Mi ci sono voluti un anno e mezzo, durante il quale ho dedicato un bel po’ di tempo al metodo Bates, allo yoga e altre pratiche dedicate al corpo e al rilassamento.
Per i primi sei mesi non ho visto cambiamenti nella mia nitidezza.

Poi ho avuto un clear flash di visione totalmente nitida, per un paio di secondi; poi un altro un mese dopo, un altro dopo tre settimane e altri, via via più di frequente. Un giorno mi sono messo nell’idea di riuscire a farli accadere a volontà: ci sono riuscito solo varie settimane più tardi, grazie a un mix di shifting (evitare la fissità dello sguardo), centralizzazione e giochi di memoria e visualizzazione.

Nei mesi successivi ho migliorato la mia capacità di creare clear flashes volontari. Mi ci voleva sempre minor tempo e in compenso cominciavano ad estendersi da momenti a minuti, per periodi sempre più lunghi. Sono arrivato a rendere chiara la visione distante con un profondo battito delle palpebre e a mantenerla con battiti rilassati e attenzione dinamica (termini usati da Aldous Huxley nel suo classico L’arte di Vedere n.d.r.).
Poi ho cominciato a osservare molto spesso cose lontane per controllare la mia visione da lontano, e, se la trovavo confusa, renderla chiara.
E finalmente un giorno mi sono reso conto di essere in grado di rendere chiara la mia visione prima ancora di guardare.
Se anche potevo essere ancora considerato miope in termini di rigide definizioni oculistiche, non aveva importanza: nei fatti avevo eliminato la mia miopia.

A quei tempi non misurai il mio stato refrattivo, ma in seguito lo feci sia soggettivamente che oggettivamente (con il retinoscopio e l’autorefrattometro).

Ciò che è importante rilevare qui, è che egli si è impegnato senza scoraggiarsi per diversi mesi, prima di notare miglioramenti. Lo ha assunto come un esperimento, un’ipotesi da sperimentare a lungo prima di decidere che non funziona. Come farebbe uno scienziato. Scrive infatti:

“Per i primi sei mesi non ho visto cambiamenti nella mia nitidezza

Quanti smettono di seguire una disciplina dopo una settimana o due? Quanti invece dedicano “un bel po’ di tempo” al metodo Bates? Quanti si impegnano a lungo ad “osservare molto spesso cose lontane”? Sembra banale, ma la verità è che questo i miopi non lo fanno e non lo fanno perché non gli piace. Per questo è importante ricordarselo, assumerlo come una disciplina, che ci permetta poi di prenderci gusto. Il premio prima o poi arriva e lo fa sotto forma di clear flash, di visione perfettamente nitida e quindi di un momento di equilibrio, di presenza. Bisogna prenderci confidenza, acclimatarcisi, e poi gradualmente si potrà acquisire un controllo di questo processo e farlo diventare qualcosa di volontario, per decidere poi successivamente se questo momento di chiarezza debba o meno diventare la “normalità”.

Siamo noi infatti a creare la nostra realtà. Basta volerlo.

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