività
rilassata; scopri pure che, perdurando questo stato di rilassamento dinamico,
la fovea può assolvere le sue funzioni individuando rapidamente ogni
raggio luminoso intorno e dentro l'oggetto osservato. In quel caso, e solo
in quel caso, si otteneva una visione acuta.
D'altro canto, se la mente è in uno stato d'eccitazione, i muscoli
volontari dell'occhio sono contratti e questo porta l'occhio fuori fuoco,
deviando i raggi luminosi dal punto più acuto della macula ai nervi
periferici meno sensibili. La macula registra immagini chiare e nette, mentre
i nervi periferici registrano soltanto immagini vaghe e confuse che provocano
da parte della mente uno sforzo nel tentativo di interpretare ciò
che non è definito. Cosi il circolo vizioso è completo. Si
vede, ma con uno sforzo mentale e visivo, e senza chiarezza. Se, invece,
la macula è nella posizione giusta e la fovea funziona, non si verifica
nessuno sforzo da parte dell'occhio e della mente, e la visione è
perfetta.
In sostanza, quindi, la retina è la parte più preziosa
dell'occhio e richiede la massima considerazione, la massima attenzione
e la massima protezione. La natura è sempre prudente nella formazione
degli organi umani e lungi dall'affidarsi ad un'unica barriera protettiva,
ha generosamente elargito molti strati o rivestimenti. Essa ha avuto cura
di rivestire la retina di due membrane protettive esterne; le stesse mansioni
di protezione sono espletate dai liquidi che riempiono la cavità
dell'occhio.
La membrana esterna, o sclerotica, la corazza opaca, o bianco dell'occhio,
è formata di numerosi strati. Se anche uno di questi strati venisse
graffiato, scalfito o bruciato, l'occhio rimarrebbe sempre protetto. Attraversata
posteriormente dal nervo ottico, questa membrana (che circonda completamente
l'occhio) presenta, sul davanti, una apertura trasparente, che fa pensare
ad un vetro da orologio, ed è chiamata cornea. La cornea, essendo
la parte più esposta dell'occhio. è formata di cinque strati,
che costituiscono una spessa guaina corneificata e cioè una ulteriore
protezione contro punture od offese.
Sotto la sclera, che è il rivestimento esterno, è sita
una seconda tunica, la coroide, di colorazione oscura e non trasparente,
che fornisce all'occhio la camera oscura. La coroide si compone di molti
strati, i quali ospitano i vasi sanguigni che convogliano i liquidi necessari
al nutrimento della retina. Vi si trovano anche le vene che trasportano
il sangue utilizzato e i rifiuti. La coroide contiene anche uno strato più
duro, una lamina che ricorda un'unghia sottilissima e rappresenta un'ulteriore
protezione per i delicati tessuti della preziosa retina. Questi tessuti
sono a contatto della coroide e ad essa uniti per il loro nutrimento.
A due terzi, circa, della parte anteriore dell'occhio, la coroide si
trasforma in zona ciliare.' innanzi alla quale troviamo l'iride, un segmento
colorato che dell'occhio costituisce la bellezza e, cosa più importante,
regola la quantità di luce da esso richiesta per poter ricevere le
immagini. L'iride, il corpo ciliare e la coroide fanno parte della medesima
tunica. L'iride è stata paragonata al diaframma di una macchina fotografica
poiché dilata il proprio orifizio per captare un'immagine quando
la luce è scarsa, mentre lo contrae fino a ridurlo a un minuscolo
puntolino, quando la luce è viva. I'orifizio rotondo dell'iride si
chiama pupilla.
Gli scienziati non sono d'accordo sulla funzione del corpo ciliare così
che sussistono tre contrastanti teorie.
L'OCCHIO PARAGONATO AD UNA MACCHINA FOTOGRAFICA
Dietro l'iride, in una piccola capsula di liquido, galleggia la lens
cristallina. Questa lente assomiglia all'obiettivo di una macchina fotografica.
Mentre, però, nella macchina fotografica, la lente è costituita
da un solido pezzo di cristallo, nell'occhio adulto normale, il cristallino
è costituito da una serie di strati di tessuto trasparente, attraverso
i quali la luce, ammessa dalla pupilla, può essere convogliata alla
retina nel fondo dell'occhio.
Un liquido incolore e limpido riempie gli spazi sottostanti alla cornea,
davanti all'iride. dietro di essa e intorno al cristallino. Questo liquido
si chiama umor acqueo ed ha la funzione di preservare la forma e la posizione
delle parti suddette. La grande cavità compresa tra il cristallino
e la retina è piena di un liquido più denso, simile all'albume
dell'uovo. Questa massa trasparente si chiama corpo vitreo e preserva i
contorni sferici di due terzi dell'occhio, occhio che essa mantiene teso,
allo stesso modo nel quale l'aria mantiene gonfio un palloncino. Il corpo
vitreo è una ulteriore protezione della retina.
Troviamo così che la preziosa retina (estensione del nervo ottico!
è situata, per motivi protettivi, in fondo al globo oculare come
una tunica interna. la cornea, il cristallino e due tipi di liquido la proteggono
dalla parte anteriore, e inoltre due resistenti tuniche o rivestimenti l'avviluppano
completamente. Con i nervi visivi così protetti, abbiamo il diritto
di sperare di poter vedere per tutta la vita.
Il lavoro meccanico dell'occhio è compiuto da sei muscoli, inseriti,
all'esterno del globo oculare, sul bianco dell'occhio o sclera.
Quattro di essi partono dalla cornea e si estendono fino alla struttura
ossea sita dietro il globo oculare: si trovano uno sopra, uno sotto, uno
a destra e uno a sinistra del globo oculare e si chiamano retti.
Gli altri due muscoli circondano obliquamente gli occhi (sono appunto
chiamati obliqui) e si inseriscono uno in basso sulla sclera, e l'altro
sul quadrante superiore del globo oculare stesso.
I sei muscoli sono tutti lunghi e striati, tranne nei punti in cui si
inseriscono sulla sclera. Ir. questi importanti punti di connessione essi
sono infatti lisci. Nella parte striata, il muscolo è volontario
e può essere comandato. Le parti lisce sono involontarie, cioè
operano senza direttive coscienti.
Mercè la lunga parte striata di questi muscoli esterni o estrinseci,
noi roteiamo gli occhi, ossia li solleviamo in alto, li abbassiamo o li
muoviamo da lato a lato.
Le parti lisce dei muscoli involontari allungano o appiattiscono il globo
oculare per accomodarlo a seconda che la visione sia ravvicinata o distante.
I due gruppi di muscoli lisci compiono a meraviglia il loro lavoro, allungando
ed appiattendo l'occhio con perfetta sincronia ove non intervenga la tensione
e cioè se rimangono rilassati; proprio come avviene per qualsiasi
altro gruppo di muscoli antagonisti del nostro corpo che, collaborando,
ci permettono di muoverci.
La protezione chimica della parte esterna del globo oculare è
assicurata dall'apparato lubrificante e disinfettante: le ghiandole lacrimali.
Queste sono situate sopra il globo oculare, sotto la palpebra superiore,
e la palpebra è formata in modo da poter diffondere il liquido prodotto
dalle ghiandole sulla superficie dell'occhio. Le ghiandole secernono un
liquido chimico, chiamato lisozima, e così efficace contro i batteri
degli occhi che gli scienziati affermano che un cucchiaio equivale a quattrocentocinquanta
litri di acqua salata. Non c'è da stupirsi, quindi. se su migliaia
e migliaia di occhi che vediamo pochissimi globi oculari sono infetti.
L'occhio dispone di un sistema circolatorio rapido ed esteso. Il nervo
ottico possiede un suo proprio vaso sanguigno. Per questo, quando facciamo
sì che l'occhio si rilassi e i vasi sanguigni si aprano, la circolazione
migliora. L'occhio ha così migliori possibilità di normalizzarsi.
Abbiamo descritto gli elementi principali dell'occhio, di questo organo
tanto simile ad una macchina fotografica. Vediamo ora come esso si comporti
quando funziona perfettamente.
La parte volontaria dei muscoli; estrinseci o esterni volge il globo
oculare in modo che la pupilla possa essere rivolta o messa a fuoco sull'obiettivo
della visione. La parte involontaria invece, allunga il globo se l'obiettivo
è vicino l'appiattisce se è lontano. È un conveniente
allungamento ed appiattimento del globo oculare che permette all'immagine
luminosa di cadere sul punto giusto della retina: la macula
L'immagine entra attraverso la cornea (un vetro da orologio, per così
dire) attraversando successivamente l'umor acqueo, la pupilla formata dall'iride,
il trasparente cristallino che concentra la luce e infine il liquido più
spesso della camera oscura. Dopo di che, va a colpire i coni e i bastoncini
della retina. Il raggio luminoso dell'immagine stimola la macula e attiva
i coni della fovea. Quando l'occhio è rilassato, i coni foveali vibrano
con fulminea rapidità ricercando la luce intorno e dentro l'obiettivo
della visione, incidendolo, letteralmente, ad altorilievo e illuminando
ogni minimo particolare in un vivido contrasto di luce e di ombra.
L'immagine così scolpita è trasmessa dal nervo ottico ai
centri visivi del cervello, dove la mente ha la possibilità di esaminare
l'immagine e di interpretarla. I'immagine si trasforma in visione cosciente
mercè un processo strettamente mentale del cervello. Non si sa però
in che modo le impressioni retiniche, una volta registrate, si trasformino
in visione cosciente.
L'interpretazione di un oggetto nuovo è resa possibile da impressioni
già accantonate in precedenza e che vengono risvegliate dalla memoria.
Poi, con l'aiuto dell'immaginazione, la nuova immagine viene formata oppure
viene ricostituita mercè esperienze visive acquisite in passato.
La coordinazione dell'occhio e della mente è allora completa e ne
risulta una giusta visione.
SFORZO VISIVO E STANCHEZZA
Gli occhi stanchi menomano del novanta per cento la vitalità del
corpo. Quando il sistema nervoso è logorato, la stanchezza si fa
sentire costantemente, e prima ancora che si inizi la giornata si può
cadere in uno stato di esaurimento. Se la mente e gli occhi sono rilassati,
la forza nervosa può tornare a sprigionarsi normalmente e le varie
facoltà e potenzialità ne sono incredibilmente aumentate.
Tutti sappiamo per esperienza che un lavoro normale può sembrare
eccitante, affannoso e sfibrante se abbiamo iniziato la giornata con i nervi
tesi. Quando invece ci sentiamo riposati otto ore di attività incessante,
un'infinità di problemi e molte noie possono essere superate con
il solo strascico di una stanchezza non eccessiva. Ciò accade solo
se e quando ci manteniamo rilassati durante il lavoro.
Il nervo ottico e il sistema nervoso vegetativo sono in tale rapporto
di simpatia che l'uno può sconvolgere o eccitare l'altro. Un attacco
di indigestione acuta può influire sugli occhi diminuendone il potere
visivo. D'altro canto, la stanchezza degli occhi può sconvolgere
lo stomaco determinando indigestione o nausea. I bambini che risentono del
moto dell'automobile e i disegnatori e i contabili che avvertono un senso
di nausea lavorando, provano un vero sollievo quando imparano a servirsi
dei propri occhi rilassandoli.
Noi possiamo rilassare gli occhi senza rilassare, al tempo stesso, l'intero
sistema nervoso, ma il vantaggio si estenderà ad ogni organo e parte
del corpo, liberando i vasi sanguigni dalla tensione e accelerando così
la circolazione.
All'opposto, il corpo può influenzare gli occhi. Se una persona
è anemica e il conteggio dei globuli rossi è basso, anche
la retina sarà anemizzata e gli occhi difetteranno di forza e di
resistenza. Questo vale anche per il tono muscolare. Una persona dai muscoli
ipotonici nel resto del corpo, disporrà, negli occhi, di un tono
muscolare povero, ciò che potrà concretarsi in scarsa resistenza.
e deficiente capacità di conservare una buona messa a fuoco. Se la
crasi sanguigna e il tono muscolare migliorano, si potrà notare un
marcato miglioramento nella visione.
Gli occhi, comunque, possono essere influenzati assai più dalle
emozioni che dalle condizioni fisiche. Queste, dal canto loro, sono influenzate
dalle emozioni poiché lo sforzo mentale genera tensione in tutto
il sistema.
L'occhio è protetto dai pericoli e dagli accidenti provenienti
dall'esterno e possiede una notevole abilità nel proteggersene, ma
è estremamente vulnerabile e può essere gravemente offeso
internamente da quanto accade nella mente e si verifica nel corso delle
varie emozioni. Si sa bene che occhi, se scalfiti, punti, graffiati o bruciati,
riescono a guarire, ma si sa anche che occhi apparenterete normali hanno
sofferto di distacco di retina e di gravi emorragie in seguito a dispiaceri,
choc o sforzi mentali. Eliminate le cause di queste emozioni , conquistato
il rilassamento mentale, può esservi una speranza di miglioramento
perfino per questi occhi.
CAPITOLO TERZO
RILASSAMENTO GENERALE FISICO
" Le persone dal visus imperfetto presentano uno sforzo e una tensione
costanti in tutti i nervi e muscoli del corpo. Eseguendo correttamente i
movimenti oscillatori del corpo si alleviavo stanchezza, dolore, stordimento
e altri disturbi. Il movimento oscillatorio ci libera infatti dallo sforzo
di cercare di vedere e di fissare". WILLIAM H. BATES. Vederci meglio
senza occhiali
SECONDO il dottor S. Weir Mitchell, non esistono che una sola malattia,
la congestione, ed una sola cura, la circolazione. Noi affermiamo che la
fonte di ogni fastidio è la tensione, che provoca la congestione,
e che la sua cura è il rilassamento, che favorisce la circolazione.
Eminenti medici dichiarano concordemente che il rilassamento migliora qualsiasi
condizione fisica e qualsiasi funzione, poiché è lo stato
naturale del corpo normale. Esistono due tipi di rilassamento: il primo
lo si prova. quando ci si affloscia come un fantoccio di pezza senza compiere
alcun tentativo di agire o di pensare; l'altro, il segreto di ogni successo,
è la capacità di conservare una costante agilità di
mente, di nervi e di muscoli mentre si lavora. Aldous Huxley ha definito
con estrema precisione, nel SUO libro, questi due tipi di rilassamento,
chiamando l'uno rilassamento passivo, l'altro rilassamento dinamico.
Un essere può avere la capacità di gettarsi sul letto in
uno stato di rilassamento paragonabile a quello del bambino che dorme, ma
nell'istante in cui il dovere lo chiama o in quello in cui gli viene richiesto
di sbrigare un determinato compito, ogni nervo e ogni muscolo del suo corpo,
occhi inclusi, possono essere tesi al punto da subire l'alterazione delle
proprie funzioni.
La conquista della capacità di rimanere rilassati quando da un
periodo di riposo si passa ad un periodo di attività, vale a dire
la costruzione di un ponte sull'abisso che separa il rilassamento passivo
da quello attivo, è appunto il fine del metodo Bates.
Le successive fasi di questo passaggio risultano vividamente quando si
proiettano al rallentatore pellicole concernenti atleti. Un esempio tipico
è costituito da una ripresa del defunto Nurmi, il campione olimpionico
di corsa. I movimenti di Nurmi facevano pensare, nel lento ritmo col quale
si susseguivano, più ad una persona librata nell'aria che ad un uomo
in corsa; i piedi sfioravano a malapena il suolo e non vi era traccia di
tensione, pesantezza o agitazione. Questo perfetto coordinamento della mente
e del corpo lo si può raggiungere solo con l'attuazione del rilassamento
dinamico.
Nessuno, però, può pretendere di raggiungere questo rilassamento
con la semplice volontà Bisogna cessare di comandare e di decidere,
ma, con una congrua comprensione ed una buona tecnica, si può far
sì che il rilassamento permei la mente e il corpo. Allora, e soltanto
allora, si verificheranno il coordinamento e la funzione.
Huxley scrive: L'arte di vedere migliora la tecnica poiché provoca
due effetti: il rilassamento passivo degli organi visivi durante il riposo
e il rilassamento dinamico nel normale e naturale funzionamento dei periodi
di attività !~.
Nell'apprendere le nozioni concernenti questi due tipi di rilassamento,
dobbiamo prendere in esame prima il lato fisico della questione, e cioè
la distensione dei nervi e dei muscoli, poi quello mentale, e cioè
la distensione della mente. Ambedue gli aspetti della questione presentano
talune difficoltà per un essere nervoso. Nulla rende più eccitabile
una persona che soffra di tensione nervosa, delle parole: Rilassatevi, per
amor del cielo, rilassatevi! '' I1 paziente obbedirebbe certamente, se potesse,
poiché nessuno è più di lui cosciente del suo stato
nervoso e del bisogno del rilassamento, ma come fare?
Innanzi tutto, non riesce di alcuna utilità ad un essere nervoso
sedere o sdraiarsi per tentare di rilassarsi e, anzi, ciò gli può
riuscire impossibile. I1 paziente dovrebbe, per contro, compiere qualche
attività muscolare e solo così potrebbe calmare i propri nervi.
Quando i muscoli avvertiranno stanchezza e fatica, i nervi si saranno calmati
tanto quanto occorrerà per assicurare alla persona sofferente un
tranquillo periodo di riposo. ~ questo uno dei principi dei movimenti ondulatori,
espedienti meravigliosi per determinare il rilassamento. In realtà,
non si tratta che di un ritorno alla natura, per la quale vige la regola
del ritmo nel movimento. I cavalli da corsa si muovono, nel chiuso delle
stalle, da lato a lato, e gli animali dello zoo ondeggiano avanti e indietro
non per impazienza, ma per calmare i nervi e diminuire la tensione. Gli
elefanti selvaggi della giungla rollano da lato a lato e dondolano la proboscide
ritmicamente, muovendosi come se danzassero. L'immobilità e la rigidezza
sono portati della civiltà e costituiscono la prima fase della tensione
e del nervosismo. Liberiamo quindi i muscoli scheletrici dalla loro tensione,
anzitutto con un movimento ritmico. I muscoli scheletrici volontari trasferiranno
per simpatia le loro vibrazioni ai muscoli involontari più piccoli
(inclusi quelli degli occhi) che inconsciamente inizieranno gli infiniti
movimenti che compiono ogni secondo, i movimenti necessari per la visione.
A questo scopo indichiamo taluni esercizi utili per il rilassamento sia
fisico che mentale. Accostatevi ad essi senza pregiudizi e con lo stato
d'animo di chi s; accinge a ballare un valzer.
ONDEGGIAMENTO DELL'ELEFANTE
Movimento ondulatorio fisico.
Restando diritti, i piedi paralleli e divaricati di quel tanto che occorre
per mantenere l'equilibrio, spostate il peso del corpo da un piede all'altro,
nello stesso armonioso movimento ondulatorio che avrete notato negli elefanti
dei circhi. Dondolandovi dolcemente da un lato all'altro, voltate anche
la testa e le spalle. Tenete le braccia abbandonate lungo i fianchi e le
spalle morbide, sollevandole e dondolandole lievemente mentre vi girate
da lato a lato. Contate ad alta voce ritmicamente, a tempo col movimento
ondulatorio. Questo è importante poiché quando si parla o
si canta riesce impossibile trattenere il fiato, e il respiro trattenuto
significa tensione aggravata. Per il rilassamento ed una buona visione è
necessario un profondo respiro ritmico. dimenticate che l'ondeggiamento
è un esercizio e pensate invece che vi state piacevolmente abbandonando
al ritmo, come se ballaste un valzer. Ascoltare il disco di un valzer e
canticchiarne la melodia agevola il rilassamento.
Assicuratevi che i muscoli del collo, delle spalle e del petto siano
sciolti ed a loro agio. Dondolatevi, spostando tutto il peso del corpo prima
su un lato, poi sull'altro. Quando avrete contato fino a sessanta, avrete
raggiunto il desiderato grado di rilassamento. Da sessanta a cento raggiungerete
un vero e completo rilassamento dei nervi e dei muscoli, poiché ogni
vertebra sarà sciolta e gli organi interni saranno rilassati, prima
di tutti gli occhi, i quali cominceranno a compiere spontaneamente le piccole
e infinite vibrazioni involontarie che servono a migliorare la visione.
Non prestate alcuna attenzione agli occhi poiché non potete avvertire
questi movimenti involontari. Saprete però che essi si verificano
quando Vi parrà che tutta la stanza si muova intorno a voi nella
direzione opposta, come se si trattasse di una fila di vagoni ferroviari
che vanno avanti e indietro. Vi muovete da un lato, vi muovete dall'altro;
non vi sembra che la stanza si muova intorno a voi?
Avvertimento: non trasformate questo ondeggiamento in un esercizio meccanico.
Un'allieva un giorno riferì: Adoro l'ondeggiamento dell'elefante,
perché mi assottiglia la vita e mi libera dal doppio mento. Poi,
con estrema violenza, prese a lanciare le braccia con quanta più
forza poteva, muovendo rapidamente la testa e gli occhi da lato a lato.
Ella sciupava così tutto il beneficio del movimento ondulatorio,
la distensione dei muscoli involontari, il lieve massaggio spinale, il salutare
rilassamento del cuore, dei polmoni, del sistema digerente e la distensione
dei vasi sanguigni dovuta al miglioramento della circolazione. Trasformando
l'ondeggiamento in un esercizio, tutti questi benefìci vanno perduti.
L'allieva fu invitata a compiere gli esercizi per la linea in un'altra occasione,
lasciando invece che il movimento ondulatorio dell'elefante l'aiutasse,
così come aiuta l'elefante, a conseguire la calma e il rilassamento.
Se doveste avvertire un lieve stordimento. vuol dire che non fate lavorare
gli occhi. Assicuratevi quindi di provare, muovendovi, la sensazione del
movimento. Quando la mente e gli occhi lasciano che il mondo passi loro
innanzi senza fissare nulla e senza concentrarsi su alcun oggetto, cessano
le sofferenze provocate dall'automobile, dall'ascensore e persino dal mal
di mare. Spostate tutto il corpo da lato a lato, ritmicamente, dolcemente,
gaiamente, come se ballaste un valzer. "Lasciate che il mondo proceda
per la sua strada " dice il dottor Bates. Eseguite l'ondeggiamento
cento volte la mattina e libererete il corpo da ogni tensione acquisita
durante il sonno. Questo perché molte persone si innervosiscono dormendo.
Compite altri cento ondeggiamenti prima di riposare e dormirete un sonno
così profondo e pesante che avrete la sensazione che il letto si
curvi sotto di voi, in luogo di quella che siate voi a sostenerlo.

ONDEGGIAMENTO DEL MARINAIO
Tenendovi ritti, e divaricando i piedi di trenta centimetri, intrecciate
mollemente le mani e sollevate le braccia al viso in una linea parallela
alle spalle, ma ad una altezza che vi consenta di vedere al di sopra di
esse. Ciò fatto, spostate tutto il peso sul piede destro e spingete
il naso il più lontano possibile verso il gomito destro, mantenendo
le braccia al livello delle spalle. Fate poi scorrere il viso sulle braccia
tese verso il gomito sinistro, spostando il peso del corpo sul piede sinistro.
Ripetete quindi il movimento avanti e indietro, ritmicamente, da gomito
a gomito e spostando il peso da lato a lato. Otterrete il risultato che
tanto la parete che le braccia si muoveranno davanti a voi e di nuovo, senza
che ve ne accorgiate, i vostri occhi saranno indotti a rilassarsi e ad interrompere
la fissità dello sguardo, che verrà rimpiazzata da settanta
movimenti al secondo.

ESPOSIZIONE AL SOLE
"Davvero dolce è la luce, e piacevole per gli occhi fissare
il sole" ECCLESIASTE 11, 7.
Un esploratore tornato dall'interno dell'Africa con un resoconto cinematografico
delle proprie esperienze, ha illustrato, nel film Estasi nera, le condizioni
di salute e le abitudini delle varie tribù indigene da lui visitate.
Egli ha riferito che gli indigeni che vivono presso i fiumi pescano con
le mani nelle rapide dei torrenti africani senza alcuna protezione dal sole,
che brilla senza posa, e dal riflesso intenso ed abbagliante dell'acqua.
I loro corpi meravigliosi erano, come risultava dal film, atletici esempi
di salute e di vista acutissima. Rapidi nello sguardo e nelle movenze, afferravano
la preda con le mani nude senza aiuto di uncini o reti. I pigmei, che abitano
nell'interno della giungla dove il sole non penetra mai, tra radici, fango
ed esseri striscianti, sono malaticci, rachitici e deboli di vista. I1 sole
fa bene alla salute e agli occhi; è il dono di Dio alle creature.
Se lo scintillio del sole vi disturba, ciò può essere una
conseguenza della vecchia ed errata concezione che bisogna proteggere gli
occhi dalla luce; una concezione che, però, sta, per fortuna, passando
rapidamente nel novero delle superstizioni. Quella sensazione di fastidio
può però dipendere anche dal fatto che avete trasformato i
vostri occhi in piante di serra, indebolendone la capacità di accettare
ed utilizzare la luce loro necessaria per la visione.
Gli occhi sono ricettori di luce. La retina deve essere stimolata dalla
luce in modo da poter registrare l'ombra. Se siete nervosi, il riflesso
di una luce forte viene amplificato e gli occhi ne avvertono come un colpo.
Ciò contrae ogni parte dell'occhio e interrompe la circolazione.
Risultato: un senso di dolore e di disagio. È possibile però insegnare
pazientemente agli occhi ad accettare il sole senza contrarsi, ed essi devono
imparare a farlo poiché il sole e la luce sono necessari alla loro
salute ed alla loro normale attività. Una buona visione ha luogo
alla luce, non al buio.
I1 sole compie azioni meravigliose sugli occhi. Anzitutto scioglie i
muscoli tesi. Chiunque suole prendere bagni di sole, sa che, sotto la calda
radiazione del sole, nessun muscolo può conservare troppa rigidezza.
Nervi, tendini e muscoli si abbandonano naturalmente, e così i muscoli
del globo oculare.
I1 sole stimola il nervo ottico e aiuta la retina a sostituire rapidamente
la porpora visiva. Gli occhi che vedono raramente il sole hanno una visione
sbiadita, e il loro nervo ottico presenta una circolazione pigra e non fruisce
di stimoli, mentre la retina è lenta nella sostituzione della porpora
visiva.
I1 sole placa le menti eccitate. Siete preoccupati? I gravi problemi
che dovete risolvere non potranno abbattervi completamente se sarete in
grado di uscire o di compiere una rapida passeggiata al sole.
I1 sole regola le ghiandole lacrimali in modo che esse forniscano agli
occhi una lubrificazione sufficiente, ma non superflua, e un'adeguata disinfezione.
I condotti lacrimali che convogliano il liquido oculare attraverso la narici,
sono aperti e liberi quando viene offerto loro molto sole. I1 risultato
è che gli occhi bene esposti al sole non soffrono di irritazioni
alle palpebre o di pruriti. Quella di "avere gli occhi pieni di sabbia
'' è una lamentela frequente di coloro che debbono servirsi continuamente
degli occhi.
Posto che i vostri occhi non siano abituati alla luce e all'aria, e abbiano
avversione per ogni luce viva, e specialmente quella brillante del sole,
rieducateli, ma fatelo con garbo. Non precipitatevi all'aperto, cercando
di fissare il cielo. Non dovreste mai fissare nulla, e meno che meno il
sole. Diminuite invece il contrasto, abituando gli occhi alla luce per gradi.
Sostate sulla soglia della porta o in una strada soleggiata, al limite dell'ombra
di un muro. Le palpebre serrate e la faccia rivolta al sole, eseguite un
ondeggiamento dell'elefante, volgendo il capo alternativamente verso l'ombra
e verso il sole Se necessario, appoggiatevi con una mano per mantenervi
in equilibrio. Avrete la sensazione che il sole vi passi sul volto. Respirate
profondamente, mentre ondeggiate, e concentratevi fino a provare l'illusione
che il sole vi colpisca un'orecchia, attraversandovi poi il viso fino a
giungere all'altra. In poco tempo, la luminosità cesserà di
rappresentare un sacrificio e sarete in grado di interdire al viso e alle
palpebre abbassate ogni contrazione. Sarete allora pronti a compiere un
ulteriore passo e cioè il seguente esercizio.
Copritevi un occhio con il palmo della mano in modo da interdire totalmente
l'ingresso alla luce, con l'avvertenza, però, di tenere la mano in
modo che l'occhio coperto possa aprirsi e chiudersi all'unisono con l'altro.
Incominciate ora l'ondeggiamento dell'elefante e, rammentando di respirare
regolarmente, fissate il suolo con gli occhi socchiusi. Poi, sempre continuando
l'ondeggiamento, sollevate la testa e il gomito e, tenendo gli occhi socchiusi,
fissate il sole. Con vostra enorme sorpresa, non avvertirete alcun fastidio
o disagio. Ripetete l'esercizio con l'altro occhio. Non cercate di fissare
subito il sole con entrambi gli occhi socchiusi, anche se ciò non
è nocivo agli occhi. Per via dell'intensità dei raggi solari,
abbiamo tutti avvertito il bagliore di un'infinità di lampi in entrambi
gli occhi (trovandoci sul mare o su una strada) senza nessuna conseguenza
dannosa o disastrosa. Guardare però il sole con entrambi gli occhi
socchiusi, anziché con uno solo, implica uno sforzo maggiore. :in
tutti i nostri esercizi di rilassamento, la via più facile è
sempre la migliore.
I1 vostro stesso discernimento stabilirà di volta in volta la
durata di questi esercizi. Le esposizioni al sole frequenti, ma di breve
durata, sono le migliori. Regolatevi a seconda della gradevolezza delle
sensazioni che provate e a seconda del grado di resistenza raggiunto dai
vostri occhi all'esposizione al sole. Evitate di giungere al punto di avvertire
bruciore alle palpebre. Si può beneficiare del sole più in
una fredda giornata invernale che in un rovente meriggio estivo. Poco sole
preso spesso giova più di una esposizione continuata.
Non spaventatevi per i puntini e le lineette provocati dalla vista del
sole: non sono che la traccia delle immagini rimaste sulla retina. Pochi
attimi di oscurità li faranno scomparire. Le retine pigre perdono,
dopo la prima esposizione al sole, la propria torpidezza di visione. Entrate
in casa e copritevi gli occhi con il palmo delle mani per un periodo di
tempo doppio rispetto a quello trascorso al sole. Quando i vostri occhi
diverranno più forti, la sensazione di abbagliamento scomparirà
subito senza costringervi a ricorrere a questo riposo che si chiama palming.
Convincetevi che non è la luce viva che danneggia gli occhi, ma
la scossa provocata da contrasti improvvisi. Esponete perciò gli
occhi chiusi al sole quando uscite da una stanza o da un edificio buio,
e prima di salire in automobile per guidare ad una luce abbagliante.
Se eseguirete fedelmente gli esercizi di esposizione al sole, nessuna
luce e nemmeno i fari delle automobili potranno abbagliarvi.
I1 sole levigherà i vostri occhi che brilleranno come gemme. Non
offuscateli e non indeboliteli con occhiali neri.
I1 sole è, per la vista, cibo e bevanda.
EFFETTI DELLA RESPIRAZIONE SULLA VISIONE
'Tutti sanno che è necessario, per il benessere del corpo, respirare
profondamente. Alcune sofferenze fisiche vengono sanate acquistando l'abitudine
di respirare bene. Pochi però sanno che un respiro profondo è
essenziale ai fini della vista. Ognuno può constatare che trattenere
il respiro troppo a lungo offusca le cose che si trovano davanti agli occhi
''. Eppure le persone dalla vista debole trattengono invariabilmente il
respiro, quando fissano qualche cosa, o, nel migliore dei casi, respirano
poco profondamente, come se dovessero immettere nei polmoni soltanto l'aria
sufficiente a mantenerli in vita. I disegnatori si innervosiscono o si stancano
quando sono al tavolo da disegno. Interrogati, ammettono che la loro attenzione
è così spasmodica che dimenticano di respirare. Ciò
vale anche per gli scrittori, per i contabili, per gli stenografi e per
tutti coloro che lavorano al tavolino. Bisogna fornire agli occhi l'ossigeno
e migliorare la circolazione. L'unico mezzo è una respirazione profonda.
Esistono molti metodi per respirare, ma noi abbiamo imparato che il tipo
di respirazione che avvantaggia la visione è il sospiro.
L'inspirazione, l'atto di prendere fiato, è più o meno
uno sforzo, giacchè è compiuto da muscoli. Trattenere il respiro
costituisce una tensione; infatti il viso diventa rosso e, in caso estremo,
cianotico. Tutti abbiamo assistito a scene di bambini recalcitranti che
trattengono il respiro per spaventare la bambinaia e indurla ad esaudire
qualche loro capriccio. L'emissione del respiro o espirazione è però
un completo e assoluto rilassamento. Un respiro profondo scioglie ogni parte
del corpo: tutto l'essere si abbandona. Abbandonandosi a loro volta, i polmoni
si liberano dell'aria desossidata, epurando così il corpo dai rifiuti.
gli occhi se ne giovano immediatamente. Ad esempio, un uomo che aveva sfiorato
la cecità era in grado di rendere chiara, ogni volta che respirava,
l'immagine dell'oggetto che desiderava vedere. Naturalmente, per espirare,
doveva inspirare profondamente.
Lo sbadiglio, che è un bisogno imperioso di ossigeno, stimola
la circolazione ed è eccitante e rilassante al tempo stesso. Esso
ha però un unico effetto, un unico obiettivo: l'allentamento, il
rilassamento di ogni tensione.
I1 sospiro è una cosa naturale. I1 bambino sospira, prima di voltare
il viso sul guanciale e sprofondarsi nel sonno. I1 cucciolo emette una specie
di sospiro dopo essersi gettato su un tappeto per schiacciare tranquillamente
un pisolino. I bambini, dopo un impeto di pianto provocato da paura o da
rabbia, sospirano convulsamente, mentre il loro corpo lotta per rilassarsi
e qualcuno asciuga le loro lagrime. Mediante il sospiro essi si preparano
a tornare dell'umore normale. Potranno quindi sorridere. Negli ospedali
si usa affermare che, dopo un intervento chirurgico, il primo sospiro indica
che la crisi è passata.
Se una persona, desiderando vedere con chiarezza, espirasse profondamente,
la visione diverrebbe più vivida e perfino gli occhi offuscati potrebbero
consentire un barlume di vista.
Ricordate di respirare profondamente e ritmicamente, specie quando vi
servite degli occhi. I1 respiro è essenziale alla visione, giacchè
ossigena il sangue avvelenato dal malvezzo di trattenere il fiato nei momenti
di tensione.
PALMING
Gli occhi lavorano per contrasto. Sono gli organi della luce e perciò
il contrasto più grande che possono subire è quello tra la
luce e l'oscurità. Quando sono aperti, ricevono la luce e la riflettono.
Quando sono chiusi e coperti, la retina e i1 nervo ottico assorbono la luce,
dopo il suo ingresso, e ne vengono rafforzati, poiché la porpora
visiva viene sostituita con maggiore rapidità.
Gli animali hanno un'istintiva nozione del vantaggio che deriva dal contrasto
luce-oscurità. Un famoso veterinario mi ha detto che egli suole esporre
i cani malati al sole, specie se hanno gli occhi offesi o sofferenti. Gli
animali godono il sole per un certo periodo di tempo, poi si ritirano in
un luogo buio appositamente predisposto e in quell'oscurità concedono
agli occhi un completo riposo. In seguito tornano al sole, e insomma continuano
ad alternare la luce all'oscurità. I1 veterinario afferma che, da
quando ha adottato questa terapia, gli animali da lui curati compiono progressi
estremamente soddisfacenti.
I1 modo migliore per assicurare agli occhi umani il riposo dell'oscurità
completa ci e stato elargito dalla grande scoperta del palming. Tutti gli
occhi, anche i più normali, hanno bisogno di riposo. I popoli primitivi
riposavano gli occhi mediante frequenti e brevi sieste. Noi, frenetica e
precipitosa com'è la nostra esistenza, non troviamo il tempo per
concederci questo genere di rilassamento. In pratica, non riserviamo agli
occhi nemmeno la considerazione che riserviamo ai piedi. Se i :nostri piedi
avvertono un senso di stanchezza, ci affrettiamo a trovare un posto ove
sedere per riposarli. Se invece abbiamo gli occhi stanchi, andiamo al cinematografo,
leggiamo una rivista o giochiamo alle carte.
Solo il palmo della mano può procurare un riposo assoluto, escludendo
ogni sia pur minimo filo o raggio di luce. I1 palmo della mano si adatta
perfettamente al cavo dell'orbita, nonché la sua struttura ossea
corrisponde a quella della cavità orbitaria. Le quattro dita di una
mano si sovrappongano lievemente alle quattro dita dell'altra, incontrandosi
ad angolo presso la radice del naso, là dove si sogliono appoggiare
gli occhiali. Mentre il cavo della mano formerà un piccolo vuoto
sopra la cavità orbitaria, la linea esterna di ogni palmo si adatterà
esattamente alla forma del naso, lasciando uno spazio che permetta eventualmente
agli occhi di aprirsi e chiudersi ed escluda ogni pericolo di compressione
sul globo oculare. L'occhio avvertirà la vicinanza del palmo, ma
non ne verrà toccato. La lieve pressione sulla fronte avrà
l'effetto di un leggero massaggio ai delicati nervi che circondano le orbite;
cosa importante, questa, giacchè tali nervi sono in rapporto di simpatia
con il nervo ottico. I1 calore della mano ci donerà calma, il buio
ci donerà riposo. Inoltre i muscoli si allenteranno e la circolazione
sarà stimolata attraverso i vasi rilassati dell'occhio. Il palming
offre all'occhio la possibilità di liberarsi dalle scorie e di correggere
i propri difetti. Inoltre il riposo stimola i nervi e così, mentre
gli occhi sono coperti dal palmo della mano. il nervo ottico viene stimolato.
Quando allontaneremo il palmo delle mani dagli occhi, vedremo meglio e il
mondo ci parrà più luminoso.

Una allieva che era stata sul punto di diventare cieca, ogni volta che
allontanava le mani dagli occhi dopo un palming, esclamava, invariabilmente
sorpresa: "È uscito il sole? Avete acceso la luce?" La stanza
appariva tanto vivida, ai suoi stimolati nervi retinici, che ella credeva
che la luce fosse cambiata. Era invece la sua visione che era migliorata.
Esercitatevi nella posizione del palming per perfezionarla e raggiungere
il desiderato benessere. Posate il palmo sinistro sull'occhio sinistro ad
angolo col naso e cercate di raggiungere una posizione perfetta. Assicuratevi
che il sopracciglio sia leggermente inarcato, in modo che non pesi sulla
palpebra. Piegate un poco la mano tra la fronte e la guancia, così
da formare una piccola cavità. Tenete la mano morbida e sciolta e
le dita flessibili. Se il palmo della mano non rappresenta una protezione
perfetta, badate a che le dita non siano congiunte strettamente in una rigidezza
da artiglio. Una mano irrigidita non si adatterà mai al vostro viso.
Scrollate la mano finche non si scioglierà e le dita non torneranno
flessibili. Ora, la fronte alta, coprite gli occhi chiusi con un palmo caldo
e morbido e lasciateli riposare.
Poi, senza muovere la sinistra, cercate di posare la destra sull'occhio
destro, chiuso con la stessa cura. Ciò è possibile e se farete
in modo di coprire l'occhio non con le dita serrate, ma col palmo della
mano, vi riuscirete presto. Tenete le mani in modo che formino un angolo
sufficiente ad evitare che il naso resti compresso e la respirazione sia
ostacolata.
Durante il palming, tenere i gomiti sollevati provocherebbe stanchezza
e neutralizzerebbe il rilassamento. Inclinate perciò il busto e situate
i gomiti sui ginocchio sul piano di uno scrittoio o di un tavolo. Procurate
che il collo segua la linea della spina dorsale, poiché la testa
non deve essere nè piegata in avanti, ne` gettata all'indietro. Affondate
gli occhi chiusi nel palmo morbido e caldo, e riposate.
È anche molto riposante compiere il palming stando sdraiati. In
tale posizione dovremo però sistemare alcuni cuscini sotto i gomiti,
per sostenerli.
Tenete gli occhi chiusi, giacchè lo scopo del palming è
quello di riposarli. Dovreste, al tempo stesso, riposare la mente, ed è
facile farlo anche nel corso di una giornata faticosa che non ci consenta
di rubare al lavoro che pochi minuti. Pensate a qualche bel ricordo o a
qualche immagine mentale (rappresentazione visiva), o a qualche esercizio
mentale, ad esempio a quelli indicati nel capitolo quarto. Rammentate che
eseguire il palming in uno stato d'animo dominato da preoccupazioni, assilli
o dolori vorrebbe dire neutralizzare tutto il benessere derivante dall'atto
di proteggere gli occhi chiusi. Gli occhi e la mente lavorano insieme. Se
la mente è eccitata, anche gli occhi si eccitano. Se invece la mente
è rilassata, si rilassano anche gli occhi. Calmate quindi gli occhi
col palmo morbido e caldo della mano, e fateli riposare al buio e con la
mente tranquilla.
Il palming si rivelerà più efficace se prima potrete compiere
per qualche tempo gli ondeggiamenti del corpo. Poi, dieci o venti minuti
di palming completeranno l'opera. Anche due o tre minuti di palming, qualora
non si abbia maggior tempo a disposizione, saranno di ristoro. Spesso un
po' di riposo impedisce l'esaurimento. Gli occhi afflitti da sofferenze
gravi trarranno da un'ora di palming, durante la quale potrete ascoltare
la radio o conversare con amici, un grande beneficio.
Iniziate la giornata compiendo in letto un palming di cinque o dieci
minuti e terminatela nello stesso modo, prima di accingervi ad addormentarvi.
Gli studenti possono intercalare allo studio periodi di palming. Dopo
aver letto un capitolo, possono coprire con il palmo delle mani gli occhi
chiusi per lasciarli riposare e ripassare mentalmente quanto hanno letto.
Dovendo imparare a memoria una poesia, possono leggere un verso, coprire
gli occhi chiusi e mandarlo a memoria, poi aprire gli occhi per controllare
se quanto hanno imparato è esatto e così via.
Effettuate il palming se avete gli occhi stanchi o doloranti e se vi
accorgete che si approssima un'emicrania. Come gli occhi sforzati fiaccano
la vitalità e sfibrano il sistema nervoso, così il lasciar
riposare gli occhi infonde un senso di benessere e di rilassamento a tutto
il corpo, e vivifica e ringiovanisce i nervi tesi e i muscoli stanchi. I1
palming eseguito correttamente determina rilassamento. E il rilassamento
non è tanto un mezzo quanto un fine.
CAPITOLO QUARTO
RILASSAMENTO GENERALE: MENTALE
," Sensazione e percezione non sono la stessa cosa. Alla prima attendono
gli occhi e il sistema nervoso; alla seconda la mente. La facoltà
di percepire è in funzione delle esperienze accumulate da ciascun
individuo; in altre parole, della memoria. Aldous Huxley
Il. DOTTOR Bates ha scoperto il metodo per rilassare, in pochi istanti
di riposo, nel bel mezzo dell'attività di una giornata sfibrante,
una mente tesa e affaticata. A ciò si giunge mediante il ricordo
di avvenimenti o di esperienze gradite e felici, ovvero di cose belle che
piacerebbe rivedere. I1 principio fondamentale è il seguente: con
la mente non si possono compiere due cose contemporaneamente. P, impossibile
ricordare scene piacevoli e, simultaneamente, preoccuparsi di problemi capaci
di determinare stanchezza. Rammentare scene o eventi piacevoli è
un'occupazione che causa gioia e, quindi, rilassante. La preoccupazione,
invece, è un'attività spiacevole e quindi procura tensione.
Rientra nelle nostre possibilità decidere di rivivere per alcuni
istanti una gioiosa esperienza o di ricordare qualche bella cosa già
vista; decidere, in altri termini, di dedicarci alle immagini mentali, di
scrutare il passato per dimenticare così. per un attimo, il tedioso
presente.
Per citare il dottor Bates: " I1 ricordo perfetto di qualsiasi oggetto
aumenta il rilassamento mentale che si traduce in un rilassamento degli
occhi, i quali, dal canto loro, migliorano entrambi la loro visione ",
In altre parole, la memoria è fonte di vista. Nel processo visivo,
i raggi luminosi sono riflessi da un oggetto sui nervi della retina e gli
impulsi vengono convogliati dal nervo ottico alle cellule cerebrali. Nella
formazione dell'immagine mentale, se un allievo può ricordare un
oggetto, il processo è invertito e l'impulso procederà nella
direzione opposta. Gli psicologi ci insegnano che, per vedere una statua,
l'occhio deve esaminarne ogni parte. Per ricordare la statua, poi, l'occhio
esamina l'immagine nella immaginazione, non in senso fotografico, ma suscitando,
nella memoria, le sensazioni e i movimenti che ci hanno permesso la prima
volta di vedere la statua dalla sommità alla base. Questo atto puramente
mnemonico dà inizio, entro l'occhio, ai movimenti o alle vibrazioni
dei nervi retinici come se, anche ad occhi chiusi, tali nervi venissero
impegnati per una visione perfetta. Questo processo prepara gli occhi alla
visione quando le palpebre sono alzate. I1 pericolo della immaginazione
visiva di un oggetto immobile come una statua è rappresentato dal
fatto che la mente può astenersi dal percorrerlo tutto, per rimanere
invece fissa su un punto unico. Serrando gli occhi è possibile tenere
lo sguardo basso e sforzarsi con la mente fino a raggiungere sofferenza
e stanchezza. La mente e gli occhi non sono fatti per pensare o per vedere
più di una sola cosa alla volta. Essi devono vedere ogni singola
parte di una cosa in una rapida successione, o cose differenti l'una dietro
l'altra. Per evitare il pericolo di una fissità mentale è
meglio esaminare cose o persone in movimento. Questo fa sì che il
pensiero e la visione cambino rapidamente. Immagini mentali corrette offrono
riposo sia agli occhi che alla mente, perché non è possibile
in tal modo sforzarsi e ricordare nello stesso tempo. Una visione imperfetta
provoca sforzo mentale, poiché riesce difficile alla mente interpretare
una immagine confusa. D'altro canto, una memoria imperfetta, un offuscamento
mentale, causa stanchezza agli occhi poiché l'occhio deve lottare
con la confusione mentale. Avvalendoci di una memoria perfetta in una mente
acuta, possiamo migliorare la visione in occhi difettosi. Quando la mente
pensa ad una forma, anche gli occhi partecipano a tale attività.
I due organi lavorano in coordinazione perfetta; quindi noi dobbiamo occuparci
non degli occhi, ma della visione, nonché della mente, che la completa;
poiché la visione, infatti, è un prodotto della mente. Alcuni
si dichiarano privi di immaginazione visiva, affermando che. nell'attimo
stesso in cui chiudono gli occhi, non riescono a vedere nulla. Ciò
dipende dal fatto che costoro equivocano sul significato del termine immaginazione
visiva. Naturalmente, quando gli occhi sono chiusi, è impossibile
vedere, ma ciò si riferisce, naturalmente, all'occhio fisico. Si
può, però, ricordare qualcosa che si è già visto.
E in questo consiste l'immagine mentale, o visiva. Sarebbe meglio definirla
"rappresentazione visiva ".
1MMAGINE VISIVA CORRETTA E SCORRETTA
Chiesi una volta a una bambina miope che stava facendo il palming di
ricordare un picnic durante il quale si era molto divertita qualche tempo
prima. Intervenne la madre: `Sì, Alice, sabato prossimo offrirai
un picnic; organizzalo in ogni suo particolare '. Fui costretta a spiegare
che sarebbe stato facile e divertente, e quindi riposante, ricordare un
avvenimento felice, mentre organizzare una cosa ancora da fare sarebbe stato
come scrivere un saggio o qualsiasi altra composizione, ossia avrebbe rappresentato
lavoro e stanchezza e quindi non riposo .Le immagini mentali, la memoria
e l'immaginazione possono essere usate per determinare il rilassamento anche
in condizioni disperate. Una donna, addolorata dalla morte improvvisa del
marito, era in uno stato di completa prostrazione. Gli amici erano incapaci
di confortarla ed ella non riusciva a mangiare nè a dormire. I1 dolore
non le dava tregua. Ella non faceva che percorrere a gran passi la sua stanza,
notte e giorno. Mi offrii di provare ad aiutarla. La invitai a sedere accanto
a me su una poltrona, le presi una mano e le chiesi se era capace di rammentare
un viaggio da lei compiuto col marito, anni addietro. Quando mi ebbe narrato
qualche particolare, l'aiutai a ricostruire quel felice periodo. Rammentando
i giorni lieti che avevano preceduto la tragedia, reclinò il capo
sulla spalliera della poltrona e il suo viso gonfio si distese. Ad un certo
punto non rispose ad una mia domanda e mi accorsi così che si era
tranquillamente addormentata. Un altro drammatico esempio di rilassamento
apportato dalle immagini mentali, è rappresentato dal caso di un
giovane che perdette improvvisamente la vista di un occhio. I dottori gli
dissero che la retina si era staccata e che sarebbe stata necessaria un'operazione,
il cui risultato appariva incerto. I1 giovane, angosciato e terrorizzato
dalla prospettiva che la cecità si estendesse all'occhio sano, che,
del resto, non era mai stato perfetto, non riuscì per una settimana
nè a mangiare né a dormire, ma fumò e si agitò
continuamente fino a sfiorare il collasso nervoso. Come extrema ratio, la
moglie lo condusse da me. Lo feci sdraiare sul dorso e fattigli coprire
gli occhi chiusi col palmo delle mani, gli dissi di ascoltare. Per venti
minuti gli esposi una serie di immagini mentali vivide, ma tranquillizzanti.
Gradualmente, la tensione del giovane diminuì, e così la contrazione
delle mascelle. Sebbene, poi, egli non dormisse, il respiro divenne ritmico
e regolare. Infine dissi: "Si drizzi a sedere lentamente, con disinvoltura
e sospirando ',. Immediatamente il giovane coprì l'occhio migliore
e gridò: ` Le persiane! Oh! vedo le persiane, ma forse sto prendendo
un abbaglio. No! Io vedo! Vedo! ,' Durante il lavoro d'immaginazione, gli
occhi del giovane si erano rilassati e la retina, tornata nella posizione
normale, si era riattaccata. ``Riattaccamento spontaneo ',, sarebbe stata
la diagnosi esatta. Se la memoria e la immaginazione possono, mediante le
immagini mentali, essere di tanto aiuto in casi così disperati, pensate
quali benefìci esse siano in grado di apportare in casi più
lievi, quando per esempio si tratti di vizio di rifrazione. Leggete attentamente
gli esperimenti che seguono. Sceglietene uno di vostro gradimento, poi sedete
in una posizione comoda, coprite gli occhi chiusi col palmo della mano e
provate ad eseguirlo. Non fate lavorare gli occhi, anzi non pensate neppure
ad essi. Rammentate che le immagini mentali sono rappresentazioni visive
la cui sede è nel fondo della mente e non alla superficie dell'occhio
fisico.
IMMAGINI MENTALI PER IL RILASSAMENTO
1. Siete sulla veranda di una casetta che sorge ai margini di un profondo
bosco, sulla riva di un laghetto di montagna chiaro come il cristallo. Sullo
impiantito della veranda c'è un cesto che contiene alcune pesanti
palle di varie dimensioni. Raccogliete la palla più grande e lanciatela
nella placida acqua; scomparirà con un tonfo provocando una serie
di cerchi concentrici che si allargheranno verso la spiaggia. Poi le crespe
scompaiono e l'acqua ritorna liscia e riflette il cielo e gli alberi circostanti.
Ora, gettate un'altra palla, ma più piccola dell'altra; osserverete
che i cerchi non sono estesi e marcati come i precedenti. Lanciate palle
sempre più piccole, una dopo l'altra, prestando attenzione al tonfo
e alle crespe. Arriverete alla palla più piccola di tutte, che avrà
il peso e la forma di una pallina di vetro colorato. Questa provocherà
cerchi piccolissimi che scompariranno rapidamente, permettendo allo specchio
dell'acqua di placarsi e di riflettere quindi il batuffolo di una nuvola.
2. Un allievo, attore cinematografico, amava ricordare una giornata estiva
trascorsa seduto sotto un ombrellone, sul bordo di una profonda piscina.
Nel ricordo, egli sorseggiava bibite ghiacciate, seguendo una gara femminile
di tuffi. Vedeva le partecipanti salire l'una dopo l'altra la scaletta,
raggiungere il trampolino e accingersi al tuffo; osservava il gaio colore
del costume da bagno di una ragazza che si equilibrava con le braccia, poi
immaginava che ella compisse un bel tuffo, tagliando nettamente l'acqua
e scomparendo. Infine, sempre nel ricordo, la vedeva ricomparire dal lato
opposto della piscina e unirsi alle altre.
3. Una signora anziana amava rammentare la bottega di un fioraio da lei
visitata in passato e ricordava tutti i magnifici fiori ivi ammirati in
primavera, estate, autunno e inverno.
4. Una appassionata giocatrice di bridge pensava ad un mazzo di carte
ricordando le singole combinazioni e il loro valore. Ricostruiva poi un
rurbber vinto qualche tempo addietro.
5. Un giovane giocatore di bocce rammentava una partita in cui aveva
superato un avversario con un largo margine di punti.
6. A una bambina piaceva colpire con arco e frecce alcuni bei palloni
colorati che, abbandonati al vento l'uno dopo l'altro, si libravano nel
cielo.
7. A un paziente che amava l'oceano, piaceva rivedere, nel ricordo, il
mare scintillante sotto il sole estivo e ricco di grosse onde che si infrangevano
sulla riva lanciando al vento spruzzi simili a merletti
Se però non siete in condizioni di spirito che Vi consentano di
pensare a delle belle scene, ma avete cinque minuti di tregua nel corso
di una affannosa giornata, e li potete dedicare al palming con la sola possibilità
di rilassare la mente, eccovi un suggerimento: ricordate la forma di qualche
oggetto familiare, tenendo anche presente che le forme più familiari
della nostra civiltà sono le lettere o i numeri. Riuscite a rammentare
che aspetto avrebbe una staccionata di tavole bianche se vi trovaste ad
una sua estremità ed osservaste le fila delle trenta tavole di cui
è composta? Si tratta di tavole larghe, situate esattamente a cinque
centimetri di distanza l'una dall'altra. Non è però una delle
solite staccionate di legno dipinte alla bell'e meglio in bianco, si tratta
di tavole che dopo essere state levigate e rese lisce come raso. sono state
verniciate con uno smalto bianco e scintillante, e brillano letteralmente
al sole. Riuscite a vedervi mentre vi avvicinate alla prima tavola bianca,
un pennello in una mano e un secchio di smalto nero nell'altra? Affondate
il pennello nella tinta nera e scrivete accuratamente a stampatello il numero
1 sulla tavola, per poi passare a quella successiva. Su questa dipingerete
il numero 2, poi passerete oltre e dipingerete il numero 3. Quando sul pennello
finisce la tinta, tornate a immergerlo nel secchio in modo che i numeri
delle tavole bianche siano tutti ugualmente neri. È probabile che, prima
che arriviate al numero 30, la mente e gli occhi si rilassino. Questo perché
non è possibile compiere due cose ad un tempo: agitarsi e distendersi,
preoccuparsi e rilassarsi.
ESERCIZI MECCANICI PER IL RILASSAMENTO (Da compiere mentalmente, ad occhi
chiusi)
Vi esporremo adesso alcuni esercizi meccanici che corrispondono a narcotici
mentali e sono tanto efficaci, ai fini del rilassamento, da alleviare le
sofferenze. Infatti non possono essere eseguiti se non con una completa
concentrazione mentale e quindi impediscono alla mente di localizzarsi sul
dolore che vi assilla. La scoperta del dottor Bates si fonda sul principio
che le oscillazioni di un puntino nero neutralizzano il dolore. I movimenti
continui dell'occhio accelerano la circolazione e liberano l'organo della
vista dai residui e dalle macchie, tanto reali che immaginarie. Quando l'occhio
si muove. vede, e gli esercizi che seguono servono ad iniziare i movimenti.
Eseguite gli esercizi con le palpebre abbassate, ma non serrate. Se lo
ritenete opportuno, copritele col palmo della mano, ma se vi trovate in
un luogo in cui il palming potrebbe richiamare su di voi l'attenzione altrui,
potrete ometterlo; beneficerete ugualmente degli esercizi. Non pensate agli
occhi. Lasciate che l'occhio fisico rimanga inattivo e non cercate di vedere
tra le palpebre socchiuse. La vostra mente compirà gli esercizi mediante
la memoria. Rivolgete mentalmente il viso nella direzione alla quale state
pensando.
 |
Spostamento della ` O '.
1. Con gli occhi della mente e cioè ad occhi chiusi e con la memoria,
tracciate una O ,, nera e grande. Rammentate, vero, quale è la forma
di una O?
2. Sulla curva di sinistra, tracciate un puntino nero, e fate altrettanto
sulla curva di destra. I puntini neri si confonderanno col tracciato della
O, ma voi conoscerete il punto in cui li avrete collocati e potrete ritrovarli.
3. Dovete limitarvi a trasferire l'attenzione da un puntino all'altro,
da una curva della O all'altra, da un lato all'altro, finchè la O
parrà porsi in movimento in senso opposto.
4. Tracciate ora un puntino nero sulla sommità della O , e un
altro sulla base. . Questa volta concentrate l'attenzione sul punto della
sommità, poi su quello della base: dalla sommità alla base.
Vi parrà che la O si alzi e si abbassi. Avvertite questa illusione
di movimento? Quando l'avvertirete, essa si rivelerà quanto mai riposante. |
La bilancia della Giustizia.
Pensate ad una bilancia di precisione del genere di quelle usate per
pesare metalli preziosi. Alla sommità del fulcro c'è un giogo
bene equilibrato, dai bracci uguali, alle cui estremità sono appesi
piccoli piattl dorati, sostenuti da tre catenelle pure dorate. Concentrate
l'attenzione sul giogo trasferendola poi su un piatto che il peso della
vostra visione farà abbassare, sollevando automaticamente l'altro.
Ora tornate al giogo e scendete nell'altro piatto che si abbasserà
mentre il primo si alzerà. Eseguite questo esercizio con raccoglimento
e ritmicamente, ricordando sempre come si comporta un piatto se abbassate
l'altro. Molti trovano questo esercizio estremamente riposante. |
 |
La civetta e l'oscillazione crescente.
Chiudete gli occhi e immaginate un cartone azzurro cielo, di circa nove
centimetri per quindici. Al centro del cartone è tracciata una piccola
luna crescente color argento, le punte rivolte verso l'alto. A1 centro della
luna, sta appollaiata una piccola civetta nera che si staglia contro l'azzurro.
Ora, nella memoria, fissate una punta della falce, poi percorretela fino
all'altra curva. La piccola luna oscillerà come una culla e la civetta
scivolerà prima verso un lato, poi verso l'altro.
Moltissime persone hanno ricavato grande sollievo da questa rappresentazione
visiva. |
 |
 |
Il disco di metallo.
1. Immaginate di avere in una mano un pesante disco di metallo della
forma di un dollaro d'argento. I1 disco presenta nel centro un foro nel
quale infilerete una cordicella bianca della lunghezza di trenta centimetri.
Stringete una estremità della cordicella tra il pollice e l'indice
della sinistra e l'altra estremità tra le corrispondenti dita della
destra. Tenete la corda tesa in modo da formare una linea bianca, col disco
nel centro, sistemata ad una congrua distanza davanti al vostro volto. Fissate
ora le dita di una mano, poi fate scorrere lo sguardo lungo la cordicella
bianca fino all'altra mano, lentamente, ritmicamente, avanti e indietro.
I1 disco, che si trova al centro, parrà muoversi leggermente, da
un lato all'altro, nella direzione opposta a quella seguita dal vostro sguardo.-
2. Allentate ora leggermente la corda in modo che il pesante disco si
trovi nel mezzo. Cominciate a muovere lievemente il disco verso di voi,
poi allontanatelo come se muoveste un'amaca, ritmicamente, avanti e indietro,
avanti e indietro, non troppo in fretta.
3. Accelerate a poco a poco il movimento, spingendo il disco sempre più
in alto, finchè non gli farete percorrere tutto un circolo, come
se si trattasse di una corda per i saltelli. La vostra attenzione dovrà
essere sempre concentrata sul disco e sui suoi movimenti.
4. Interrompete ora il movimento e il disco continuerà a muoversi
lievemente, avvicinandovisi e allontanandosi, come un'amaca. Troverete divertente
far compiere questo movimento ondulatorio nella parte opposta e poi interromperlo
di nuovo.
5. Finalmente, senza movimenti bruschi, tirate la corda in modo da formare
di nuovo una linea bianca tesa davanti al vostro viso, il disco nel centro.
Fate scorrere mentalmente lo sguardo lungo la corda, con lentezza, da una
mano all'altra. Ancora una volta, il disco si muoverà ritmicamente
da un lato all'altro. Se avrete compiuto l'esercizio con interesse e tranquillità,
riaprendo gli occhi li sentirete riposati e distesi, e la visione ne sarà
migliorata. |
Ondeggiamento del triangolo.
1. Immaginare che su un cartone bianco collocato davanti a voi sia disegnato
un triangolo equilatero nero, la cui altezza misuri tre centimetri con un
vertice rivolto verso l'alto. Sulla sinistra della base tracciate un puntino
nero; poi tracciatene uno anche sulla destra.
2. Ora, con un sospiro, volgete l'attenzione ad un puntino, poi passate
all'altro, avanti e indietro. Non fate attenzione al triangolo che mentre
passate da un puntino all'altro vi parrà scivolare nella direzione
opposta. Riuscite a cogliere l'illusione del movimento?
3. Capovolgete il triangolo in modo che il vertice sia rivolto verso
il basso. Questa volta, disponete i puntini neri a destra e a sinistra del
vertice.
4. Spostate l'attenzione ritmicamente, da puntino a puntino. I1 vertice
del triangolo vi sembrerà muoversi lievemente da lato a lato, nella
direzione opposta. I1 triangolo si allontanerà dal vostro campo visivo
in modo che vedrete prima un puntino poi l'altro. È riposante vedere e
pensare a un puntino poiché ciò non richiede alcuna interpretazione
mentale. |
 |
 |
Movimento della spola.
1. Supponete che al centro di un foglio di carta bianca sia stata tracciata
una grossa linea orizzontale. Ai due lati, sono stati anche tracciati due
puntini equidistanti. Con gli occhi chiusi, spostate l'attenzione da un
puntino all'altro. Vi parrà che la linea nera si muova in senso contrario.
2. Ora raddrizzate la linea in modo che i puntini si trovino l'uno in
alto, l'altro in basso. Tornate a trasferire l'attenzione da un puntino
all'altro. La linea nera si alzerà e si abbasserà nella direzione
opposta.
3. Disponete la linea in senso diagonale inclinata a destra e a sinistra,
e ancora una volta spostando il vostro sguardo, mentalmente, da un puntino
all'altro, avrete l'impressione che la linea si muova nella direzione opposta. |
Spostamento del domino
1. Con gli occhi chiusi, immaginate un piccolo pezzo da domino di ebano,
diviso in parti uguali da una piccola linea. A1 centro di ciascuna delle
due parti così ottenute, c'è un puntino bianco.
2. Ora, collocato mentalmente il pezzo da dòmino innanzi a voi,
in senso orizzontale e ad una congrua distanza, fissate prima un puntino,
poi l'altro, avanti e indietro. Vi parrà che il domino si muova nella
direzione opposta.
3. Ciò fatto, sistemate mentalmente il dòmino in senso
verticale. I due puntini si troveranno, ora, l'uno nella metà superiore,
l'altro in quella inferiore.
4. Fissate mentalmente prima il puntino superiore, e poi l'inferiore.
Vi parrà che il dòmino si alzi e si abbassi.
Alcuni di questi esercizi vi piaceranno e quindi ne ritrarrete beneficio;
altri invece non vi andranno a genio. Scegliete quelli che vi infondono
un senso di riposo, e scartate quelli che vi affaticano. Vi basterà
un attimo, restando seduti al vostro tavolo di lavoro, per socchiudere gli
occhi e dedicarvi all'esercizio che neutralizzerà la stanchezza.
E ricordate: un po' di riposo non è mai uno spreco di tempo. Dopo
il riposo. potrete sbrigare maggior mole di lavoro, e più rapidamente
di prima. |
 |
CAPITOLO QUINTO
CEN7RALIZZAZIONE E LUCE
"Gli occhi sono le finestre dell'anima", e si potrebbe aggiungere:
si ha la visione quando la mente vi si affaccia.
Noi vediamo, sentiamo, gustiamo e percepiamo gli odori mediante la mente.
Se tenterete di applicarvi, ma, distratti, non potrete riconcentrarvi, non
imparerete nulla. Se, durante un concerto, vi lascerete crucciare dal pensiero
di qualche vostro problema, la musica non sarà che un fastidioso
rumore. Se attraverserete un roseto con la mente volta ad altri pensieri,
non percepirete il profumo dei fiori. Se, mangiando, leggerete un articolo
interessante, il cibo vi parrà insapore. Gli organi dei sensi non
sono che gli assistenti dei rispettivi centri cerebrali e la mente che percepisce.
Se la mente è tesa o stanca o temporaneamente assente, i sensi non
possono funzionare. Per contro, non v'è stanchezza agli occhi che
non sia preceduta dalla stanchezza mentale, da una tensione o da uno sforzo
della mente.
È stato dimostrato che una persona afflitta da miopia o ipermetropia
pronunziate, si corregge dal vizio di rifrazione se riposa la vista su una
superficie chiara, dove non vi sia nulla da interpretare. Nell'attimo stesso,
però, nel quale su quella superficie vengono tracciati dei segni,
sopraggiunge lo sforzo mentale provocato dall'intento di interpretarlì
e questo ha per conseguenza la ricomparsa del vizio di rifrazione. La causa
prima di una visione imperfetta è il timore: il timore di non essere
in grado di vedere. La tensione e lo sforzo che ciò determina si
traducono in una visione difettosa.
Un giovane aspirante aviatore con visus perfetto si concentrò
talmente sulla tabella di prova, per leggerne le lettere alla perfezione,
che divenne marcatamente astigmatico e lesse la maggior parte delle lettere
malamente, confondendo la E con la Z, la F con la P, la G con la C. Perciò
fallì la prova, fu respinto e venne inviato in fanteria.
La paura di non vedere perfettamente aveva menomato due occhi in ottime
condizioni.
D'altro canto, un ragazzo di dieci anni dagli occhi strabici diede la
dimostrazione che, una volta sgombrata la mente dal timore, la visione diviene
incredibilmente chiara. Quando il bambino venne da noi, uno dei suoi occhi
era affetto da uno strabismo così pronunziato da non poter essere
usato. conseguentemente, la visione era quanto mai offuscata. Mercè
il rilassamento, ottenemmo che il ragazzo fosse in grado di vedere, con
quell'occhio, prima a dieci centimetri di distanza, poi a trenta e, con
l'andar del tempo, a sessanta. Una mattina in cui il sole era particolarmente
splendente, gli chiesi: " Jackie, vorresti leggere queste frasi rimanendotene
all'estremità opposta della stanza? " Il ragazzo subì
una crisi di paura. Il pensiero di dover sostenere la prova della distanza
provocava in lui un terribile panico. "" Via, Jack ", gli
dissi con dolcezza, " se, guardando da lontano, non sforzi lo sguardo
più di quanto non lo sforzi per vedere da vicino, leggerai benissimo.
"
" Davvero?." chiese il bambino vivacemente.
"Puoi sincerartene ", risposi.
Il bambino, ritto all'estremità opposta della stanza, gli occhi
serrati, prese ad ondeggiare spostando il peso del corpo da un piede all'altro.
" Che cosa fai? Sei stanco di stare in piedi? " chiesi."
No ", rispose. " Cerco solo di avvicinarmi, mentalmente. "
Quando, cori fede infantile, si fù avvicinato mentalmente, aprì
gli occhi e lesse alla perfezione le frasi da me preparate.
Purtroppo, non è altrettanto facile per un adulto bandire il timore
ed ottenere la visione. Una persona imbevuta di preconcetti deve conquistare
la visione per vie meno immediate.
La visione è un impulso, e agli impulsi non si comanda. Si può
vedere o non vedere, aver fame o no, adirarsi o essere insensibili all'ira,
ma non possiamo imporci di vedere, di aver fame, di adirarci. Si può
o prevenire la reazione di un impulso o soffocarlo o lasciarlo sfogare.
Ogni volta che si dà libero corso ad un impulso, questo ne risulta
rafforzato; quando invece è soffocato, frustrato o annientato, l'impulso
si presenterà una seconda volta con minore intensità e minore
insistenza. I nervi visivi della retina reagiscono ad un impulso. La visione
o si verifica o non si verifica. La macula, la parte visiva più
acuta della retina, può o non può reagire all'impulso della
vista, ma si tratta di un procedimento inconscio. Perché il fenomeno
possa aver luogo, occorre il rilassamento. Quando l'occhio e la mente sono
rilassati e a loro agio, i nervi retinici funzionano.
CENTRALIZZAZIONE
Il dottor Bates ha coniato l'espressione " fissazione centrale "
intendendo, con tale frase, "vedere meglio quando si. guarda "
fino a raggiungere il massimo fuoco mentale e visivo. Questa centralizzazione
definisce perfettamente il fenomeno della vista con visus perfetto
e cioè la completa attività dei nervi retinici che hanno il
compito di produrre la visione più chiara. La fovea che è
la parte più sensibile del centro della vista o macula (vedi
p. 27 e segg.), è stata definita cercatrice di luce, figlia dell'impulso.
Essa si distende per sbrigare il proprio compito solo quando l'occhio
e la mente sono rilassati e cioè liberi dalla costrizione esercitata
dalla mente. Qualsiasi costrizione esercitata dalla mente o dai muscoli
oculari contrae i nervi a forma di cono della fovea come se essi
facessero parte di una pianta sensitiva, e in tal caso si ha soltanto una
visione vaga o offuscata poiché gli altri nervi della retina non
sono attrezzati per vedere con chiarezza. Quando i nervi sensitivi, i cercatori
di luce della fovea, diventano attivi, ogni parte dell'oggetto osservato
emerge con estrema vividezza, mentre i coni vibrano con tale rapidità
che si ha l'impressione di poter abbracciare in un attimo con lo sguardo
tutto l'oggetto.
Pertanto, se vi imponete di vedere una cosa, o una parte di essa, meglio
delle altre, tentate di compiere l'impossibile, giacchè cercate di
dettare legge ad un impulso. Se, invece, rilassate gli occhi e la mente
sottraendoli ad ogni costrizione e lasciando semplicemente che si effettui
la visione (dando cioè libero corso all'impulso) gli occhi assumeranno
la loro forma normale e i coni cercatori di luce vibreranno per la luce
riflessa su di essi da ogni parte della superficie dell'oggetto osservato.
In tal caso, l'oggetto si mostrerà nettamente delineato come si trattasse
di un'ombra. Così, per la frazione di un secondo (tanto quanto occorre
alla fovea per essere stimolata dalla luce emanata da ogni parte
dell'oggetto) vedrete " quella " parte più chiaramente
di ogni altra e la mente, essendo rilassata, ne darà un'accurata
interpretazione (tanto per ciò che concerne forma e dimensioni, quanto
per ciò che concerne profondità e distanza, giacchè
si è verificata una visione chiara.
Se, invece, intendendo vedere, meglio di qualsiasi altra parte di un
quadro, un determinato angolo, fisserete su di esso, coscientemente, la
vostra attenzione, irrigidirete la mente e i muscoli in uno sguardo fisso;
ciò che provoca tensione mentale, impedisce le vibrazioni foveali
e sposta la visione sui coni e sui bastoncini meno sensibili della retina
rendendola estremamente imperfetta.
Fissare lungamente e con ostinazione può addirittura ottenebrare
la vista di una persona, almeno per qualche tempo. Se quella di fissare
diventa un'abitudine permanente, il visus si abbassa poiché i nervi,
la mente e i muscoli si ribellano. Una allieva, ad esempio, ci ha raccontato
che, bambina, soleva trascorrere ogni settimana diverse ore nell'istituto
di arte di Chicago, ammirando i quadri esposti nelle gallerie. Un giorno,
colpita dal pensiero che forse non avrebbe più avuto la possibilità
di tornare in quel luogo, decise di scolpirsi nella memoria il quadro favorito
e sostò innanzi ad esso, fissandolo, decisa a berlo, ad assorbirlo
indelebilmente. per non dimenticarlo più. Così facendo, si
accorse che gli occhi le si stancavano e che il quadro diventava sempre
più indistinto, finchè non si offuscò completamente.
La vista le si ottenebrò del tutto e la bambina dovette raggiungere
a tentoni una poltrona sita al centro della sala. Terrorizzata, si convinse
che Dio non voleva ch'ella ricordasse quel tale quadro ed ebbe paura di
tornare a fissarlo. Ancor oggi, l'allieva non ha la minima idea di quale
fosse il soggetto del quadro. Lo sforzo visivo e quello mentale ad esso
parallelo erano stati così intensi che la memoria e la visione furono
completamente neutralizzate. La visione, naturalmente, tornò quando
gli occhi si furono ripresi da quella fissità prolungata, ma la paura
cancellò ogni ricordo del quadro.
Questo esempio dei danni arrecati alla vista dal fissare a lungo un oggetto
è quasi paradossale, ma è un fatto che molti menomano permanentemente
le loro capacità visive costringendo il loro sguardo, continuamente,
quasi ad ogni occhiata, ad una fissità da miniatura.
Ricapitolando, la fovea è una ricercatrice di luce; la mente è
l'interprete delle ombre. Entrambe agiscono in coordinazione soltanto se
rilassate.
Gli argomenti dei capitoli seguenti riguardano chi soffre di stanchezza
e mirano ad insegnargli a distendersi e a rilassare lo sguardo, determinando
la centralizzazione e la coordinazione dell'occhio e della mente. E cioè
la visione.
LUCE
La luce stimola la retina, l'ombra l'offende. Alla fovea interessa solamente
la luce, che essa ricerca ai margini dell'ombra, nelle fessure, nelle aperture,
negli spiragli, agli angoli e alle curve. Più vivida e splendente
è la luce, più netta è l'ombra determinata dall'oggetto
osservato. È quindi necessaria una buona illuminazione. Aldous Huxley
afferma: " Negli insetti, nei pesci, negli uccelli, nelle bestie e
negli uomini, gli occhi si sono sviluppati con lo scopo precipuo di reagire
alle onde luminose. La luce e il loro elemento e quando ne sono in tutto
o in parte privati, perdono il loro potere e sono perfino afflitti da gravi
malattie ".
La mente, interprete dell'ombra, è blandita dalla luce non interrotta
da ombra, poiché in tal caso non le viene richiesto alcun lavoro
interpretativo. Ecco perché il bagno di sole riposa e rilassa una
mente tesa. Alla mente interessa solo l'ombra da analizzare. Più
forte è la luce, più netto è il contrasto tra la luce
e l'ombra che cadono sulla retina per stimolare la ricercatrice della luce
ed eccitare l'interprete dell'ombra. Una buona luce è quindi essenziale
per una buona visione. tutti lo sappiamo. Vediamo infatti bene in una giornata
luminosa e a stento in una notte profonda.
Ma le case hanno pesanti tendaggi e sono tutte circondate da alberi.
Gli uffici, le banche, le biblioteche, tutti luoghi nei quali una visione
perfetta è una necessità, sono famosi per la debolezza della
loro illuminazione, che ricorda quella delle cattedrali. Molti avvocati
mi hanno raccontato di aver avvertito i primi fastidi agli occhi all'epoca
degli studi universitari, quando si curvavano sui tomi in biblioteche male
illuminate. Molti scolaretti fanno i compiti col solo ausilio di una fioca
lampadina appesa al soffitto, senza badare se o come la luce colpisca la
pagina. Molti leggono nella stanza di soggiorno della loro casa, presso
lampade che diffondono la luce verso il soffitto e non sulla grigia stampa
dei quotidiani, dove pure l'occhio avrebbe bisogno fosse concentrata la
luce. La luce fioca diminuisce i movimenti anche in occhi normali e, di
conseguenza, li stanca con maggiore rapidità. Se, in tali condizioni,
si impone a degli occhi efficienti di lavorare a lungo, ne risulterà
uno sforzo sia mentale che visivo.
Gli indiani compivano i lavori che richiedevano precisione (ricami con
perline, decorazioni con penne, fabbricazione di frecce, pitture su terrecotte)
durante il giorno, alla luce del sole. Dopo il tramonto, i guerrieri sedevano
a fumare intorno ai fuochi del campo, le squaws masticavano il cuoio, e
nè gli uni nè le altre compivano mai un lavoro di precisione
senza una buona illuminazione.
Ai nostri giorni, abbiamo spesso bisogno di vedere con la maggior chiarezza
o nottetempo o in stanze mai visitate dal sole. Fortunatamente, la scienza
ci ha donato la luce elettrica, ma sono pochi coloro che si servono di lampadine
tanto potenti da corrispondere, non dico alla luce solare, ma ad una fioca
luce diurna.
Il dottor Matthew Luckiesh, direttore del laboratorio per le ricerche
sull'illuminazione della General Electric Company di Cleveland, scrive nel
suo eccellente volume: Luce, visione e vista: " Gli occhi umani e gli
esseri umani, che operano come macchine visive umane, sono stati creati
dalla natura e si adattano ottimamente ai gradi di luminosità della
natura... L'esatta funzione e l'obiettivo della luce artificiale sono quelli
di competere con la luce diurna e non con il buio ". In una monografia
compilata per la General Eiectric, il medico dichiara:: " i vostri
occhi sono fatti per sfruttare l'energia solare ". E ancora: "
La natura vi invita a lavorare e a divertirvi con una illuminazione di cinquecento,
mille e diecimila candele ". In una fabbrica moderna il dottore scoprì
che la migliore illuminazione presso i davanzali delle grandi finestre in
una giornata di sole, non era che di cento candele; a tre metri dalla finestra,
era di venti candele e alla parete opposta solo di due. Pensate che cosa
sarebbe diventata quella luce, che doveva servire a svolgere un lavoro di
precisione di otto ore al giorno, in una giornata nuvolosa. Non c'è
da meravigliarsi se la vista delle persone che lavorano viene sottoposta
a sforzi.
Mediante un fotometro è stato possibile porre a confronto su una
pagina stampata gli effetti visivi di luci differenti. Alle dodici di una
bella giornata, la luce solare riflessa da una carta bianca stampata ha
registrato milletrecento candele; sempre all'esterno, ma all'ombra, il riflesso
era ridotto a centotrenta candele. All'interno, una lampadina da centocinquanta
watt registrava ancora centotrenta candele, come all'aperto, all'ombra di
una giornata di sole. Ma una lampadina da sessanta watt, che rappresenta
più di quanto possano permettersi molte persone che lavorano con
gli occhi, registrava, alla stessa distanza e riflessa dalla stessa carta,
solo due candele. La luce riflessa di un lume contenente una lampadina da
trecento watt riversava dal soffitto sulla carta solo mezza candela, nonostante
tutta la sua potenza. La luce fluorescente registrava da un quarto a due
candele.
Pensando al ristretto numero di scolari e di studenti che possono permettersi
durante i loro faticosi studi una luce che si avvicini almeno approssimativamente
a quella diurna non dobbiamo stupire se quasi tutti coloro che tentano di
istruirsi debbono ricorrere agli occhiali. Una illuminazione adeguata ridurrebbe
grandemente lo. sforzo oculare e preverrebbe l'affievolimento della vista.
In genere, invece, si attribuisce la colpa di questo inconveniente al fatto
che " si legge troppo "..
Una buona illuminazione è necessaria se vogliamo conservare integre
le nostre facoltà intellettive quando leggiamo o studiamo. Lo sforzo
mentale che ci costa il tentativo di leggere ad una luce fievole una pagina
stampata menoma le nostre facoltà di interpretazione poiché
la mente assimila soltanto se rilassata.
L'occhio lavora per contrasto: in una pagina a stampa, il contrasto è
dato dalla luce e dall'ombra, dalle linee dritte e da quelle curve, da quelle
alte e da quelle basse. Se l'illuminazione è così debole da
non determinare un marcato contrasto tra la stampa e lo sfondo bianco (che,
ad una luce fioca, non sembra bianco, ma grigio) la mente deve compiere
uno sforzo per decifrare le lettere. Il sole, percuotendo la pagina stampata,
rende lo sfondo bianco, bianchissimo, e la stampa nerissima. Una insufficiente
luce artificiale riduce questo contrasto al minimo.
Cosa ancor peggiore, se la luce è tale da eliminare le ombre (esempio
tipico la luce fluorescente) viene soppresso anche il netto contrasto tra
la stampa nera e la pagina bianca. Così come sbiadisce le ombre,
la luce fluorescente sembra schiarire la stampa al punto che la mente deve
compiere uno sforzo per interpretarla, ciò che provoca, frequentemente,
stanchezza di vista ed esaurimento cerebrale.
Un allievo dal visus eccellente era disegnatore, durante la guerra, in
uno stabilimento bellico e lavorava tutto il giorno sotto una luce che eliminava
le ombre. Venne da me molto addolorato. " Quando sto al tavolo da disegno
gli occhi mi si chiudono ", spiegò. " Quando poi ho terminato
il lavoro e rincaso in automobile, mi sento così insonnolito che
spesso devo fermarmi e dormicchiare per qualche minuto per evitare di addormentarmi
sul volante. ". Quel giovane conduceva una vita morigerata, dormiva,
di notte, un numero sufficiente di ore, si alzava, alla mattina, riposato
e amava il suo lavoro. Sennonchè, non appena si curvava sul tavolo
da disegno, era assalito da una terribile sonnolenza. Chiestogli con quale
luce lavorasse, appresi che usava quella che, eliminando le ombre, abolisce
Ogni contrasto. Su mio consiglio, il disegnatore si procurò una lampada
da studio forte e vivida, non accusò più fastidi e tornò
a godere del benessere procuratogli da una ottima vista.
La fotofobia è un termine medico che significa paura della luce
ed ha luogo quando il sole o la luce dei fari fanno male agli occhi; è
la paura provocata dalla sensazione violenta della luce improvvisa. Questa
paura contrae prima i muscoli, i nervi e i vasi sanguigni, poi l'occhio,
che, così contratto, non riesce a sopportare la luce e accusa sofferenza
e fastidio.
Gli occhi, per vedere, hanno bisogno della luce. Essi sono gli organi
della luce. Quanto più l'occhio è debole, di tanta più
luce abbisogna. Ma tutti gli occhi, buoni o cattivi che siano, risentono
del riflesso abbagliante della pagina o dell'oggetto che osservano. Uno
dei riflessi abbaglianti più consueti e costanti della nostra civiltà
è quello prodotto dalle lavagne scolastiche che recano scritte che
gli studenti debbono interpretare con molta cura. Ed è probabile
che proprio a scuola si verifichino i primi sforzi visivi e si contraggano
le prime abitudini della " vista viziata ", abitudini che possono
esercitare una triste influenza sulla vita degli scolari, arrecando a questi
ultimi danni di cui dovranno sopportare le conseguenze sino all'età
avanzata. Di regola, la lettura della lavagna rappresenta uno sforzo sotto
ogni punto di vista. In primo luogo, da quando il sistema spenceriano è
giudicato sorpassato, si tratta di frasi quasi sempre scritte con grafie
di massima scadenti. In secondo luogo, quanto l'insegnante scrive sulla
lavagna con una grafia mediocre, rappresenta sempre qualcosa di importante
per gli studenti; lo sforzo mentale ne risulta quindi aumentato. Ma, circostanza
ancor più deleteria, un alunno si trova una sola volta, durante il
giorno, nella posizione esatta rispetto alla luce che colpisce lo scritto
di una lavagna. Gli altri, intanto, si trovano di fronte ad un riflesso
che devono sforzarsi di vincere. A tutte queste difficoltà si aggiunge
il solito velo di polvere di gesso bianco, ogni molecola del quale capta
e riflette la luce, tanto che la maggior parte degli alunni si trova nella
necessità di sforzarsi per distinguere e interpretare i nebulosi
e misteriosi geroglifici che si fondono sulla splendente superficie grigiastra.
C'è quindi da meravigliarsi se lo sforzo degli occhi incomincia nelle
scuole elementari e aumenta, con l'intensificarsi del lavoro, in volume
ed importanza, durante il cammino che lo studente percorre fino all'università?
Bisognerebbe sostituire le lavagne con qualche altra cosa o, almeno, migliorarle.
Gli occhi hanno bisogno di luce, di una luce eccezionalmente buona, per
compiere il loro lavoro, specie se esso richiede particolare attenzione;
e gli studenti sono sottoposti a lunghe ore di applicazione o di lavori
speciali che richiedono una visione completa. I genitori dovrebbero dedicare
la massima attenzione alle stanze in cui i figlioli studiano e fornirle
di luce sufficiente, installandovi un lume dotato di una lampadina di centocinquanta
watt e sistemato sulla sinistra, dietro le spalle dello studente, a circa
un metro di distanza da lui. Inoltre il lume dovrebbe essere disposto ad
angolo per eliminare il riflesso prodotto dalla pagina. Anche gli impiegati
dovrebbero poter fruire della stessa quantità di luce. lampade da
tavolo con forti lampadine per leggere in casa o a letto dovrebbero rappresentare
una regola, non un'eccezione; così si porrebbe fine alla crescente
diminuzione della capacità visiva della nostra nazione. In genere,
la salute della popolazione americana è migliorata; se gli occhi
venissero usati saggiamente e trattati umanamente, migliorerebbe anche la
vista. Gli occhi amano il lavoro, ma risentono degli sforzi. La cattiva
o inadeguata illuminazione è una delle più frequenti cause
della stanchezza visiva.
Gli occhi si ribellano alle sensazioni forti e improvvise. Occorre sempre
qualche tempo perché essi si abituino a gradazioni e tipi di luce
disparati. Durante la guerra, i soldati che rimpatriavano dopo un lungo
servizio prestato nelle Aleutine trovavano la luce diurna degli Stati Uniti
terribilmente brillante. Gli occhi dei londinesi, avvezzi alle foschie e
alle nebbie, trovano la luce diurna di New York troppo vivace. Gli occhi
abituati al riflesso del sole sul mare e offuscati dalle nebbie dell'oceano,
debbono assuefarsi allo splendore del sole di alta montagna. Se si sottopongono
gli occhi agli esercizi dell'esposizione al sole, descritti nel capitolo
terzo, queste impressioni potranno essere presto dominate e l'occhio gradirà
ogni tipo di luce naturale senza provare risentimenti o fastidi.
CAPITOLO SESTO
SVILUPPO DELLA VISTA IN DISTANZA
" Circa il settantacinque per cento dei bambini sono sufficientemente
equilibrati da compiere gli studi scolastici senza rovinarsi la vista.
Gli altri escono dal cimento dell'educazione con la miopia o altri difetti
visivi.
ALDOUS HUXLEY.
LE PERSONE dalla vista corta temono non solo la distanza, ma, nel loro
intimo, perfino il dover guardare una cosa distante. Questo timore implica
uno sforzo mentale che contrae i muscoli dell'occhio, quelli cosiddetti
obliqui; e impedisce la visione da lontano. È appunto il timore di
essere incapaci di vedere ciò che la mente afferma dovrebbe esser
visto, ad elevare davanti ai nostri occhi una sorta di barriera che si frappone
tra essi e l'obiettivo della visione. Di conseguenza, anche la mente si
arresterà dì fronte ad una barriera quando dovrà interpretare
tale obiettivo.
Uno scrittore dal pensiero lucidissimo ha recentemente affermato, su
una rivista, che l'accettare la visione di un oggetto quale è, il
vederlo senza idee preconcette circa le sue caratteristiche, costituisce
la base di una buona vista. Se una persona fissa un oggetto senza essere
in preda alla paura, che è uno stato mentale, l'oggetto stesso assumerà
una forma e la mente avrà la possibilità di sviluppare l'immagine
registrata. Si raggiungerà cioè la coordinazione dell'occhio
e della mente. Dobbiamo vedere con la mente; prima con il fuoco mentale,
poi con quello visivo. In altre parole, quali che siano le condizioni della
nostra vista, impariamo a vedere meglio mentalmente che fisicamente.
CHE COS'È LA DISTANZA?
Non bisogna temere la distanza. Nel lontano 1700, il vescovo George Berkeley
scrisse che la distanza non è che una linea retta che, partendo dagli
occhi, attraversa lo spazio. È impossibile vedere la distanza e,
quindi, non dobbiamo sforzarci di vederla. Essa non è che l'espressione
di un giudizio basato sul ricordo di esperienze passate, un paragone effettuato
mediante l'immaginazione, un processo di ragionamento per mezzo del quale
possiamo concepire lo spazio e gli oggetti che vi si trovano. Ad esempio,
quando viaggiamo a bordo di una nave, se l'acqua è calma e non sono
in vista nè terre nè altri obiettivi che consentano paragoni
o valutazioni, l'orizzonte ci parrà vicinissimo. Questo perché
la mente non ha nulla a disposizione su cui dare le sue valutazioni di spazio
e di distanza. Però a qualche chilometro si scorge un faro oltre
di esso una nave, allora l'orizzonte pare spingersi sempre più lontano
e noi ci rendiamo veramente conto della sua distanza. Le nostre precedenti
esperienze ci dicono che il faro, che appare grande, deve essere vicino
e il transatlantico che, al confronto, appare piccolissimo deve essere lontano;
ciò perché sappiamo che un transatlantico è, in realtà,
molto più grande di un faro. Comprendiamo infatti che è la
distanza che crea l'illusione ottica. La distanza è quindi una valutazione
mentale, non una sensazione visiva; un problema per la mente, non per l'occhio
che si posa su un oggetto.
Il vescovo Berkeley enunciò, molti anni fa, il principio del dottor
Bates che la visione è un'attività inconscia, che non possiamo
comandare agli occhi nè volgerli in un determinato modo, nè
costringerli coscientemente a vedere in distanza poiché la distanza
costituisce un atto mentale, l'espressione di un giudizio o di una analisi
che deve prendere in esame tutti i dati di fatto presentati dall'occhio,
e Organizzarli poi nella mente.
Dovete saper distinguere mentalmente l'aspetto diverso che assumerebbe
un uomo quando fosse guardato alla distanza di un chilometro e quando a
quella di tre metri. Ci sarebbe una rilevante differenza nelle proporzioni,
nella chiarezza, nella massa, nei particolari. Dovete quindi servirvi dell'immaginazione
per decifrare ciò che vedete e stabilire che si tratta di un uomo
e non di un palo, ma di un uomo visto da una grande distanza.
LA MENTE CHE RISIEDE DIETRO L'OCCHIO
La mente che risiede dietro l'occhio normale compie tale valutazione
inconsciamente. Essa individua un oggetto, fa un'infinità di congetture
circa la sua identità e finalmente, dopo una serie di esperimenti
e di errori, la verità, corroborata dalla memoria delle cose già
viste, diviene dominio dell'occhio. Allora sopraggiunge questo pensiero:
" Ma sì, certo, è un uomo. Non potrebbe essere altro;
strano che non l'abbia riconosciuto subito! "
La mente che risiede dietro un occhio difettoso non compie un simile
lavoro; non pensa nemmeno minimamente di poter osare di compierlo. Possiede
il concetto errato che debba essere l'occhio, da solo, a portare le immagini
alla mente, e che questa debba attendere in uno stato di inerzia e di languido
ozio. Un miope ritiene che servirsi della memoria o dell'immaginazione per
agevolare la visione, non significherebbe vedere, ma indovinare. Egli, invece,
per vedere da lontano, sforza i deboli occhi e serve dei muscoli per tentare
di conquistare con la forza la visione. Questo tentativo non riesce
mai e, anzi, indebolisce il visus. invece di lasciare agire da soli
gli occhi indeboliti, nella speranza che possano identificare un oggetto,
Il miope dovrebbe lasciar agire la mente e cercare di sapere che cosa
l'oggetto ricordi, facendo poi sopravvenire la visione. È così
che si comporta l'occhio normale. Il miope dovrebbe piegarsi ad accettare
l'immagine così come gli si presenta, in modo che la mente possa
poi analizzarla ed interpretarla.
Un uomo può pensare di vedere la lettera C, ma la mente attende,
distratta, che gli occhi, lottando strenuamente, riescano a identificare
la lettera o abbandonino la partita. Invece dovrebbe dirsi: " Vedo
una lettera tondeggiante, potrebbe essere una C, una O oppure una Q ".
Poi la mente, aiutata dall'occhio, dovrebbe interpretarla. È la lotta
per colmare la distanza che determina la miopia. Conseguentemente, se vogliamo
liberare gli occhi da ogni fastidio, dobbiamo desistere dall'abitudine di
sforzarli. Sarà allora che si verificherà la visione.
È incoraggiante il fatto che nessuno sforzo può essere
costante. A volte, quando ci sforziamo di meno, la visione migliora immediatamente;
quando invece ci sforziamo di più, la visione diminuisce. Tutti.
i miopi che di tanto in tanto aboliscono gli occhiali avvertono che la visione
da lontano si svela loro, talvolta, con una improvvisa chiarezza, pari a
quella apportata dagli occhiali. Si tratta di una fuggevole parentesi di
vista normale O più che normale, probabilmente di breve durata, poiché
sopravverrà immediatamente la vecchia abitudine dello sforzo per
vedere. Però questi transitori assaggi della visione di cui godono
le persone dotate di vista normale incoraggiano il miope a sviluppare un
rilassamento sufficiente a conservare il funzionamento normale degli occhi.
Gli psicologi sono concordi nell'affermare che la paura provoca contrazione
muscolare. I due muscoli obliqui che circondano l'occhio, permettendogli
di allungarsi, sono, nell'occhio miope, contratti. Essi si allenteranno
e collaboreranno con i muscoli antagonisti, i retti, solo quando gli occhi
e la mente saranno rilassati; una buona visione, quindi, consiste nella
buona abitudine di guardare in stato di rilassamento. Le buone abitudini
possono essere acquisite solo mediante esercizi sull'uso corretto degli
occhi, in modo che questi si comportino normalmente e senza essere costretti
ad una continua attenzione. Il dottor John Dewey ci dice che la visione
avrà luogo quando gli esercizi pratici integreranno l'abitudine della
coordinazione occhio-mente fino al punto di renderla spontanea.
Gli occhi miopi provano un così grande timore della distanza da
perdere ogni velleità di vedere da lontano e lasciare che il mondo
si esaurisca, per loro, in uno spazio vicino. Questa mancanza di attenzione
mentale è una pessima abitudine. A occhi di questo tipo bisogna insegnare
a tornare a pensare in termini di distanza e ad interessarsi alle cose lontane.
Ciò rappresenta appunto il primo passo per liberarli dallo sforzo.
Un giorno una ragazza miope diceva in tono di rammarico: " Ma io
non riesco a vedere all'estremità opposta della stanza! " Le
chiesi allora: " Che cosa non riesce a vedere? Scorge la parete? Ne
abbraccia l'altezza e la larghezza? Vede la porta e le finestre munite di
persiane? Che altro c'è poi? Guardi e me lo dica"..
Ricevuto l'ordine di analizzare ciò' che vedeva, la ragazza descrisse
un quadro ad olio appeso alla parete, il soggetto in esso ritratto, una
libreria, il vaso e i soprammobili posati su di essa, un lume, una poltrona,
la scrivania e, infine l'occorrente per scrivere cioè una penna,
una matita e una riga disposte su una cartella. Le venne quindi spiegato
che il difetto non consisteva nella sua vista, ma nella sua mente, incapace
di servirsi con profitto degli occhi. La stessa alunna entrò un giorno
in una stanza della sua casa dove erano stati sistemati un divano e alcune
poltrone nuove color verde smeraldo. I mobili precedenti erano di color
marrone e sciupati, e il contrasto doveva quindi colpire l'attenzione di
chiunque conoscesse la stanza. " Le sono piaciuti i mobili nuovi, che
ha visti passando? " le chiesi. " Oh, li hanno portati? "
rispose la ragazza, sorpresa. Aveva attraversato la stanza senza notare
il cambiamento. Il divano e le due enormi poltrone non potevano sfuggire
nemmeno ad una persona miope. La ragazza si era semplicemente rifiutata
di guardare. E così che tutti i miopi trascorrono l'esistenza: le
loro menti si astengono dal guardare.
Lo sforzo oculare è questione molto delicata; non si sa mai quando
o come si verifica, nè come lo si possa reprimere. Quando ha luogo,
il male è già avvenuto. Lo sforzo depaupera il sistema visivo
del novanta per cento della sua energia nervosa. Nemmeno gli occhiali riescono
a diminuire la tensione e ad allentare i muscoli oculari, che continuano
a rimanere contratti. Gli occhiali si limitano ad assolvere il lavoro che
dovrebbero compiere i muscoli dell'accomodamento. Ma quando la tensione
è abolita e l'energia compressa viene liberata e restituita ad un
uso normale, la potenza, la resistenza e la vitalità aumentano in
modo sorprendente.
MIOPIA
(Prima di eseguire questi esercizi, togliete gli occhiali.)
i miopi debbono imparare varie cose, per poter vedere gli oggetti, in
distanza, senza occhiali:
1. L'occhio miope deve imparare anzitutto a pensare in termini di forma,
poiché è così che l'occhio normale vede: mediante paragoni.
Analizzate quello che vedete, osservate se si tratta di un oggetto grande
o piccolo, dritto o curvo, alto o basso, spesso o sottile, largo o stretto.
Gli occhi abituati a vedere le cose distanti più di tre metri come
macchie confuse, sogliono ignorare i contorni (vale a dire i precisi punti
in cui la luce abbandona l'oggetto) nè pensano mai di analizzare
le forme, ciò che agevolerebbe la mente nel compito di interpretare
l'oggetto osservato.
Un buon esercizio consiste nel disegnare, ad occhi chiusi, con l'indice,
le lettere maiuscole dell'alfabeto sul palmo della mano, e di ripetersi
il contorno sommario di ogni lettera. La A è un angolo, la B, la
C, la D, sono curve, la E è un rettangolo, la F è alta, ecc.
Rimarrete sorpresi dall'interesse che le lettere susciteranno in voi.
2. Abituatevi a scrutare un oggetto in ogni sua parte e dettaglio. Molti
miopi sogliono osservare: "Sì, ora che avete richiamato la mia
attenzione su quell'oggetto, riesco a vederlo benissimo, ma prima non l'avevo
notato". Il motivo per il quale non l'avevano notato risiede nel fatto
che i loro occhi non avevano percorso tutto l'oggetto, non si erano mossi.
Si erano completamente fissati su un solo punto, cercando di assorbirlo
come un tutto unico, di inghiottirlo, se così si può dire.
Nè gli occhi, nè la mente possono funzionare in condizioni
del genere. Essi debbono spostarsi in una rapidissima successione su ogni
parte dell'oggetto, vedendone ogni proporzione separatamente per la frazione
di un secondo, senza lasciarsi sfuggire nessuna particella.
In altre parole, insegnate agli occhi a muoversi. Un buon esercizio consiste
nel contare rapidissimamente una serie di cose. Non adatte alla precisione,
ma imponetevi di contare. Scoprirete che l'occhio, esercitandosi ogni giorno,
salterà un numero sempre minore di componenti di ogni serie di oggetti.
Quali cose dovete contare? I festoni e le ripetizioni di un modello, i fiori
di una tappezzeria, le righe di una stoffa, i libri su uno scaffale, i finestrini
di un treno o di un tram che passa, le teste degli spettatori davanti a
voi durante uno spettacolo, gli uccellini appollaiati sui fili del telefono.
Se non siete fisionomisti, ciò dipende probabilmente dal fatto
che non osservate i volti nel senso vero della parola. Insegnate alla vostra
attenzione a percorrere tutti i lineamenti, da un occhio all'altro, da un
sopracciglio all'altro, dal naso alla bocca, al mento e poi, di nuovo, agli
occhi. Paragonate la forma e l'espressione degli occhi alla forma e all'espressione
di altri occhi. Notate la proporzione o la disarmonia delle sopracciglia
e delle orecchie. Studiate il naso, la bocca, il mento. Osservate se entrambi
i lati del viso sono identici. Compiendo tale esplorazione, scoprirete particolari
affascinanti. Quando avrete visto tutto il viso, potrete rammentarlo. Gli
occhi sforzati cercano di assommarlo in un'occhiata. Si fissano su una sola
parte e, naturalmente, non riescono a ricordare il resto.
3. Insegnate alla mente ad interessarsi alla distanza e alle cose lontane.
G]i occhi miopi si sentono tanto intimiditi dagli oggetti distanti che non
vogliono correre il rischio di un insuccesso azzardando un'occhiata. Per
tale motivo il mondo si restringe intorno ad essi in un campo sempre più
limitato fino a che i miopi non pensano neppure a guardare quanto potrebbero
scorgere. Nemmeno gli occhiali riescono a correggere questa abitudine mentale.
L'occhio deve costantemente cercare la visione e il desiderio di conoscere
la risposta alla domanda: " Che cos'è? " deve essere sempre
più ardente.
4. Insegnate agli occhi a studiare la differenza tra l'aspetto di uno
stesso oggetto, visto prima da vicino, poi da lontano; a riconoscere, cioè,
le differenze create dalla prospettiva. Quelli che seguono sono esercizi
atti ad interessare gli occhi alla distanza.
ESERCIZI PER LA DISTANZA
Esercizio dei dieci birilli.
Per prepararvi, fate prima cadere sugli occhi il sole o una luce vivida,
poi effettuate il palming, estendendo il fuoco mentale per mezzo
della immagine visiva dei birilli. Disponete, nella memoria, dieci birilli
in linea retta. Colorateli accuratamente, rammentando il colore attribuito
ad ognuno di essi. Afferrate quindi una palla e seguitela mentre lascia
la vostra mano e rotola sul pavimento facendo cadere il primo birillo. Ripetete
l'esercizio finchè tutti i birillli non saranno caduti.
Esercizio dell'identificazione.
1. Sedete all'estremità di una stanza illuminata e osservate tutto
ciò che vi si trova. Incominciate col fissare i due oggetti più
vicini a voi, alla vostra destra e alla vostra sinistra, voltando la testa
prima da un lato, poi dall'altro. Ciò fatto, chiudete gli occhi e
imprimetevi nella mente l'aspetto dei due oggetti.
2. Ora allontanate un poco i due oggetti, spostando accuratamente lo
sguardo dall'uno all'altro e girando la testa da lato a lato. Chiudete gli
occhi e volgete il capo verso ciò che avete visto prima da un lato,
e poi dall'altro.
3. Rammentando quanto avete visto, aprite gli occhi, tornate a guardare
e spostate i due oggetti un po' più lontano.
4. Continuate a spostare ogni oggetto sempre più lontano, interessandovi
solo a quanto state guardando. Concentratevi su ogni particolare degli oggetti,
analizzandone la forma e afferrando quanti più dettagli potrete.
5. Presto collocherete gli oggetti in punti così lontani che non
potrete distinguerli e vi sembreranno sconosciuti. Tornate allora ad esaminarli,
avvicinandovi prima all'uno, poi all'altro. Rammentate di chiudere spesso
gli occhi, per riposarli, e di respirare profondamente e ritmicamente. Non
sforzatevi: blandite la visione; lasciate che gli occhi presentino volontariamente
quello che vogliono. Pensate a come si comporterebbe un occhio normale.
L'uno o l'altro oggetto potrà rivelarsi o nella coscienza o nella
visione. In qualsiasi modo vi si presenti, accettatelo: esso sarà
una visione più chiara.
6. Se non si verificasse nulla, avvicinatevi agli oggetti per esaminarli.
Per quale motivo non li avete visti? Avete forse analizzato in maniera poco
accurata, da lontano, la forma e la dimensione? O avete omesso di scrutarne
tutti i particolari? Che differenza passa tra i due oggetti quando sono
visti da vicino e da lontano?
7. Tornate ora alla sedia, eseguite il palming e ricordate l'oggetto
come l'avete visto quando vi siete avvicinati per osservarlo. Inspirate
profondamente, espirate ed aprite contemporaneamente gli occhi: è
possibile che abbiate la sorpresa di un lampo di visione nitida.
Non esercitatevi a lungo, bensì un poco ogni giorno. Le cose che
il primo giorno vi parranno impossibili, in seguito diverranno facili.
Esercizio del cinematografo.
Il cinematografo rappresenta un buon esercizio per sviluppare la visione
in distanza. Guardate lo schermo senza occhiali, dopo esservi seduti nei
posti più centrali della prima o della seconda fila, e cioè
tanto vicino da non sforzarsi gli occhi. Rammentate di battere spesso e
palpebre, di respirare e di percorrere con sguardo tutto lo schermo, osservando
ogni particolare. Di tanto in tanto, chiudete gli occhi per qualche tempo
o fissate il buio per concedere loro il riposo determinato dal contrasto
luce-oscurità. Se il soggetto del film si svolge all'aperto, profittate
di ogni occasione per fissare lo sfondo, la distanza che la pellicola offre.
Contrariamente a quanto comunemente si crede, il cinematografo è
utile agli occhi e può essere sfruttato per correggere una vista
miope. Poiché i film si fondano sul movimento, è impossibile
tenere lo sguardo fisso e questo agevola, di conseguenza, il movimento degli
occhi. Se, la prima volta che assistete alla proiezione senza occhiali,
sarete in prima fila, scoprirete che, col passar delle settimane, potrete
sedere sempre più distanti dal telone. Prima di ogni vostra previsione
potrete sedere nella prima fila della galleria e vedere benissimo il film.
Guardare dall'alto riposa sia gli occhi che il collo. E il vostro cavaliere
ipermetrope tornerà a sedersi volentieri accanto a voi.
Ricordate la nostra regola: "Il riposo è la prima cosa! "
e non stancate gli occhi. Se il programma include due pellicole, non avrete,
in principio, la resistenza necessaria a trascorrere tutta la serata senza
occhiali. Siete stati per troppo tempo schiavi delle grucce. Dovrete quindi
o effettuare il palming oppure rimettere gli occhiali. Quando però
gli occhi si saranno maggiormente abituati a lavorare privi di lenti, potrete
farne a meno, senza stancarvi per periodi sempre più lunghi. Se è
possibile, atteggiate il capo in modo da poter guardare lo schermo dall'alto
in basso; guardate senza sforzarvi e non dimenticate di respirare regolarmente!
Eccellente esercizio è quello di recarsi al cinema da soli per
vedere un film interessante, poi rivederlo, effettuare il Palming e
seguire mentalmente la pellicola, limitandosi ad ascoltare. Quando scosterete
il palmo delle mani dagli occhi, la vostra visione sarà sicuramente
più vivida.
Esercizio del gioco delle bocce.
Per la messa a fuoco e lo sviluppo della vista, il gioco delle bocce
è impareggiabile I moderni campi di bocce sono bene illuminati e
ben ventilati. Se il giocatore fissa la palla mentre porta la mano indietro
prima del lancio e poi passa rapidamente lo sguardo dalla palla ai birilli;
se, in altre parole, porta prima la palla indietro per prendere la mira
e poi la osserva mentre la lancia, la mira ne risulta migliorata gli occhi
seguiranno la palla in movimenti fino a che essa non raggiungerà
i birilli.
Per gli occhi miopi un altro eccellente esercizio è quello di
lanciare un rapido sguardo ai birilli rimasti in piedi e calcolare quanti
sono. Col procedere del gioco, questo calcolo diverrà sempre più
esatto.
Anche il registrare il punteggio può arrecare benefici. In alcuni
moderni campi di bocce, il punteggio, tracciato a matita a tavolino, splende
simultaneamente su uno schermo luminoso, sito lontano da chi effettua il
computo dei punti.
Confrontando le cifre vergate a tavolino con quelle che brillano sullo
schermo, in distanza, si compie uno splendido esercizio visivo che apporterà
agli occhi miopi diversi lampi di visione distinta.
Esercizio del palo telefonico.
Prima e dopo questo esercizio, effettuate il palming ed esponete
gli occhi al sole o alla luce.
1. Scegliete un punto della strada in cui possiate scorgere una lunga
fila di pali telefonici. Con l'attenzione fissa sul primo palo e il viso
volto al punto prescelto, spostate lo sguardo, sollevando il capo, lungo
la parte sinistra del palo fino alla sommità, poi fatelo discendere,
lungo la destra, fino a terra. Notate quanti più dettagli potrete.
Ad esempio i nodi o le fessure nel legno, vicino al terreno, le sbarre trasversali,
più in alto, e gli isolatori di vetro alle loro estremità.
2. Contate i fili e passate poi ai fili del palo vicino.
3 Concentrandovi, ripetete lentamente l'osservazione del secondo palo
come avete fatto col primo.
4. Paragonate il secondo al primo: rendetevi conto che esso è
più lontano, assaporate la sensazione della distanza.
5. Chiudete gli occhi, riposate e respirate.
6 Quando riaprite gli occhi, passate dal primo palo al secondo percorrendo
con lo sguardo i fili, avanti e indietro, diverse volte.
7. Passate al terzo palo e ripetete l'esercizio.
Otterrete ogni giorno immagini sempre più chiare e particolareggiate,
e ad un certo punto potrete esaminare il settimo e l'ottavo palo meglio
di quanto, inizialmente, non abbiate esaminato il primo e il secondo.
Esercizio del gioco delle carte.
Questo esercizio mira a far accettare agli occhi l'aspetto che le cose
familiari assumono in distanza. Prima e dopo averlo eseguito, esponete gli
occhi al sole o alla luce.
1 Prendete due mazzi di carte e prelevate da ognuno di essi tutte le
picche. Disponete le carte di un mazzo, in scala, contro una parete, in
terra o su un tavolo, in modo da poterle vedere da lontano.
2. Proiettate su di esse una forte luce e sedetevi a una distanza tale
da non potete distinguere con eccessiva chiarezza le singole figure.
3. Stringendo in una mano le picche de altro mazzo, scegliete l'asso
ed esaminatelo accuratamente, in ogni suo dettaglio, portandolo prima vicinissimo
al naso, quindi reggendolo col braccio teso e paragonando diverse volte
la visione da vicino e quella da lontano.
4. Chiudete gli occhi delicatamente e rammentate come l'asso vi appare
quando è tenuto col braccio disteso; respirate profondamente aprite
gli occhi e fissate, mentre espirate, l'asso contro la parete. Scrutatelo
attentamente come avrete scrutato quello che avete in mano.
5. Se siete troppo distanti per individuare la carta, dopo qualche tentativo,
avvicinatevi un poco. Non sforzatevi!
6. Continuando ad esaminare le carte, il due, il tre, il quattro, e via
dicendo, potrete forse allontanarvi di nuovo e individuare le singole figure
ugualmente bene. Avvertimento: invitate la visione; non fissate,
non sforzatevi. La visione è un impulso. Non potete esercitare imposizioni.
Se vi rilassate ed espirate, l'otterrete. Non socchiudete le palpebre; non
corrugate le ciglia per cercar di vedere chiaramente. Ciò sarebbe
un barare, un ingannare la visione, e rappresenterebbe un danno per gli
occhi.
7. Quando una carta vi appare chiaramente, percorretela con una rapida
occhiata. Fissandola, annullereste la chiarezza della vostra visione. Muovete
lo sguardo. contando ogni segno, e osservate bene i quattro angoli. Ciò
intensificherà la visione.
8. Quando vedete chiaramente una carta, passate rapidamente lo sguardo
su tutta la fila. La chiarezza della visione potrebbe durare sia per alcune
carte che per tutte.
Man mano che progredite nel modo di usare gli occhi e sarete ricompensati
da una migliore visione, potrete variare l'esercizio. Scegliete altri semi
(i rossi riusciranno più difficili) oppure mescolate i semi che avete
in mano e riconoscete la carta gemella in distanza. Potrete anche mescolare
entrambi i semi. Mescolate infine i mazzi e servitevi di tutti i semi dall'asso
al cinque. Ogni volta che avvertite sforzo o stanchezza, non allontanatevi
troppo dalle carte, anzi, avvicinatevi. Rammentate che lo scopo dell'esercizio
è quello di confrontare, l'aspetto che la stessa cosa assume quando
è vista da vicino e quando da lontano; si tratta, insomma, di un'attività
mentale.
Inventate nuovi esercizi per imparare:
1. a pensare alla forma;
2. a percorrere interamente con lo sguardo un oggetto;
3. ad interessarvi alla distanza;
4. ad analizzare la prospettiva.
Ricordate: la noia annulla la visione perché uccide l'interesse.
Interessatevi sempre a tutto ciò che vi circonda. Ravvivate l'interesse
che portate al vostro mondo particolare.
Gli occhi miopi si lasciano sfuggire un'infinità di particolari,
che pure sono nel loro campo visivo, perché omettono di guardarli.
Pensate a guardare! Analizzate poi la cosa che guardate: sostenete la visione
con la mente. Guardate con interesse e attenzione; il contrario, cioè,
del fissare e del sognare ad occhi aperti.
Esercizi del calendario.
Preparazione: Attaccate il calendario allegato a questo libro
ad un attaccapanni, in modo che si trovi in buona luce e ad una giusta distanza
da voi. (Il calendario dovrà essere stirato con un ferro caldo perché
sparisca ogni piega della carta.) Questo esercizio, che è stato ideato
da Huxley e va eseguito in casa, dà eccellenti risultati poiché
costringe gli occhi a muoversi rapidamente prima nella visione da vicino,
poi in quella da lontano, e fa sì che in ambedue i casi essi si centralizzino.
È un esercizio divertente. La mente, interessata, cessa di affaticarsi
nè è sottoposta a sforzi; gli occhi sono quindi liberi da
ogni contrazione visiva.
Imparate a compiere giochi di destrezza con due palle di gomma o, se
non avete le palle a portata di mano, con altri due oggetti rotondi. Tenete
una palla in ogni mano. Lanciate una palla in alto con la destra e afferratela
con la sinistra che avrà nel frattempo passato rapidamente l'altra
palla nella destra, e sarà pronta a ricevere quella che discende.
Sembra una faccenda complicata, ma un po' di esercizio vi renderà
abili giocolieri. Inizialmente tenderete a guardare in alto in attesa della
palla, tenendo lo sguardo fisso. Badate, invece, di seguire con l'attenzione
e con lo sguardo la palla mentre sale e scende. Seguitela mentre è
lanciata da una mano e ricade nell'altra, e non sbaglierete mai perché
diventerete giocolieri provetti.
Esercizio A: Effettuate anzitutto il palming ed esponete
gli occhi alla luce o al sole. Collocatevi quindi ad una giusta distanza
dal calendario, di fronte ad esso, la testa alta. Seguite con lo sguardo
la palla, il naso puntato verso di essa, dal momento del lancio a quello
in cui ricadrà nella sinistra; subito dopo, guardate in fretta il
numero 1 del calendario fissando lo sfondo bianco che appare ai suoi due
lati Chiudete gli occhi, ondeggiate e respirate regolarmente. Lanciate la
palla due volte e fissate lo sfondo bianco all'uno e all'altro lato del
numero 2. Chiudete gli occhi, ondeggiate e respirate regolarmente. Lanciate
la palla tre volte e ripetete il solito procedimento col 3, aumentando il
numero dei lanci man mano che leggete le cifre più alte. Bisogna
assolutamente reprimere la tentazione di spostare lo sguardo dalla palla
al numero prima di aver osservato il giro completo della palla da una mano
all'altra. Mentre giocate, è probabile che i numeri vi appaiano più
chiari. In tal caso, arretrate di un passo. Coll'andar dei giorni potrete
forse arretrare di vari altri passi. Per rafforzare un occhio debole, eseguite
l'esercizio tenendo quello più forte bendato, ma procurando che,
sotto la benda, esso resti aperto.
Immedesimatevi nel gioco, e, mentre le lanciate, spostate sempre lo sguardo
dalle palle al calendario.
Esercizio B (Eseguite il palming ed esponete gli occhi
al sole o alla luce).
Per questo esercizio avvertirete forse la necessità di avvicinarvi
al calendario perché dovete essere in grado di vedere i numeretti
dei due mesi che si trovano in basso. Eseguite gli esperimenti per la distanza
e scegliete una posizione che vi permetta di leggere senza sforzo anche
se i numeri non vi appaiono completamente chiari.
Lanciate ora una volta a palla, guardate l'1 grande, quindi portate celermente
lo sguardo prima sull' 1 piccolo del mese di sinistra e infine, sempre rapidamente
sull1 piccolo del mese di destra. Chiudete gli occhi, ondeggiate e respirate
profondamente.
Lanciate la palla due volte e guardate prima il 2 grande poi, sempre
rapidamente, il 2 piccolo di sinistra e il 2 di destra. Chiudete gli occhi,
ondeggiate e respirate.
Dopo la lettura di ogni numero, chiudete sempre gli occhi e ondeggiate.
Fermatevi prima di avvertire stanchezza ed eseguite il palming.
Esercizio C. lì globo oculare si allunga come una macchina
fotografica; per i primi piani, l'occhio miope assolve bene il suo compito.
Deve invece imparare ad appiattirsi, vale a dire a raccorciarsi nell'asse;
come una macchina fotografica per le vedute da lontano. L'esercizio che
segue è stato ideato per insegnare ai muscoli che appiattiscono e
allungano il globo oculare a prestare la loro collaborazione in modo che
il globo oculare miope possa cambiare di forma e divenire da lungo appiattito,
acquistando così là capacità di vedere le cose distanti.
1. Prendete un calendarietto che corrisponda, per la disposizione dei
giorni del mese, al calendario grande e, come preparazione, eseguite il
palming e la esposizione al sole. Se questo manca, esponete gli occhi
chiusi ad una luce artificiale. Sedetevi di fronte al calendario grande,
ma ad una distanza che non vi consenta di vederne con chiarezza i numeri
più marcati.
2. Portate il calendarietto alcuni centimetri davanti al volto e fate
scorrere lo sguardo ai due lati del numero 1 ivi stampato, spostandolo rapidamente
sul numero 1 distante.
3. Chiudete gli occhi, ondeggiate e respirate. Non preoccupatevi se il
numero lontano non diventa immediatamente chiaro. Non insistete, non tentate.
La visione migliorerà mentre voi passerete in rassegna tutta la serie
dei numeri.
4. Guardate ora lo sfondo bianco che compare ad ogni lato del numero
2 del calendarietto e ripetete l'osservazione per il 2 del calendario lontano.
5. Chiudete gli occhi, ondeggiate e respirate. Attenti a non trattenere
il respiro, guardando. Continuate nello stesso modo con ogni numero e scoprirete
che gli occhi avranno la sensazione di guardare lontano. Che questa sensazione
sia piacevole, gli occhi lo dimostreranno fornendovi una visione più
chiara.
Rammentate, e questo vale per tutti i nostri esercizi, che il tempo dedicato
al riposo non è mai sciupato. La visione si avvantaggia del riposo
e l'occhio è conseguentemente in grado di assolvere maggiori compiti.
Quanto vi abbiamo suggerito non è che l'inizio degli esercizi
per occhi miopi. E difficile, per un miope, eseguire tali esercizi da solo.
Se potesse ricorrere all'aiuto di un amico o di un parente comprensivo che
leggesse le nostre istruzioni e ne sorvegliasse l'attuazione, ciò
gli sarebbe di grande aiuto ai fini del raggiungimento della visione normale.
GLI OCCHIALI
Spesso i nostri allievi miopi ci chiedono :"Dovrei togliermi gli
occhiali immediatamente e non inforcarli mai più?" La risposta
è: no. Non lasciate gli occhiali se non quando la vostra vista non
sia in grado di funzionare ugualmente senza di essi. certo che non vi avvicinereste
mai ad uno storpio, desideroso di imparare a camminare, per afferrargli
le grucce e gettarle via. Gli insegnereste invece a servirsi gradualmente
delle membra e ad acquistare una resistenza capace di farlo rimanere in
piedi e di farlo camminare senza aiuto. Allora sì che lo storpio
non avvertirebbe più il bisogno delle grucce. Analogo ragionamento
vale per gli occhiali; col rafforzarsi della visione saranno frequenti le
occasioni in cui non avvertirete il bisogno degli occhiali. Dobbiamo emancipare
gli occhi dalle grucce a misura che la visione si sviluppa. Normalizzandosi
la vostra visione e risultando gli occhiali da voi usati troppo forti, dovrete
consultare l'oculista circa l'opportunità di passare a lenti più
deboli.
Gli occhi miopi vedono bene da vicino. Per essi non è quindi gravoso
leggere anche una stampa minuta, purché il libro sia tenuto abbastanza
vicino. Leggere da vicino con lenti da miopi riservate alla visione da lontano
equivale a, leggere un libro col binocolo. Cercate invece di leggere ad
occhio nudo. Mentre la visione da lontano si andrà regolarizzandosi
scoprirete che gradualmente potrete allontanarvi il libro dagli occhi, sino
ad una distanza normale.
Avvertimento: non arrischiatevi a guidare l'automobile privi di
occhiali, a meno che non abbiate superato l'esame di guida senza lenti.
Rammentate che, finchè non raggiungono un grado di vista sufficientemente
acuto, gli occhi sono non soltanto lenti nella percezione ma pigri nei movimenti.
Nel pieno del traffico, gli incidenti si verificano in una frazione di secondo.
Noi non imponiamo di togliere gli occhiali quando si guida; noi ricostituiamo
il visus. Sarà lo stato ad esentarvi dall'obbligo delle lenti
quando avrete acquistato una visione sufficiente a superare l'esame di guida.
Gli occhi miopi in fase di rafforzamento, possono servirsi di occhiali
forti per scorgere un oggetto che è al di là del loro campo
visivo; non diversamente il capitano d'una nave si serve del binocolo per
scorgere cose che sfuggono alla vista di occhi normali. Siate giudiziosi:
non correte rischi ed evitate gli sforzi. Vi sono molti luoghi e molte situazioni
che non richiedono una concentrazione mentale, e un occhio miope può
servirsi del proprio potere a suo piacimento; ad esempio, quando ci si veste,
al mattino.
CAPITOLO SETTIMO
SVILUPPO DELLA VISTA DA VICINO
" Che vale ad un uomo conquistare il mondo intero e divenirne il
padrone se soffre di ulcera gastrica... e deve usare lenti bifocali? JOHN
STEINBECK.
Ai nostri giorni, quasi tutte le persone sui quarant'anni si avvedono
che, leggendo, avrebbero bisogno o di braccia più lunghe per reggere
il libro o di una visione migliore per decifrare i caratteri. Gli occhi
che incontrano difficoltà nella lettura possono essere ipermetropi
o astigmatici, ovvero possono presentare quella che i dottori chiamano presbiopia
o " vista dell'età avanzata ". Tali difetti vengono attribuiti
all'indurimento del cristallino. Gli occhi che ne sono affetti sostano a
lungo sulle righe della stampa e non sanno muoversi come gli occhi normali.
Possono però imparare a farlo. Possono cioè ringiovanire la
loro visione imparando a leggere in stato di rilassamento. È la tensione,
non l'età ad influire sulla visione da vicino. Quasi tutti conosciamo
persone d'età avanzata che hanno conservato la capacità di
leggere senza occhiali. Persone che hanno visitato il Belgio prima della
guerra, hanno narrato che le vecchie beghine dei conventi, cui si debbono
i famosi pizzi di Bruxelles e che hanno trascorso l'intera vita eseguendo
tali lavori, non portano occhiali pur avendo Ottant'anni o più. Esse
hanno lavorato in condizioni eccellenti di illuminazione (naturalmente,
più alla luce del giorno che a quella artificiale) e senza che sforzi
mentali, ambiziosi o costrizioni influissero sui loro nervi. E, questo,
un meraviglioso esempio di ciò che gli occhi umani possono compiere
quando, durante la loro attività, ci si mantenga in stato di rilassamento.
La tensione è la causa dell'incapacità di leggere; si tratta,
più precisamente, della tensione dei quattro muscoli retti che appiattiscono
l'occhio. Quando, in seguito ad un rilassamento mentale, i muscoli retti
si distendono, i due muscoli antagonisti, gli obliqui, sono capaci di assolvere
il loro compito che consiste nel provocare l'allungamento del globo oculare.
Ciò rende possibile una lettura facile, comoda e non accompagnata
da sforzi. Il cristallino rimane quello che è e il fatto che sia
duro o morbido è una circostanza evidentemente irrilevante giacche
è possibile leggere sia nell'uno che nell'altro caso. Se il rilassamento
viene praticato con serietà e tenacia, una buona visione da vicino
può divenire una capacità permanente quale che sia la nostra
età. Per esprimerci in termini più tecnici, diremo che gli
occhi che hanno perduto i loro potere di accomodamento dovrebbero essere
rieducati per recuperarlo.
CINQUE REGOLE
(eccellenti per chiunque poserà la cosiddetta vista dell'età
avanzata.)
1. Stabilite di respirare più profondamente e con maggiore frequenza
quando vi servite degli occhi per guardare da vicino. Respirate quando guardate!
2. Mentre leggete, cercate di conservare una sensazione di morbidezza
nei globi oculari, allentando la palpebra. Ciò ridurrà la
pressione orbitale esercitata sui globi, liberando gli occhi dall'abitudine
di restare socchiusi (vedi capitolo nono). Chiudete gli occhi spesso per
accertarvi che questa morbidezza permanga e, qualora l'abbiate persa, per
riacquistarla.
3. Battete spesso le palpebre e lubrificate gli occhi. In tal modo gli
occhi non proveranno, durante la lettura, la sensazione di essere pieni
di sabbia o di pagliuzze.
4. Ogni volta che, durante il giorno, volgete gli occhi verso qualche
punto lontano, gettate a titolo di compenso, una rapida occhiata a qualche
cosa che vi sia vicina: ed esempio alle unghie o all'orologio da polso.
5. Abituate gli occhi a misurare e a controllare gli oggetti che guardate
Ciò migliorerà il vostro potere di osservazione, radicando
in voi l'abitudine di muovere gli occhi quando li applicate alla visione
in distanza, che vi riesce più agevole. Il risultato sarà
che gli occhi finiranno col conservare questa abitudine durante la visione
da vicino, che è per voi più difficoltosa.
Il primo passo della rieducazione consiste nella eliminazione dello sforzo
mentale, sforzo che determina la contrazione degli occhi. Ricorrete perciò
agli esercizi spiegati nel capitolo quarto per riacquistare il rilassamento
mentale. Gli occhi del tipo di quelli di cui ci stiamo occupando, hanno
sia lo sguardo mentale che quello fisico alterato, perché chi se
ne serve pensa e legge fissando successivamente ogni punto di uno scritto.
Dobbiamo istradare la mente e la visione e leggere bene sia con la mente
che con gli occhi. Anche coloro che praticano il metodo ortodosso hanno
adottato questa teoria e insegnano ora che " vedere qualcosa è
più importante della acutezza visiva ".
Il passo seguente consiste nel provocare il rilassamento degli occhi.
Eseguite tutti gli esercizi di rilassamento del capitolo nono e specialmente
quelli mattutini, poiché sono proprio gli occhi presbiti ad avere
bisogno di allentarsi e di aprirsi, allo scopo dì risparmiare alla
sommità del globo oculare il peso delle palpebre e delle sopracciglia
abbassate.
Riservate particolare importanza all'esposizione al sole e ai palming.
Cosa strana, proprio le persone che ne hanno più bisogno si ribellano
all'esposizione al sole e lesinano il tempo occorrente per sviluppare il
rilassamento mediante il palming. Ma la tenacia recherà, con
l'andare del tempo, l'accettazione della luminosità solare e il godimento
della calma originata da un palming ben riuscito.
SUGGERIMENTI PER GLI OCCHI DELLE PERSONE ANZIANE
Effettuate l'ondeggiamento dell'elefante alla luce o prendendo un bagno
di sole. Questa attività fisica placa i nervi e rende il palming
più gradito. E non fate che il palming vi annoi o, peggio
ancora, non costringetevi a rimanere immobile per un mero sforzo di volontà:
dovete evitare di tormentarvi al pensiero delle molte cose che potreste
fare in quel periodo di riposo di dieci minuti. Rammentate che un po' di
rilassamento rappresenta un effettivo guadagno di tempo. Dopo un palming
ben riuscito, il vostro pensiero sarà meglio organizzato, la
vostra azione diventerà più efficiente e l'esplicazione delle
vostre mansioni richiederà un tempo minore. In altre parole, non
agitatevi inutilmente, nè in senso mentale nè in senso fisico.
Accendete la radio e captate qualche musichetta, qualche conversazione,
qualche commedia interessante, tenendo il palmo delle mani appoggiato sugli
occhi serrati, in una posizione tale da formare una coppa scura e calda
su ogni occhio. Appoggiate i gomiti su un cuscino, in modo che le braccia
non si stanchino. Mantenete la mente agile, interessata e lieta. Di tanto
in tanto, respirate profondamente, decisi a godere di questo momento di
riposo.
Eccovi così pronti a servirvi degli occhi. Rammentate sei cose:
1.Evitate qualsiasi tentativo di vedere la stampa, poiché quanto
più tenterete di farlo, tanto più i caratteri si offuscheranno
e vi riuscirà penoso o impossibile leggere.
2.Non ricorrete ad alcun trucco, ad alcuna pressione o distorsione delle
palpebre e delle sopracciglia per distinguere meglio la stampa. Simili artifici
sono deleteri per l'occhio: ne annullano il miglioramento e gli impediscono
di acquistare definitivamente una buona visione.
3.Rammentate che la memoria di una visione imperfetta od offuscata renderà
la visione ancora più imperfetta; non permettete perciò alla
mente di sostare su ricordi di aberrazioni astigmatiche. Chiudete invece
gli occhi e ricordate qualche cosa vista precedentemente ma chiara e nettamente
definita. Indirizzate la mente verso il ricordo di una vista perfetta.
4. Durante la lezione esponetevi al sole o alla luce, ed eseguite frequentemente
il palming. Riposatevi prima ancora di essere stanchi. Conoscerete
certo il vecchio detto che afferma " è meglio prevenire che
curare ". Dite invece: " se ci si riposa prima di essere stanchi
non ci si esaurisce mai ".
5. Procuratevi la luce migliore di cui potete disporre (migliore di tutte
quella solare specie se cade sulla pagina di stampa); dunque, una buona
luce diurna o il suo equivalente, cioè una forte luce artificiale
(vedi capitolo quinto). Se farete sì che il sole cada sulla pagina,
questa dovrà essere inclinata, in modo da non ricevere riflessi.
6. Leggendo, ricorrete frequentemente agli esercizi mentali, ottimi per
il rilassamento e per allentare la tensione dei muscoli oculari.
Un'eccellente preparazione per l'esercizio di lettura dopo l'esposizione
al sole e il palming è l'esercizio del calendario. descritto
nel capitolo sesto. Quando vi servite del calendarietto, (esercizio C) passando
lo sguardo dai numeri piccoli a quelli grandi, in distanza, non usate inizialmente
un calendario troppo piccolo, ma uno che possiate vedere facilmente. Se
necessario, potrete leggere il calendario tenendo il braccio disteso. Col
passare dei giorni, potrete avvicinarlo agli occhi man mano che la visione
migliorerà. Guardate l'1 del calendario che avete in mano e il corrispondente
numero del calendario lontano, poi tornate al calendario vicino. Questo
movimento offre al globo oculare appiattito due occasioni di allungarsi,
per la visione da vicino, ogni volta che spostate lo sguardo. Badate di
chiudere gli occhi, di ondeggiare e di respirare dopo ogni serie di spostamenti
dello sguardo. Guardate ogni volta i numeri con disinvoltura, senza tenere
gli occhi fissi e senza pretendere la chiarezza. Accettate quanto vi si
presenta al primo sguardo, chiarendo, quando chiudete gli occhi per riposare,
la vostra immagine mentale del numero considerato.
Leggere significa interpretare segni neri su spazi bianchi o viceversa;
la lettura è, in altre parole, il contrasto tra il nero e il bianco.
Prima di ogni altra cosa, quindi, insegniamo agli occhi a guardare e a rilevare
il bianco. Estraete la tavola 1 dalla busta della copertina posteriore del
volume e volgetela dalla parte bianca. Esponete questo foglio bianco al
sole o ad una buona luce, tenendolo innanzi al viso e fate scorrere lo sguardo
da un angolo della superficie a quello opposto, avanti e indietro. Avete
automaticamente tenuto la tavola distante? Cercate di avvicinarla sempre
di più mentre continuate a scorrerla con lo sguardo. Questo non può
arrecarvi fastidio, anche se tenete la tavola molto vicino, giacche guardate
soltanto una superficie bianca e, quindi, non entrano in campo nè
gli occhi nè la mente. Il globo oculare, però, si allunga
ugualmente per effetto della vicinanza della tavola.
Non tentate nulla, non sforzatevi, fate soltanto scorrere lo sguardo
sulla tavola. Quando avrete la sensazione del bianco, chiudete gli occhi
e rammentatelo, continuando, mentalmente a scorrere la tavola con lo sguardo.
Imparate a percorrere le piste: quando aprite gli occhi, voltate la tavola
dalla parte opposta quella che corrisponde ai " Principi di esercizi
oculari ". Invece di leggere, fate scorrere la visione sull'intervallo
bianco che separa le singole righe dei paragrafi a caratteri minuti che
figurano in calce alla tavola, spostando anche lo sguardo da un margine
all'altro del foglio. Non fate tentativi, ma lasciate scorrere lo sguardo
e aprite e chiudete gli occhi alternativamente, come avete fatto col retro
della tavola. Alla fine, gli spazi bianchi tra le righe a caratteri minuti
scintilleranno come se fossero piccole piste. In un primo tempo, è
probabile che teniate il foglio piuttosto lontano dagli occhi. Per la distanza,
lasciatevi guidare dalla vostra comodità e non sforzate mai la visione.
Se questa si svilupperà, vi parrà che la tavola si avvicini
da sola. La stampa dovrebbe sembrarvi tanto più chiara quanto più
vi approssimerete alla fine della tavola. Contrariamente alle teorie tradizionali,
la lettura di caratteri a stampa minuti richiede uno sforzo più lieve
che non la lettura di grossi caratteri, poiché lo spazio che occorre
dominare è minore e quindi non ci si stanca. Rammentate di respirare
regolarmente e di battere spesso e leggermente le palpebre. Cercate di evitare
agli occhi il peso delle sopracciglia e delle palpebre.
Ora percorrete le piste bianche tra i paragrafi 9, 10 e 11, alternando
questo movimento a ondeggiamenti ad occhi aperti e chiusi. Rammentate di
respirare regolarmente e non cercate di leggere. Non si tratta di un esercizio
di lettura, ma di un espediente per distendere i muscoli contratti. Man
mano che gli spazi tra ogni gruppo di righe stampate diventano bianchi,
spostate l'attenzione sugli spazi più larghi dei gruppi superiori.
Continuate ad alternare ondeggiamenti ad occhi aperti ad ondeggiamenti ad
occhi chiusi, e badate alla respirazione. Quando sarete arrivati agli spazi
più ampi, sarete forse sufficientemente rilassati per leggere. Percorrete
le piste lentamente, lievemente e riflessivamente. Concentrate l'attenzione
sullo sfondo bianco e non sulla stampa. L'osservazione di una superficie
uguale richiede uno sforzo così lieve che, praticandola, il vizio
di rifrazione diminuisce e scompare addirittura.
Quando sarete capaci di leggere, tenete la tavola a una distanza a voi
comoda e continuate a muovere lentamente il capo, da lato a lato. Lasciate
però che gli occhi corrano quanto vogliono. Infatti tanto più
celere è la lettura, tanto minore è lo sforzo, giacche non
si contrae l'abitudine di tenere lo sguardo fisso. Siate o no stanchi, chiudete
gli occhi alla fine di ogni paragrafo o anche più spesso, se ne avvertite
il bisogno. Il tempo dedicato al riposo non è mai sciupato. Chiudete
gli occhi, riposate e ondeggiate. Rammentate tutto ciò che avete
visto, respirate e tornate alle parole, giacche potrete continuare. La memoria
apporta la visione e un respiro profondo libera dalla tensione.
Passate in rassegna le vostre abitudini visive. Le palpebre e le sopracciglia
si sono forse abbassate per aiutarvi a vedere la stampa con chiarezza? Male,
male! È una visione alterata! Tenete gli occhi aperti. Aperti, ma
come? Non certo sbarrati fino alla fissità. Alzate il viso e percorrete
con lo sguardo il soffitto, da parete a parete. Ora saprete come dovrete
tenere aperti gli occhi e potrete rileggere la prima riga.
Notate bene che v'è differenza tra battere le palpebre e chiudere
gli occhi. Guardate la prima parola, contrassegnata dal paragrafo 1, e battete
lievemente le ciglia. Gli occhi rimangono a fuoco, la palpebra si limita
semplicemente ad abbassarsi e ad alzarsi. Chiudete ora gli occhi, lievemente,
e, con un respiro, tornate alla stessa parola. Vi parrà che gli occhi
tornino a fuoco da luoghi lontani, con un senso di riposo più completo.
Rammentate, quindi, di battere spesso le palpebre e di chiudere gli occhi
almeno al termine di ogni paragrafo.
Se non vi sentite perfettamente a vostro agio e avvertite spesso la necessità
di riposare, eseguite questi esercizi con un occhio solo alla volta, fino
a quando non vi renderete conto di essere più forti e di poter usare
ambedue gli occhi. Prima, però, di usarli entrambi contemporaneamente,
esponeteli al sole ed eseguite prima il palming poi, riposando, l'ondeggiamento
del " disco di metallo ".
Questi esercizi, eseguiti con garbo, con riflessione e quotidianamente,
dovranno con assoluta certezza rilassarvi gli occhi. Verificatosi il rilassamento,
la visione potrà migliorare.
I RITAGLI
Molte persone che non riescono a leggere, non conoscono la forma delle
lettere di cui le parole si compongono. Ora, riesce sempre difficile vedere
cose non familiari. Prima, quindi, di passare ad un altro esercizio, eseguite
il seguente esperimento. Munitevi di carta e matita e, senza avere sotto
gli occhi nè libri nè giornali, scrivete tutte le lettere
minuscole imitando i caratteri a stampa. Se non farete attenzione, mescolerete
le lettere maiuscole a stampa ad altre in corsivo o, almeno, non riuscirete
a ricordare la forma di talune lettere. È vero? E la b, la
q, la r, la g, la d, la i, le avete scritte bene? Ecco, avete,
per anni ed anni, letto parole composte di lettere a voi non familiari.
Estraete ora la tavola 2 dalla busta della copertina del libro ed esaminate
le lettere. Compite l'esame nella maniera che vi dirò e le lettere
vi si imprimeranno nella mente per sempre. Guardate il ritaglio bianco o
cavità che splende nella c. Chiudete gli occhi e rammentate la forma
della parte bianca. Tornate ancora a guardarla poi passate alla a. Chiudete
gli occhi e ricordate; aprite gli occhi, guardate di nuovo e passate alla
i. Guardate il bianco che si trova sotto il puntino alla sinistra e alla
destra della i. Chiudete gli occhi, pensate e tornate a guardare, continuando
finche non siate giunti al limite consentito dalla vostra vista. Ora, leggerete
con maggiore facilità le parole della tavola 1. Provate adesso di
nuovo a leggere il paragrafo 1. È più chiaro?
I vostri globi oculari si rifiutano forse di allungarsi e di accettare
la vicinanza della pagina bianca? Imponete loro il seguente esercizio:
ESERCIZIO DELL'AVVICINAMENTO
1. Coprite un occhio con il palmo della mano (ma senza premerlo, in modo
che possa aprirsi insieme al compagno) e distendete il palmo dell'altra
mano, allo stesso modo di una chiromante che interpreta le linee.
2. Tenendo il braccio teso, percorrete con lo sguardo, ripetutamente,
tutte le piccole linee tracciate sul palmo.
3. Chiudete gli occhi e continuate mentalmente a scrutare la mano e a
ricostruire le linee che avete osservato.
4. Respirate, avvicinate la mano al volto, aprite gli occhi e tornate
a guardare.
5. Ripetete: scrutare la mano, chiudere gli occhi, rammentare di avvicinare
il palmo finche non sia prossimo al naso. Potrete tuttora scorgere qualche
linea e senza alcuno sforzo, perché avete gradualmente allungato
il globo oculare.
6. Ripetete ora l'esercizio con l'altro palmo e l'altro occhio.
7. Riposate esponendo gli occhi al sole o alla luce ed eseguendo il palming.
8. Ripetete l'esercizio con entrambi gli occhi. Dovreste essere immediatamente
in grado di leggere meglio. Avvertimento: guardando con entrambi
gli occhi non tentate di portare il palmo troppo vicino al naso, come facevate
quando eseguivate l'esercizio con un occhio alla volta; potreste avvertire
un senso di disagio.
Quando avrete compiuto con successo questo esercizio, potrete permettervi
di passare a quello delle impronte digitali.
ESERCIZIO DELLE IMPRONTE DIGITALI
1. Coprite un occhio col palmo di una mano. Allungate il braccio destro
e fissate il polpastrello dell'indice in modo da individuare e scrutare
i minuscoli solchi che di solito interessano gli esperti di impronte digitali.
2. Chiudete gli occhi, rammentate i particolari che avete appena notato
e, sempre ad occhi chiusi, avvicinate l'indice di tre centimetri.
3. Con un profondo respiro, aprite languidamente gli occhi fissando il
polpastrello e studiandone ogni piccolo segno.
4. Ripetete l'esercizio, avvicinando l'indice all'occhio. astenetevi
da qualsiasi sforzo e costrizione e limitatevi ad invitare la visione.
5. Questo esercizio allunga lievemente il globo oculare, allentando i
muscoli retti. Nel contempo, gli obliqui sono costretti a contrarsi gradualmente
schiacciando il globo oculare ciò che assicura una migliore visione
da vicino. È, questo, un esercizio di facile esecuzione, poiché,
non essendovi nulla da interpretare, non si compiono nè inutili tentativi,
nè sforzi mentali. Il sole, illuminando il polpastrello, vi sarà
di aiuto. Questo semplice esercizio, che può essere eseguito ovunque
e in qualsiasi momento senza attirare l'attenzione degli astanti, allenterà
gradualmente la tensione del globo oculare.
ESERCIZIO DELLO STUZZICADENTI
Questo esercizio persegue la centralizzazione; mira cioè a far
vedere all'occhio, per una frazione di secondo, un punto piccolissimo. Quanto
più piccolo è il punto visto, tanto più perfetta è
la visione. Non cercate di chiarificare voi stessi i punti. Lasciate che
si chiariscano da soli, come è probabile che avvenga mentre vi muoverete
ondeggiando prima verso l'uno, poi verso l'altro.
1. Procuratevi due stuzzicadenti, preferibilmente colorati. Sceglietene
uno rosso e uno verde e tenete il primo dritto nella mano sinistra e il
secondo dritto nella destra. Le mani devono essere a circa mezzo metro di
distanza l'una dall'altra.
2. Chiudete ora gli occhi e fate ondeggiare lievemente la testa da lato
a lato, volgendo il viso e concentrando la mente prima sulla punta di uno
stuzzicadenti, poi su quella dell'altro.
3. Aprite gli occhi e guardate per quattro volte prima la punta di uno
stuzzicadenti, Poi la punta dell'altro.
4. Tornate a chiudere gli occhi, continuando ad ondeggiare, e ricordate
ciò che avete visto, avvicinando, al tempo stesso, i due stuzzicadenti.
Qualora vi sembrino confusi, offuscati o doppi, non preoccupatevene. Voi
" sapete " che le punte sono, in realtà, acuminate e chiare.
Ogni volta, quindi, che chiudete gli occhi, cercate di vederle ben chiare
nella mente. Può darsi che, riaprendo gli occhi, vi sembrino più
nette.
Prima di abbandonare una punta per passare all'altra, badate a distogliere
lo sguardo da essa. Ogni volta che chiudete gli occhi, girando il capo,
avvicinate di un poco le punte, fino a che la distanza che le separa non
sia maggiore della lunghezza di uno stuzzicadenti. Potete ora concentrare
il fuoco visivo e la mente prima su una punta, poi sull'altra? Se lo potete,
vuol dire che avete raggiunto una piena centralizzazione e che, aprendo
un libro, è probabile che la stampa vi paia più chiara.
In tutti questi esercizi, fate sì che la vostra coscienza sia
pervasa dalla sensazione del rilassamento. Questo è, infatti, una
sensazione. Durante un'attività che richiede attenzione, non si perde
mai del tempo se si chiudono gli occhi e ci si abbandona per un istante.
Dopo questi esercizi di ravvicinamento, potrete forse leggere fino in fondo
la tavola 1 e anche qualche pagina di libro.
L'ARTE DI LEGGERE
Preparate gli occhi alla lezione con esposizione al sole (o alla luce),
ondeggiamenti e Palming.
Quando sarete in grado di leggere i paragrafi 4 e 5 della tavola 1, effettuate
questo esercizio:
Sulla tavola 3 troverete, stampato in caratteri nitidi e perfettamente
leggibili, l'articolo " L'arte di leggere " imperniato sugli insegnamenti
di William H. Bates. Sulla tavola 4 (non importa se non siete in grado di
leggerlo) lo stesso articolo è riportato in caratteri microscopici.
Più minuta è la stampa, minore è lo sforzo richiesto
per leggerla. Potrete fornire a voi stessi, e ai vostri occhi, la prova
della fondatezza di questa affermazione.
Reggete le due tavole l'una accanto all'altra, esponendole ad una buona
luce, preferibilmente a quella solare.
I. " Inquadrate " quella stampata a caratteri nitidi, spostando
il viso e facendo scorrere lo sguardo lungo i margini, partendo dal basso
e seguendo successivamente il lato sinistro, quello superiore, quello destro
e la base. Ripetete tutto questo diverse volte, limitandovi a guardare i
margini bianchi che circondano lo stampato.
2. Ripetete l'inquadramento con lo stampato microscopico finché
non appaia ben incorniciato dal bianco dei margini.
3. Ora che gli occhi hanno acquisito la sensazione dello sfondo bianco,
scorrete con attenzione lo stampato dai caratteri nitidi; vi identificherete
irregolari striscette bianche che fanno pensare a riscelti o a sentieri
bianchi e brillanti. Osservatele per un poco, concentrando l'attenzione
ma senza sforzi, or qui or lì.
4. Fate ora lo stesso con lo stampato minuto dell'altra tavola. Nello
stampato, sebbene microscopico. splenderanno gli stessi ruscelletti o sentieri
bianchi in miniatura.
5. Adesso, con un movimento lento e breve del capo, che vi permetterà
di spostare il viso da un margine all'altro, fate scorrere lo sguardo lungo
la riga bianca che si presenta immediatamente sotto il titolo dello stampato
a caratteri nitidi. Sarete in grado di contare le parole.
6. Passate immediatamente allo stampato minuto e contate le parole del
titolo.
7. Tornate allo stampato più grande, che vi apparirà ben
chiaro. Leggete il titolo.
8. Ripetete le parole, facendo scorrere Io sguardo avanti e indietro
sotto la stampa minuta; può darsi che esse prendano forma e si illuminino.
Se ciò non avvenisse, non preoccupatevene. Presto o tardi si chiariranno.
9. Esaminate la prima frase dello stampato grande: " Quando leggete,
dovreste guardare " e, portando lo sguardo sullo stampato minuto, pronunziate
le parole della stessa frase come se le leggeste. Evitate di annoiarvi,
soffermandovi troppo su una frase; tentate invece con le frasi che seguono.
Potrebbe esservi di giovamento porre, sotto ogni riga da voi esaminata dello
stampato a caratteri minuti, un foglietto bianco che assecondi l'allineamento.
Esaminate le righe con disinvoltura; non siate testardi e non pretendete
troppo! Conoscendo le parole per averle apprese dallo stampato più
grande, fingete di leggerle sullo stampato a caratteri minuti. Lasciate
che esse si rivelino spontaneamente. Un giorno, quando meno ve l'aspetterete,
esse vi appariranno vivide come quelle dello stampato grande. Quando ciò
accadrà, i vostri occhi si sentiranno splendidamente e tutti i vostri
nervi assaporeranno un rilassamento mai provato in precedenza.
ESERCIZIO DEL MOVIMENTO
LA CACCIA AI CORIANDOLI
Preparate gli occhi come per una lezione di lettura, esponendoli al sole
ed eseguendo il palming.
1. Collocate in buona luce, su uno scrittoio o su un tavolo, un foglio
di carta bianca.
2. Spargete sulla carta una manciata di coriandoli dai colori vividi
e diversi.
3. Con un leggero moto ondulatorio del capo spostate lentamente lo sguardo
da un bordo all'altro della carta attraversando lo spazio coperto dai coriandoli.
Siccome non dovete vedere nulla, questo ondeggiamento induce gli occhi a
muoversi senza fatica.
4. Chiudete ora gli occhi e pensate a qualcosa di rosso: il rosso della
bandiera, il rosso dei papaveri, il rosso del fuoco.
5. Aprite gli occhi e, volgendo lievemente il capo da lato a lato, individuate
e scegliete, tra i coriandoli, quelli rossi.
6. Chiudete gli occhi e riposate, continuando a muovere, per quattro
o cinque volte, il capo. Ora pensate al verde: il verde dell'erba, il verde
della lattuga, il verde del trifoglio.
7. Aprite gli occhi e individuate e scegliete i coriandoli verdi.
Questo esercizio può essere ripetuto con ogni colore. Cercando
un determinato colore, non pensate ad altro. Ciò metterà a
fuoco la mente e una mente messa nettamente a fuoco è il primo passo
verso la centralizzazione visiva. Trasformate la ricerca dei colori in un
gioco e non interrompetela se non quando avvertirete stanchezza o noia.
Durante l'esperimento, curvatevi sempre più sui coriandoli. Ciò
indurrà gli occhi ad adattarsi alla visione ravvicinata. Quando avrete
individuato quanto desiderate, eseguite il palming per riposare gli
occhi e poi aprite un libro. La lettura risulterà molto più
spedita e vi costerà uno sforzo infinitamente più lieve del
solito. I caratteri sembreranno più neri e più chiari.
ESERCIZI PER PRESBITI
Gli occhi presbiti (quelli ai quali la lettura fa provare un senso di
disagio) che riescono a vedere nitidamente e a leggere caratteri minuti
da vicino, compiono tutto il lavoro effettuato da occhi normali. I caratteri
minuti, quindi, sono una buona unità di misura del progresso raggiunto.
Come preparazione dell'esercizio che segue, passate in rassegna e imprimetevi
nella memoria la forma delle lettere minuscole a stampatello. Scrivete tutto
l'alfabeto minuscolo e poi correggetelo confrontandolo con le lettere stampate
sulla tavola 2, in modo da conoscere esattamente l'aspetto di tutte le minuscole
e non confonderle con le lettere dello stampatello maiuscolo o con quelle
calligrafiche. La vostra scarsa familiarità con queste lettere, che
pure leggete quotidianamente sulla carta stampata, vi sorprenderà.
1. Se, una volta imparati a leggere i paragrafi 10 e 11 della tavola
1, non riuscite a decifrare lo stampato microscopico in calce alla tavola,
servitevi di una lente di ingrandimento o fatevi dettare da qualcuno il
testo del paragrafo. Scrivetelo accuratamente con una matita e con lettere
tanto grandi da poter essere lette facilmente. Copiate poi lo scritto riga
per riga, e in modo che quanto avrete tracciato sia disposto esattamente
come lo stampato.
2. Preparate gli occhi alla lettura con l'esposizione al sole e il palming
e fate cadere sulla tavola la luce solare o una buona illuminazione.
3. Leggete le prime quattro o cinque parole di quanto avete scritto.
Non cercate di leggere una frase intera poiché vi riuscirà
più facile vedere col pensiero poche parole e più facile è
l'esercizio, meglio è.
4. Chiudete gli occhi e mutate mentalmente le quattro o cinque parole
che avete scritto, in caratteri di stampa, ricordando la forma di ogni lettera
minuscola mentre " traducete " i caratteri calligrafici in quelli
a stampatello.
5. Respirate profondamente e, respirando, guardate la prima frase della
stampa minuscola da voi copiata. Le vediate o no, leggete le parole che
avete composto mentalmente con caratteri a stampatello pronunziandole una
per una. È possibile che la stampa vi si riveli nitidamente, ma se
non avvenisse, non preoccupatevene.
6. Fate altrettanto con la frase successiva, badando di rammentare o
di vedere col pensiero la forma di ogni lettera mentre la mutate da scrittura
a mano in scrittura stampata.
7. Quando avrete preparato mezza dozzina di frasi, la memoria delle parole
stampate si perfezionerà ed è probabile che, scorrendo la
carta con lo sguardo, esse vi si rivelino qua e là.
8. Alla fine di ogni frase, eseguite il palming per riposare gli occhi.
Dopo, ogni palming, esponete gli occhi al sole o alla luce viva e
poi provate una nuova frase.
9. Se il primo giorno questo esercizio non vi riuscirà, non scoraggiatevi.
Tornate a provarlo la settimana seguente, migliorando nel frattempo la visione
mediante molti altri esercizi di rilassamento. Se riuscirete a leggere la
stampa a caratteri minuti, vuol dire che avrete imparato a rilassare completamente
gli occhi e la lettura della stampa normale non rappresenterà più
per voi un problema. Se leggerete un paragrafo della stampa minuscola ogni
giorno, gli occhi saranno pronti ad assolvere il compito della visione ravvicinata
e conserveranno la facoltà di leggere la stampa normale.
IMMAGINE RUDIMENTALE
Tenete tra le mani una morbida palla di gomma. Schiacciatela in senso
orizzontale e poi lasciate che torni a gonfiarsi. Schiacciatela quindi in
senso verticale in modo che si allunghi e lasciate che si rigonfi. Osservatela
mentre cambia forma e prende l'aspetto prima di una losanga e poi di un
uovo. Ripetete l'esercizio ritmicamente, dicendo ad alta voce:
Schiacciala in senso orizzontale
e falla gonfiare di nuovo
Schiacciala in senso verticale
e falla gonfiare di nuovo.
Voi, ora, mentre la palla si muta sotto la pressione delle vostre dita,
state pensando alla forma. Conoscete la sensazione provata dalle dita mentre
premono, prima in un senso, poi nell'altro, la morbida gomma.
Ponete quindi la palla da un canto e abbandonate le mani sul grembo,
il palmo rivolto verso l'alto. Ad occhi chiusi, concentrandovi, ripetete
l'esercizio pronunziando le parole:
Schiacciala in senso orizzontale
e falla gonfiare di rinnovo
Schiacciala in senso verticale
e falla gonfiare di nuovo.
Rammentate costantemente la sensazione prodotta dalla morbida palla di
gomma e la forma che questa prende quando si schiaccia e quando si allunga.
Dopo aver eseguito questo esercizio di immaginazione, aprendo gli occhi
li sentirete liberi e a loro agio. La visione risulterà chiara sia
da vicino che da lontano.
ALTRI ESERCIZI PER PRESBITI
Alcuni, quando col migliorare del loro visus tentano per la prima
volta di leggere senza occhiali, si lamentano perché distinguono
sì le parole, ma ogni parola, e talvolta ogni lettera, appare raddoppiata,
triplicata o addirittura moltiplicata. Una donna che lamentava un disturbo
del genere disse, guardando la luna:
" Risplendono tutte e dodici ". Questa visione multipla di
un solo oggetto denota solo un fatto: la presenza dello sforzo accomodativo,
ossia uno sguardo sforzato. È molto più facile, invece, guardare
senza sforzo e come lo si possa fare ve lo dirà l'esercizio seguente
che darà ai vostri occhi la sensazione della visione rilassata.
Esercizio look.
1. Preparate gli occhi con cento ondeggiamenti dell'elefante, come quelli
descritti a pagina 45, poi sedetevi ed estraete dalla busta della copertina
del libro la tavola 5.
2. Pensando a qualcosa di piacevole, eseguite un palming piuttosto
lungo, così da avvertire una sensazione di benessere fin nel fondo
degli occhi e da sentire che le palpebre si sono sciolte, che il peso delle
ciglia è diminuito e che gli occhi sono riposati. Durante l'esercizio,
non dimenticate di respirare regolarmente.
3. Abbassate ora le mani e osservate il primo look; poi chiudete
gli occhi e rammentate accuratamente la parola con le sue due piccole o
tra l e k. Con gli occhi ancora chiusi, spostate l'attenzione,
mentalmente, dalla l alla k, senza soffermarvi sulle due o.
Sfiorandole, però, rammentate i loro due centri bianchi.
4. Aprite gli occhi e continuate a spostare lo sguardo dalla l alla
k della prima riga della carta. Per un istante, la parola dovrebbe
chiarirsi e fondersi in un'immagine sola.
5. Chiudete gli occhi e muovete la testa da lato a lato, respirando regolarmente.
Aprite ora gli occhi e guardate, alternativamente e in rapida successione,
gli sfondi bianchi e tondi che brillano nell'una e nell'altra o. Guardate
senza fissare lo sguardo, le palpebre morbide, passando da una o all'altra
sei volte; poi riposatevi e muovete il capo. Ripetete questa fase dell'esercizio
·per sei volte.
6. Chiudete gli occhi e guardate mentalmente prima il bianco di una o,
poi quello dell'altra. Un lieve movimento del capo (come se voleste
volgere il viso dall'una all'altra) aiuterà il ricordo del tondino
bianco delle due lettere
7. Ripetete l'esercizio ad occhi aperti, evitando scrupolosamente di
restringere le palpebre o, ciò che rappresenterebbe un identico espediente,
di batterle troppo in fretta.
8. Quando potrete avere una buona visione del primo look passate
al secondo e ripetete l'esercizio ad occhi chiusi e ad occhi aperti finché
la parola non diventi chiara. Passate quindi al terzo look e così
via.
9. Quando vi saranno chiarite diverse parole, spostate immediatamente
lo sguardo sulle frasi stampate in calce alla tavola. Le leggerete con maggiore
facilità, e se ciò non avvenisse, eseguite il Palming per
riposare gli occhi e tornate a provare.
Dedicatevi a questo esercizio due volte al giorno, con buona illuminazione.
Esercizio 2.
Volendo variare l'esercizio look, provate il seguente:
1. Ad occhi chiusi, pensate al look, scritto a lettere più
grandi. Situate mentalmente un piccolo puntino nero sul lato sinistro della
prima piccola o, poi fatelo girare intorno alla lettera, come se
percorresse una piccola pista.
2. Aprite gli occhi e immaginate di fare lo stesso con la visione, spostando
il puntino tutto intorno alla o.
3. Ripetete l'esercizio ad occhi chiusi con la seconda o; poi
aprite gli occhi. Se riuscirete a compiere l'esercizio, la stampa vi apparirà
chiara.
4. Ripetete l'esercizio con le o di ogni look più
piccolo spingendovi il più possibile verso il fondo del foglio.
Esercizio 3.
Questo esercizio mentale è più difficile, ma sarà
ancor più utile dei precedenti se riuscirete ad eseguirlo; vale quindi
la pena di tentare.
1. Coprite la tavola del look con un foglio bianco, in modo che
si possa leggere solo la prima parola.
2. Imprimetevi nella mente ogni lettera di tale parola, che è
poi il look più grande. Chiudete gli occhi e rammentate con
la massima precisione la parola, notando la forma, le dimensioni, la posizione,
la distanza delle lettere sulla stampa e ricordando particolarmente il tondino
bianco delle due o.
3. Aprite gli occhi, guardate il foglio bianco e controllate se, ad occhi
aperti, riuscite a ricordare la forma, le dimensioni e lo spazio delle due
lettere così vividamente come ad occhi chiusi. Se non vi riusciste,
ripetete l'esercizio ad occhi chiusi, per rafforzare la memoria.
4. Quando vi parrà di essere a buon punto con la parola più
grande, ripetete il tutto col secondo look.
Scopo dell'esercizio è quello di abituare la memoria ad essere
ugualmente efficiente, tanto ad occhi aperti che ad occhi chiusi. Quando
avrete migliorato la memoria, anche la vostra visione migliorerà
e lo stampato in calce alla carta apparirà più chiaro.
CREAZIONE DI UNA IMMAGINE MENTALE
Ecco un esempio di una buona immagine mentale da usare durante il palming.
Nell'Arizona esiste un grande fiume sotterraneo scoperto per caso da
alcuni operai di una società mineraria addetti allo scavo dei pozzi.
Immaginate di essere ospite della società. Una guida vi accompagna
al montacarichi che discende nella miniera. Vi afferrate alla ringhiera.
Un motore si mette in moto e il montacarichi comincia lentamente a scendere.
Non esiste luce elettrica e, a misura che scendete, la luce del giorno svanisce
e le tenebre si fanno sempre più fonde, sempre più nere. È,
questo, il vostro primo contatto con l'oscurità completa. Udite lo
stridore del montacarichi che scende sempre più in fondo e avvertite,
nell'aria, l'odore della terra umida. Infine, il montacarichi si arresta
con un sordo rumore sulla sabbia, in fondo al pozzo.
Uscite, sempre nell'oscurità, dal montacarichi, e vi si accompagna
in una galleria. Non tardate ad udire, davanti a voi, sempre più
distinto, il mormorio dell'acqua e, dopo circa sessanta metri, vi rendete
improvvisamente conto aver raggiunto il fiume. L'udito vi fa comprendere
che non vi trovate più in uno stretto passaggio, bensì in
una grande caverna. Avvertite il mormorio ed il flusso dell'acqua, e l'eco
di questi suoni riprodotta dalla volta della caverna. Le vostre scarpe calpestano
la sabbia con un rumore sordo e vi accorgete di essere sulla riva del fiume
poiché vi giunge alle orecchie il suono di piccole onde che lambiscono
la sabbia ai vostri piedi. Mai vi siete trovati in un'oscurità così
completa. È un buio umido, fresco, vellutato, un'oscurità
così fitta da darvi l'impressione che potreste scostarla da voi con
un gesto.
Le vostre orecchie percepiscono ora un rumore nuovo. Avvertite un debole
suono ritmico che giunge dal fiume. Non si tratta di un suono prodotto dall'acqua,
ma di un acuto scricchiolio seguito da istanti di silenzio. Il rumore sembra
intensificarsi sempre più, come se vi si avvicinasse e, infine, risveglia
un ricordo nel vostro intimo. Sì, ora rammentate. È un rumore
di remi. Qualcuno rema, in una barca, sul fiume. Ascoltate affascinato.
Ormai potete distinguere il suono dei remi che s'affondano nell'acqua e
il marcato scricchiolio ch'essi producono facendo muovere la barca. Infine
percepite anche uno scricchiolio più debole, mentre i remi escono
dall'acqua.
Il rumore si approssima sempre più. Presto la barca sarà
vicino a voi, presso la riva del fiume. Ascoltate con estrema attenzione,
separando i suoni dagli echi. Ormai è vicinissima; le orecchie vi
dicono che è proprio di fronte a voi. Potete udire lo sgocciolio
dell'acqua che cade dai remi.
Ma già la barca si allontana e la velocità della corrente
e la forza dei remi la spingono via. Ogni remata sembra sempre più
debole, ma riuscite ancora ad avvertirla. Infine la barca si dilegua. Udite
solo il mormorio dell'acqua, gli echi formati dalla volta della caverna
e il debole suono della risacca. Sostate ancora qualche tempo, godendo di
questa esperienza eccezionale. Poi la guida vi riconduce al montacarichi
che comincia lentamente a salire. Durante l'ascesa, le tenebre prendono
a sfaldarsi. Le pareti rocciose del pozzo assumono colore, scorgete il viso
della guida e infine distinguete i suoi lineamenti. Finalmente uscite dall'ascensore
e vi incamminate sotto il sole caldo e brillante del deserto dell'Arizona.
OCCHI IPERMETROPI
Molte persone dagli occhi ipermetropi posseggono una visione eccellente
sia da lontano che da vicino, ma siccome ogni occhiata rappresenta per loro
uno sforzo, soffrono tutte le volte che fissano un oggetto, vicino o lontano
che sia. Questa sofferenza provoca un lavorio mentale così furibondo
e una tensione così tormentosa che gli occhi riducono in condizioni
pietose se stessi e i loro proprietari. In altre parole, queste persone
non sanno adoperare i loro occhi sani e il loro visus eccellente.
Un motivo, apparentemente sorprendente di questa eccitazione risiede
nel fatto che occhi di questo genere sono rigidi e fissi, cioè non
sanno muoversi e cercano di inghiottire, per così dire, tanto gli
oggetti lontani che la pagina di libro o di giornale che osservano. Per
quanto non abbiano problemi visivi da risolvere, questi occhi trovano la
salvezza nel rilassamento dinamico. Per correggere il vizio di ipermetropia,
provate il seguente esercizio:
1. Prendete la tavola 1 e capovolgetela.
2. Tenetela poi a circa quindici centimetri dal volto, concentrando l'attenzione
sull'ultimo quarto dello spazio riempito dalla stampa.
3. Portate lo sguardo sul margine bianco della tavola, a sinistra, e,
volgendo il capo, spostate la visione attraverso gli spazi bianchi fino
a raggiungere il margine bianco a destra. Non guardate la stampa; potreste
avvertire un senso di fastidio. Osservate solo gli spazi, poiché
il guardare una superficie uguale, sia essa vicina o lontana> non determina
sforzo.
4. Compite questo movimento avanti e indietro sugli spazi bianchi per
quattro volte, sempre ignorando le righe stampate.
5. Chiudete gli occhi e ripetete, per quattro volte, il moto ondulatorio
avanti e indietro, rammentando gli spazi bianchi.
6. Continuate questo movimento ondulatorio per cinque minuti, quattro
volte ad occhi chiusi e quattro ad occhi aperti, alternativamente, non dimenticando
di respirare ritmicamente.
7. Tornate a girare la tavola e cominciate a leggere. Vi riuscirà
più facile poiché gli occhi hanno imparato a scorrere la stampa
e cioè a muoversi invece di fissare. Hanno una visione fluente invece
di una lettura fissa.
Pur possedendo un visus ottimo, gli occhi affetti da questo tipo
di ipermetropia sono sottoposti ad un tale sforzo che è necessario
insegnar loro a vedere quando si guardano attorno, e a notare ciò
che vedono. Persone fornite di occhi siffatti possono entrare in una stanza
affollata e, all'uscita, essere incapaci di riferire quale era l'aspetto
del]a stanza e di descrivere il mobilio ovvero gli abiti delle persone che
la occupavano; e questo benché la loro visione sia abbastanza acuta
per poter notare ogni cosa.
La madre di una bambina dagli occhi ipermetropi riferì che spesso
inviava la figlia in un'altra stanza a prenderle qualcosa. La bimba obbediva,
correva nella stanza, la percorreva due o tre volte e si affrettava a tornare
dalla madre, affermando di non esser capace di trovare nulla. Una accurata
indagine dimostrò che il fare uso degli occhi per cercare un determinato
oggetto le riusciva così penoso e la rendeva talmente nervosa che,
per evitare sforzi, ella si limitava a guardare senza concentrarsi. Ad una
persona fornita di vista normale, questo episodio potrà sembrare
una esagerazione, ma chi soffre di un simile sforzo visivo ravviserà
in esso una esperienza personale.
A un altro individuo ipermetrope fu dato un pacchetto di venti cartoline
illustrate, ognuna contrassegnata in calce da una parola descrittiva. Gli
venne chiesto di esaminare il pacchetto, guardando ogni parola ed ogni soggetto.
Egli scorse il pacchetto rapidamente e poi lo mise da un canto. Benché
avesse visto ogni cartolina, egli non fu capace, quando gli vennero rilette
le pagine, di ricordare un terzo dei soggetti delle cartoline. I suoi occhi
avevano visto e avevano letto, ma non avevano notato, poiché lo sforzo
di guardare era stato tanto grande che la coordinazione occhio-mente era
mancata. In parole povere, il proprietario della macchina fotografica non
aveva sviluppato la pellicola.
Un buon esercizio pratico che può essere eseguito da occhi di
questo tipo, è quello di imporsi di notare, di osservare per un'intera
giornata qualsiasi oggetto rosso che si presenti allo sguardo. Oggetti visti
in strada o in casa, oppure abiti di persone incontrate. Il giorno seguente
potrebbe essere dedicato a notare l'azzurro: nei giardini, nelle case, nelle
automobili, ecc. Un altro giorno l'obiettivo potrebbe essere il giallo,
e così via, per tutti i colori dello spettro. Per rendere più
efficace questa specie di gioco, compilate alla fine del giorno una lista
delle cose osservate.
Se avete occhi ipermetropi sofferenti tenderete, probabilmente, a ricorrere
all'alibi sbandierato da tutte le persone afflitte da tensione:
Ma io non ho tempo per fare tutti questi esercizi di rilassamento. Ho
molto da fare, io!
Esiste un detto: " Nel mondo c'è oggi tanto tempo, quanto
ce n'è stato sempre ", e ora non ci sono certo più cose
da compiere che ai giorni dei nostri antenati pionieri. Noi sprechiamo del
tempo agitandoci inutilmente e non riusciamo a sfruttare le nostre possibilità
personali perché pensiamo confusamente e disordinatamente. Per guardare
con tranquillità e rilassamento non occorre certo più tempo
di quello che si impiega a contorcere il viso, socchiudere gli occhi e sforzare
la vista. Rammentate che, in pratica, il nostro esaurimento è dovuto
in buona parte più alla tensione che ad una legittima stanchezza.
Dedicatevi quindi sempre, durante il lavoro quotidiano, quali che siano
le vostre occupazioni, ad una visione tranquilla. La vostra forza e i vostri
nervi saranno più saldi e disporrete di una riserva di energie che
vi permetterà di terminare la giornata con una sensazione di benessere.
Imponetevi l'abitudine di guardare con disinvoltura e con i globi oculari
riposati, e prolungherete la durata del tempo in cui potrete fare uso degli
occhi senza fastidi. In un'ora, inoltre, potrete compiere più cose
perché quando gli occhi sono rilassati anche la mente e più
rilassata e il pensiero è più organizzato. Un pensiero creativo
e costruttivo è subordinato al rilassamento mentale.
L'ILLUSIONE DEL MOVIMENTO
Per creare l'illusione del movimento in occhi ipermetropi, eseguite il
seguente movimento ondulatorio:
ondeggiamento del corridoio.
1 Dritti, con i piedi divaricati di trenta centimetri e paralleli per
conservare 1'equilibrio, assumete la medesima posizione iniziale dell'ondeggiamento
dell'elefante (pag. 45).
Protendete le braccia in avanti, ad angolo retto col corpo, palmi rivolti
l'uno verso l'altro alla distanza dì circa tre centimetri. Le braccia
e i palmi delle mani formeranno così un corridoio attraverso il quale
dovrete guardare.
2. Voltatevi dolcemente da lato a lato. facendo descrivere alle braccia
tese un semicerchio. Limitate la vostra attenzione allo spazio contenuto
fra le vostre mani che descrivono l'arco da sinistra a destra. Vi parrà
che tutto ciò che vi cade sotto lo sguardo entri in movimento.
3. Eseguite l'ondeggiamento fino a raggiungere la netta sensazione che
il mondo si muova intorno a voi.
4. Abbandonate ora le braccia lungo i fianchi, tenendo le spalle morbide
e sciolte. Continuate ad ondeggiare e riproverete lo stesso effetto di movimento
ottenuto quando guardavate attraverso il corridoio dei due palmi tesi.
Non formalizzatevi; è un esercizio semplice, basato sul principio
della relatività. Voi passate davanti al mondo e il mondo passa davanti
a voi, avanti e indietro, mentre ondeggiate a semicerchio.
Il raggiungimento di questa illusione di movimento è il primo
passo per affrancare gli occhi dallo sguardo fisso. Esso inizia il movimento
degli occhi che è un'attività involontaria cui altrimenti
non potreste mai costringere, ad onta di tutti gli sforzi, l'apparato visivo.
Non dovete poi nemmeno provare a individuare i movimenti degli occhi poiché
le attività involontarie non producono sensazioni. Che questi moti
si effettuino, ve lo garantisce il rapido movimento di quanto vi circonda.

MOVIMENTI ONDULATORI IN ALTO E IN BASSO
1. Da questo ondeggiamento ritrarrete molti benefici. Le persone in possesso
di sopracciglia sporgenti, pesanti e tali da coprire, quasi, la palpebra
superiore, e comprimere i globi oculari, possono riportarle nella giusta
posizione.
2. Coloro che soffrono di mal d'auto e di mal di mare possono acquistare
la sensazione di movimento che elimina tali reazioni.
3. Quando si ottiene realmente la sensazione del movimento, gli occhi
incominciano a muoversi in modo più confacente all'occhio normale.
4. Questo movimento ondulatorio aiuta a mantenere il capo esattamente
imperniato sulla colonna vertebrale.
Istruzioni:
1. Stringete ad una estremità una lunga matita e portatela orizzontalmente,
davanti al viso, alla distanza di quindici centimetri dalla punta del naso,
senza più muoverla.
2.. Chiudete gli occhi e inclinate dolcemente il capo all'indietro fino
a puntare il naso contro il soffitto; inclinate poi dolcemente il capo in
avanti finché il naso non sia puntato contro il pavimento. Mentre
alzate il capo, la matita sembra scendere fino a raggiungere il livello
del mento, quando il capo si abbassa, la matita sembra salire fino a superare
il livello della fronte. Esercitatevi ad occhi chiusi, fino a riuscire a
" pensare " correttamente il movimento.
3. Aprite gli occhi, continuando il dolce moto ondulatorio in alto e
in basso, senza prestare attenzione alla matita tranne che per notare che
essa pare muoversi. Potete vederla scendere a livello del mento e salire
fino al livello della fronte.
4. Pensate, e dite ad alta voce: " da matita scende, la matita sale
". Eseguite quattro movimenti ad occhi aperti e poi quattro ad occhi
chiusi.
5. Deponete la matita e congiungete i due indici per la punta, orizzontalmente,
in sostituzione della matita. Mentre eseguirete il movimento ondulatorio,
anche le due dita saliranno e scenderanno.
6. Noterete che tutta la stanza, nel vostro campo visivo, si muove con
la matita o con le dita tenute orizzontalmente, nella direzione contraria
al movimento del capo. Eseguite coscientemente questo esercizio tutti i
giorni ogni qualvolta abbiate gli occhi socchiusi o le palpebre pesanti.
Non solo otterrete un notevole miglioramento del vostro aspetto, ma avvertirete
la scomparsa della tensione e una maggiore libertà nell'attività
degli occhi.
Pochissimi ipermetropi sanno dormire. È facile che occorrano loro
intere ore per scivolare nel dormiveglia, e il minimo rumore e il minimo
soffio d'aria bastano a riportarli bruscamente in pieno stato di veglia.
Allora essi si tormentano e si agitano nel letto sino al mattino, per trascinarsi
poi, esausti, durante il giorno. La sera, prenderanno un sonnifero. Molti
non riescono a dormire, da dieci o da venti anni, senza l'aiuto di droghe.
Sarà dunque di conforto per quanti soffrono d'insonnia l'apprendere
che gli esercizi di rilassamento che esporremo potranno aiutarli. Calmati
i nervi, coloro che soffrono d'insonnia avvertiranno un miglioramento agli
occhi e scopriranno che il sonno è una funzione naturale come il
respiro. Questo risultato sarà raggiunto più presto se ricorderanno
l'insegnamento impartito dal dottor J. A. Jackson in Outwitting our Nerves
e vi crederanno: " Non abbiamo bisogno di una quantità di
sonno maggiore di quella richiesta dai nostri corpi. Se si mantiene il corpo
immobile e le emozioni vengono eliminate, gli effetti della stanchezza scompaiono
". La natura ci rimette a punto per il giorno seguente.
RILASSAMENTO DEI CINQUE SENSI
Se coloro che avvertono fastidi durante la lettura eseguissero l'esercizio
che ora descriveremo, raggiungerebbero un alto grado di rilassamento.
Tutti i sensi (vista, udito, olfatto, gusto, tatto) fanno capo allo stesso
sistema di gangli nervosi. Se un senso è eccitato, sono eccitati
tutti gli altri, e tutte le rispettive funzioni sono ritardate e tutti i
poteri sminuiti. Se un senso è rilassato, sono rilassati anche tutti
gli altri e il loro potere è intensificato. Ricordare e rivivere
nell'immaginazione esperienze sensoriali, stimolare con la memoria e l'immaginazione
quello tra gli organi dei sensi che è, in voi, il più forte,
migliorerà il funzionamento dell'organo più debole. Esempi:
1. Se siete duri d'orecchio, ma godete di buona vista, avvicinate all'orecchio
una sveglia. Il ticchettio vi pare debole? Sedete allora comodamente, chiudete
gli occhi e copritevi le orecchie con il palmo delle mani, per offrire alle
immagini visive campo libero. Ricordate ora vividamente e con ogni particolare:
a) l'acqua azzurra di un golfo, punteggiata di barchette dalle vele bianche
come neve.
b) l'oro di un tramonto.
c) il giallo cupo dei campi di grano maturo ondulati dalla brezza.
d) l'azzurro dei fiordaliso.
e) il bianco delle montagne incappucciate di neve.
f) il velluto violetto ed oro di una viola del pensiero.
Tornate ora ad ascoltare l'orologio. Il ticchettio è un po' più
distinto? Non solo udrete meglio, ma vedrete più vividamente.
2. Esperimentate ora con la memoria tattile il senso del tatto. Seduti
tranquillamente, ad occhi chiusi, rammentate:
a) la sensazione che provate accarezzando il raso.
b) quella che provate passando le dita sul tessuto di un maglione di
lana.
c) la levigatezza di una superficie di legno lucido sfiorata dalla vostra
mano.
d) la fredda leggerezza di un oggetto di alluminio.
e) la pesantezza scabra di una sbarra di ferro.
f) la sensazione prodotta da un pugno di sabbia che vi scorre fra le
dita.
Quando aprite gli occhi i colori vi sembrano più vivi? E il ticchettio
dell'orologio più distinto?
Concentrate poi la memoria e l'immaginazione sui suoni. Aspirate un paio
di volte profondamente. Chiudete gli occhi, copritevi le orecchie e ricordate:
a) il frullio delle ali degli uccellini.
b) lo scricchiolio della neve da voi calpestata percorrendo un viale.
c) lo schianto delle onde sulla spiaggia. d) il canto stridulo del grillo
nella macchia, al tramonto.
e) il suono delle campane in una tranquilla mattinata invernale.
f) il campanaccio di una mucca, in distanza, nella sera.
Quando aprite gli occhi, vedrete più chiaramente e udrete meglio.
Il medesimo rilassamento può essere raggiunto con il ricordo di
odori e profumi come:
a) il fieno appena tagliato.
b) un bosco dopo la pioggia.
c) la fragranza di una rosa.
d) un tacchino che arrostisce in forno.
e)violette fresche in primavera.
f) caffè bollente che filtra nella macchinetta.
g)granoturco arrostito appena imburrato.
Avete migliorato, con il ricordo di questi profumi, la vista e l'udito?
5. Se avete fame, il ricordare e il risvegliare il senso del gusto produrranno
una benefica reazione. Pensate a:
a) una bistecca ai ferri spessa e succulenta.
b) pan pepato.
c) cioccolatini.
d) panini alla cannella.
e) caramella di menta.
f) torta di fragole.
Se avrete evocato coscienziosamente questi gusti, non solo avrete l'acquolina
in bocca, ma stimolerete la visione e l'udito.
CONSIGLI CIRCA LA LETTURA UTILI PER TUTTI GLI OCCHI
Posizione dello stampato.
Molti hanno la pessima abitudine di poggiarsi il libro sullo stomaco
o sulle ginocchia e di chinare la testa in avanti per leggere. Questa posizione
interrompe la circolazione del sangue che dovrebbe fluire liberamente nel
capo e ritarda anche la respirazione, privando gli occhi dell'ossigeno loro
necessario. Per impedire una visione errata, il libro dovrebbe essere tenuto
davanti agli occhi. Qualora fosse troppo pesante, ci si dovrebbe servire,
per mantenere la posizione corretta, di un cuscino, di un leggio o di qualche
altro sostegno.
Distanza della pagina stampata dagli occhi.
La teoria ortodossa sostiene che una pagina stampata deve essere tenuta
ad una determinata distanza, e non più vicina, nè più
lontana. Noi invece insegniamo che gli occhi si possono rilassare sino a
raggiungere un grado tale di flessibilità da poter allungarsi e leggere
la stampa normale tenuta a dodici centimetri dagli occhi; appiattirsi e
leggere una pagina tenuta da un braccio teso, e, infine, essere in grado
di decifrare i caratteri a qualsiasi altra distanza intermedia. Gli occhi
meglio dotati possono poi abbracciare un'estensione anche maggiore.
Rilassate quindi gli occhi; rendeteli e manteneteli flessibili.
Resistenza.
Man mano che la vostra capacità di leggere ad occhio nudo si sviluppa
dovete anche rafforzare la vostra resistenza. Uno storpio, che impara a
camminare senza grucce, deve percorrere quotidianamente un tratto sempre
più lungo e dedicare sempre maggior tempo alla passeggiata. Compirà
questi progressi a poco a poco, riposandosi fra un tratto e l'altro. Altrettanto
dovete fare voi con la lettura. Dapprima, il limite massimo sarà
rappresentato da un paragrafo. Dopo un palming e l'esposizione al
sole o alla luce, sarete forse in grado di proseguire. Quando potrete leggere
un intero capitolo, procurate di riposarvi bene, prima di procedere oltre.
Nei periodi di riposo, ripassate mentalmente l'argomento già letto
e la memoria se ne avvantaggerà non meno del rilassamento e della
visione.
Altipiani.
Mentre i vostri occhi, mercè gli esercizi, migliorano, non dovete
scoraggiarvi se la loro acutezza visiva non è ogni giorno uguale.
Nemmeno gli occhi normali sono sempre normali: una preoccupazione, un malessere
fisico, sono in grado di deprimere l'umore e, contemporaneamente, di offuscare
la visione; ma questo stato di depressione è soltanto transitorio.
Con l'avvento, poi, del rilassamento generale, vi saranno gli altipiani:
i periodi, voglio dire, durante i quali la natura riorganizza le proprie
conquiste e ridistribuisce il novanta per cento della vitalità precedente
fiaccata dallo sforzo, ed ora ripristinata. Dopo un arresto nella marcia
ascensionale, potrete aspirare finalmente ad una doppia conquista.
In conclusione, non abbiate timore di usare gli occhi. Gli occhi vogliono
vedere perché questa è la loro missione nella vita ed essi
sono ansiosi di compierla, sia da vicino che da lontano. E questo può
dimostrarvelo l'esperienza. Se, mentre siete in una sala ed ascoltate una
conferenza con la mente intenta all'argomento svolto dall'oratore, sale
sulla pedana qualcuno, gli occhi si volgono immediatamente all'estraneo,
sebbene la mente non desideri minimamente osservarlo. Accadrà lo
stesso se la persona che vi siede accanto alzerà una mano o agiterà
una carta o compirà altri gesti che non vi interessano minimamente
Non è a questa attività che gli occhi si ribellano, ma allo
sforzo e cioè alla tensione mentale e fisica.
Concedere perciò agli occhi ciò cui essi aspirano: molta
attività, una esenzione dagli sforzi.
CAPITOLO OTTAVO
SVILUPPO DELLA VISTA NELLE RETINE DEBOLI E POCO USATE
" Il contadino dissoda il terreno e pianta la semenza, ma non
può influire sul suo sviluppo, che è affidato nelle mani
della Natura. Con la nostra vista, avviene lo stesso. Noi prepariamo gli
occhi con il rilassamento fisico e mentale, poi solleviamo le palpebre e
la Natura elargisce la visione." GARNET McGAVIN.
POCHI ignorano la storia di Raffles, il ladro le cui dita avevano
le terminazioni nervose talmente sensibili che, posandole sull'esterno della
serratura di una cassaforte, poteva, voltando il disco, sentire i movimenti
del congegno, all'interno, e risolvere così qualsiasi combinazione.
Si narra che la polizia lo acciuffò e che fu rinchiuso in un carcere
e condannato ai lavori forzati. Un giorno, però, il governatore dello
stato aveva bisogno di alcune carte importanti e perciò chiamò
in tutta segretezza Raffles perché forzasse la serratura della cassaforte
che nascondeva i documenti.
Raffles, felice di poter di nuovo valersi della antica capacità,
rimase di stucco quando scoprì che la punta delle sue dita era callosa
e torpida. Non riusciva a sentire nulla. S'affrettò allora a chiedere
della carta vetrata e si strofinò le dita a sangue così che
le terminazioni nervose potessero affiorare. Dopo di che le dita poterono
funzionare come prima.
Nei nervi retinici poco sviluppati e poco usati si verifica lo stesso:
essi debbono essere sensibilizzati, passati, per così dire, alla
carta vetrata, mediante la visione, fino a che non sappiano trovare la luce
e registrare l'ombra come i nervi retinici degli occhi normali.
I dottori affermano essere infinite le cause del mancato sviluppo dei
nervi retinici. Talvolta un occhio è più valido dell'altro
sin dalla nascita e il cervello, che sceglie sempre la via più facile,
ignora la finestra più buia. L'uso del solo occhio valido fa sì
che l'altro si indebolisca sempre di più per l'inattività.
E anche possibile che il nervo ottico sia talmente teso da provocare una
circolazione insufficiente a stimolare e a nutrire la retina, la quale di
conseguenza diventa debole e anemica e determina una visione fioca. Oppure,
se taluni muscoli oculari sono così tesi da porre l'occhio fuori
fuoco (strabismo) si dà il caso che l'occhio strabico rinunzi alla
lotta per vedere, oppure sviluppi un visus scadente in una parte
della retina che non è il centro della vista. In tale evenienza,
l'immagine cade sulla parte periferica della retina, con la conseguente
costituzione di una falsa macula o falso centro della vista.
Poiché la maggior parte degli occhi non usati tendono a portarsi
fuori centro, prenderemo in esame la visione degli occhi strabici, cioè
di quelli che si portano fuori centro con diversa incidenza.
OCCHI FUORI FUOCO
Se un occhio, o ambedue, tendono a spostarsi in fuori o in dentro, in
alto o in basso, senza muoversi in sincronismo, occorre anzitutto farli
muovere insieme.
Quando gli occhi sono fuori fuoco, si ritiene, generalmente, che un gruppo
di muscoli sia troppo corto e quello antagonista troppo lungo; bisogna quindi
incidere il muscolo corto e accorciare il muscolo lungo. Autorevoli fonti
mediche ci insegnano però che sotto il completo rilassamento dell'anestesia
gli occhi strabici subiscono un temporaneo raddrizzamento. Ciò dimostrerebbe
che la lunghezza dei muscoli non ha alcuna influenza e che, inoltre, in
stato di rilassamento, la contrazione muscolare che porta l'occhio fuori
fuoco cessa e permette al l'occhio di riassumere la posizione normale.
Perciò, tutti coloro che, a causa di un muscolo oculare rattrappito,
hanno un occhio fuori fuoco, imparino a rilassare il muscolo senza anestesia.
Il muscolo, a sua volta, cesserà di spostare l'occhio. Quasi tutte
le persone fornite di occhi del genere sanno che la trazione del muscolo
è a volte grande e a volte lievissima, ma non si rendono conto che
la differenza dipende dal grado di tensione o di rilassamento. Volete esercitarvi
per migliorare l'allineamento dei vostri occhi e la visione? Sarà
un lavoro che richiederà davvero decisione e tenacia.
Un muscolo, in stato di contrazione o convulsione, che si distende sotto
il rilassamento artificiale, può fortunatamente imparare a distendersi
anche per mezzo del rilassamento cosciente. Questo, poi, se viene praticato
fino a mutarsi in un habitus subconscio, diventa permanente. Il problema
si risolve mantenendo gli occhi rilassati o in allineamento e nell'insegnar
loro a veder meglio in quello stato.
Toglietevi gli occhiali, eseguite tutti gli esercizi fisici e mentali
e gli ondeggiamenti per il rilassamento descritti nella prima parte del
volume. Badate di volgere lo sguardo al lato verso il quale intendete indirizzare
l'occhio. Imparate poi il seguente moto ondulatorio:
Ondeggiamento dell'occhio bendato.
Tenete le mani aperte con le dita divaricate sopra le spalle ed il palmo
a livello degli occhi e ad essi parallelo. Con la testa eretta sulla spina
dorsale, iniziate un lieve movimento ondulatorio, voltandovi da lato a lato,
guardando le dita e concentrando su di esse il pensiero. Non sforzatevi,
non fissate, non stancatevi. Non compite alcuna attività cosciente
con l'occhio fisico, ma limitatevi a guardare ciò che vi cade casualmente
sotto lo sguardo. Ciò farà provare ad entrambi gli occhi la
sensazione di pensare e di guardare simultaneamente nella stessa direzione.
In un primo momento, probabilmente, non otterrete una reazione molto
rilevante, ma persistete e, man mano che la mente e gli occhi acquisteranno
una sensazione di armoniosa collaborazione, noterete un miglioramento. Questo
ondeggiamento, insieme agli altri, produrrà, effettivamente, una
differenza nel vostro aspetto, in fase di rilassamento. Una bambina dagli
occhi molto strabici mi ha riferito: " Quando termino l'esercizio,
guardo il babbo che mi dice: ' Ma, cara, i tuoi occhi sono perfettamente
dritti! ' ". Questo ondeggiamento, distendendo a poco a poco i muscoli
(non esercitandoli) rende possibile l'allineamento muscolare.
Questo, però, è solo l'inizio della vostra fatica!
Prima che un occhio strabico si raddrizzi e mantenga la giusta posizione,
voi dovete, per così dire, " passare alla carta vetrata "
i nervi retinici di quella porzione della retina che non usate nell'occhio
dal quale vedete più debolmente. Per insegnare agli occhi a lavorare,
dovete coprire con una benda quello valido e far funzionare il più
debole. Fate uso della benda per periodi di breve durata e solo per vedere
cose facili e familiari; in caso contrario diverreste nervosi e vi stanchereste.
Se avrete il desiderio e la tenacia di esercitarvi seriamente ogni giorno,
noterete un grande miglioramento. Accentuate l'esposizione al sole e il
palming.
La porzione più debole della retina di un occhio strabico è
il centro della vista, la macula. Questa debolezza deriva da una
accentuata inerzia e quindi da mancanza di stimoli. I nervi della macula
possono essere stimolati solo quando l'occhio è rilassato e mentre
è in movimento; si tratta quindi di un'attività involontaria
e inconscia. Come possiamo costringere l'occhio a muoversi? Eccovi un suggerimento.
Volgete la pagina di un libro in modo che le righe della stampa siano,
rispetto a voi, verticali anziché orizzontali. Bendate l'occhio valido
e portate la pagina vicinissima all'occhio strabico e nella direzione verso
la quale desiderate indirizzare lo sguardo. Se l'occhio diverge verso l'interno,
dovete tenere la pagina vicina alla tempia; se diverge verso l'esterno dovete
tenerla davanti all'occhio bendato in modo che l'altro debba guardare al
di sopra del naso. Con un leggero movimento del capo, percorrete con lo
sguardo la pagina finche le righe e gli spazi non evochino il ricordo di
una staccionata. Chiudete gli occhi e rammentate quanto avete visto, continuando
il lieve movimento del capo. Poi, aprite gli occhi e guardate di nuovo.
Alternando i movimenti con gli occhi aperti e chiusi per cinque minuti alla
volta, ora avvicinando la pagina, ora allontanandola, potrete ottenere ottimi
risultati. Adesso, capovolgete la pagina per non provare la tentazione di
leggerla e fate scorrere allo stesso modo lo sguardo lungo la staccionata
orizzontale. Vi parrà che le righe si alzino e si abbassino. Girate
poi la pagina in senso obliquo e percorrete le righe bianche e nere. Se
alternerete coscienziosamente gli ondeggiamenti ad occhi chiusi a quelli
ad occhi aperti, è probabile che, dopo l'esercizio, la stanza vi
sembri più luminosa: infatti avrete passato alla carta vetrata i
nervi retinici, e cioè li avrete stimolati. Lo stimolo, poi, si è
verificato senza sforzo, poiché il lavoro da voi svolto non ha richiesto
alcuna interpretazione. Vi siete infatti limitati a scorrere le righe senza
curarvi di fissarle. Bisogna eseguire l'esercizio anche con l'altro occhio,
il quale richiede la vostra attenzione anche se a voi non sembra che si
comporti male.
Esercizio della spola.
Lo scopo di questo esercizio e quello di influire direttamente sul centro
della vista.
1. Tracciate con l'inchiostro un puntino nero al centro dell'unghia del
pollice e lasciatevelo tutto il giorno, giacche vi aiuterà a sviluppare
la visione quando avrete un momento libero.
2. Chiudete gli occhi e pensate prima alla parte dell'unghia che si trova
alla sinistra del puntino, poi a quella che si trova alla destra. Riuscite
a spostare l'attenzione avanti e indietro, dalla parte destra a quella sinistra
dell'unghia, tenendo gli occhi chiusi?
3. Aprite ora gli occhi e spostate rapidamente lo sguardo dalla sinistra
alla destra dell'unghia, avanti e indietro. Non tarderete ad avere l'impressione
che il puntino si muova così da lasciarvi vedere, prima alla sua
sinistra, poi alla sua destra, tutta l'unghia.
Questo esercizietto fa lavorare il centro della vista e stimola la visione
rilassando al tempo stesso i nervi fino a liberarvi del mal di capo o a
prevenirlo. Gli occhi si centralizzano solo in condizioni di rilassamento,
e ciò determina controllo mentale. Gli esercizi di centralizzazione
sono quindi importanti anche per la mente poiché un perfetto fuoco
visivo (fuoco maculare) produce un chiaro fuoco mentale che si concreta
in un pensiero ordinato anziché in uno disordinato.
ESERCIZIO MENTALE PER RAVVIVARE UN OCCHIO TORPIDO
Poiché la mente è pigra e le piace guardare da finestre
chiarissime, un occhio debole si indebolisce ancora di più con la
mancanza dell'uso. Dobbiamo quindi insegnare alla mente a guardare attraverso
l'occhio pigro. Chiudete ambedue gli occhi e coprite quello più forte
col palmo della mano, in modo che la mente si renda conto che da quella
via nessuna visione è possibile. Pensate poi ad un oggetto che sapete
si trovi davanti a voi. Avvertirete che l'occhio scoperto, per quanto chiuso,
si accolla il compito di pensare o vedere mentalmente. Si insegna ad un
occhio debole a vedere durante il palming, allentando il palmo che
lo copre. Vi accorgerete che la mente, per quanto teniate l'occhio chiuso
e coperto leggermente, indirizza la sua attenzione verso di esso. Per contrasto,
coprendo accuratamente l'occhio debole, e poggiando lievemente il palmo
sull'occhio forte avvertirete che il potere mentale viene rovesciato.
Eseguiti per circa una settimana gli esercizi testé esposti, e
quelli di rilassamento, sarete pronti ad addestrare l'occhio a vedere realmente
e la mente ad interpretare quanto vedete, attraverso il centro della vista.
Bendate l'occhio valido ed eseguite il gioco del calendario per occhi miopi
(capitolo sesto). Noterete una reazione leggermente differente da quella
dell'occhio miope. Quando guarderete per la prima volta un numero del calendario
grande, stenterete a vederlo, ma se applicherete l'esercizio del puntino
sul pollice dell'unghia a ciò che non pare che una macchia confusa,
questa comincerà a delinearsi e a chiarirsi e, prima di volgere lo
sguardo altrove per lanciare la palla, è possibile riusciate a vedere
il numero seguente. Talvolta, quando si attua la visione, par quasi che
ogni numero sia stato illuminato col riflettore. E questo è il risultato
dell'attività foveale. In altre parole: abbiate la pazienza e la
volontà di usare la carta vetrata fino a raggiungere le terminazioni
sensibili dei nervi e ad ottenere la visione. È tenendo presente questo
principio che dovete seguire le istruzioni per gli occhi miopi.
ESERCIZIO DELLA RIVISTA Per occhi torpidi
1. Ad una estremità della stanza situate dritta, in buona luce.
una pagina di rivista dal titolo cubitale. Fissatela bene prima di allontanarvene;
notate ogni lettera del titolo in modo che possiate ricordarne la forma.
2. Arretrate, adesso, di qualche metro. senza ancora fissare il titolo.
Guardate, invece, tutti gli oggetti che si trovano nel lato della stanza
più prossimo al titolo della rivista. Mentre fate scorrere rapidamente
lo sguardo fino alla rivista badate a tutto ciò che notate. Scorrete
ora, finalmente, il titolo. Non è chiaro?
3. Chiudete gli occhi e rammentate come appariva il titolo e quale era
la forma di ogni lettera quando avevate la rivista in una mano e i caratteri
erano perfettamente nitidi.
4. Respirate profondamente e fate scorrere di nuovo lo sguardo sul lato
della stanza presso il quale è situata la rivista. Scorrete il titolo
diverse volte, avanti e indietro, battendo spesso le palpebre e respirando
regolarmente. È probabile che le lettere vi si rivelino chiaramente per
un breve istante. Se ciò non avvenisse, muovete qualche passo avanti;
potrete aumentare la distanza col migliorare della visione.
Variate gli esercizi ogni settimana, scegliendo quelli che vi si confanno
di più nelle altre parti del libro. L 'ondeggiamento dello specchio
descritto nel capitolo decimo, e adatto ai bambini strabici, è eccellente.
Ottimo anche l'esercizio dello stuzzicadenti (capitolo settimo).
ESERCIZIO DELL'AUTOMOBILE
Ecco un interessante esercizio da eseguire in automobile. Se possibile,
sistemate due specchietti su ogni lato del parabrezza. Quando andate in
auto senza guidare, toglietevi gli occhiali e spostate lo sguardo da uno
specchio all'altro, guardando poi innanzi a voi. Ciò determinerà
un movimento ritmico e vi farà provare interesse per tutto ciò
che avrete intorno. Se i vostri occhi risulteranno tanto sforzati da non
consentire la fusione della visione, dovrete eseguire l'esercizio prima
con un occhio, poi con l'altro.
La fusione si ha quando le due immagini offerte dagli occhi, esattamente
messi a fuoco, si fondono, e non si vede che un'immagine sola. Quando in
ogni occhio il centro della vista sarà stimolato al punto da vedere
meglio innanzi a se che ai lati, rimarrete sorpresi nell'avvedervi che i
due occhi lavorano insieme. Talvolta questo fenomeno si presenta spontaneo
quando gli occhi si muovono liberamente fino a centralizzarsi, e ciò
significa che essi hanno ormai imparato a rimaner rilassati durante l'attività.
Una volta raggiunto, il rilassamento dinamico diventa, per gli occhi,
una abitudine costante, che si manterrà anche inconsciamente e che,
salvo malattie o incidenti, si conserverà per sempre. L'occhio può
ripetere sempre quanto ha imparato ad eseguire. Anche la mente che ha imparato
a rilassarsi durante l'azione può sempre ripetere ciò che
ha appreso. Nè si può dimenticare l'uso corretto degli occhi
una volta che lo si sia appreso. Gli stimoli che le retine subiscono nelle
zone maculari (centro della vista) sono di carattere permanente e determinano
visione esatta e sviluppo mentale.
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SECONDA PARTE (CAPITOLI
9-16) >>>>>
Tavola 1 tavola
2 tavola 3 tavola 4 tavola 5 Calendario
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