
Fermate il mondo!
Un tratto comune alla maggior parte dei miopi è una sostanziale diffidenza per il movimento in generale.
Con poche eccezioni, i miopi tendono a preferire situazioni stabili, persino rigide.
Anche i bambini, che dovrebbero essere mossi da curiosità in una continua esplorazione del loro ambiente, nel caso dei miopi sembrano preferire restare dentro la loro bolla.
Spesso questa tendenza è nata da un trauma che li ha brutalmente convinti a rinchiudersi e “starsene tranquilli”.
Ma ogni tanto qualcuno decide di cambiare
Nicolò era un miope che aveva deciso che la miopia non gli stava bene e si era convinto che il metodo Bates potesse aiutarlo ad uscirne. Aveva letto con attenzione gli scritti di Bates e si era dato una disciplina costante basata su esercizi e forza di volontà.
I risultati lo avevano premiato e in breve era riuscito a fare sempre più a meno degli occhiali. In questo processo aveva dovuto affrontare ogni tipo di paure e insicurezze, che lui cercava di trattare con lucidità e cercando di applicare i principi basici del metodo Bates.
Fare il morto = arrendersi completamente
C’era tuttavia una situazione in cui la sua capacità di gestire le sue emozioni sembrava fallire: nel rapporto con l’acqua. In particolare, quando provava a “fare il morto” lo prendeva un panico irragionevole.
Ma Nicolò non voleva arrendersi, voleva liberarsi da questo condizionamento, e decise di affrontare il problema facendo esperimenti, elaborando strategie, usando stratagemmi e… un giorno finalmente ci riuscì: si trovò a galleggiare in quell’elemento per lui infido, mantenendo viva la sua consapevolezza. Il terrore irrazionale svanì e l’esperienza si trasformò in qualcosa di completamente nuovo, estremamente eccitante.
E in quello spazio, dal profondo emerse il ricordo dell’origine di tutto: della sua diffidenza per tutto ciò che si muoveva e … della sua miopia.
La catastrofe che ti colpisce quando sei più aperto
All’età di circa 4 anni, i suoi genitori lo avevano portato al luna park. A Nicolò piacevano le giostre ed era salito su una. Era particolarmente bello abbandonarsi all’illusione del movimento apparente: tutto il mondo sembrava girare intorno a lui e ad ogni giro vedeva apparire i suoi genitori da un lato, passargli davanti e scomparire dall’altro lato. Un’esperienza eccitante, ma anche rassicurante al tempo stesso.
Solo che… a un certo punto i genitori non erano più apparsi! Dopo il secondo giro, e il terzo, i genitori non c’erano più!
Per Nicolò questa era la peggior catastrofe immaginabile. I genitori accorsero immediatamente quando si resero conto che Nicolò gridava sotto shock. Ma il trauma era stato così violento ed improvviso da creare un cambio radicale nel suo mondo. Da quella volta non volle più salire su una giostra o su un’altalena. O su qualsiasi cosa che si muovesse, come una bicicletta. In macchina aveva spesso nausea.
Poi il trauma venne dimenticato, ma non i suoi effetti: insieme all’insicurezza e all’introversione si manifestò anche la miopia: già in prima elementare lui era uno dei pochi bambini con gli occhiali.
Perché l’acqua?
L’acqua è un elemento fluido che non sta fermo un attimo, di cui non ti puoi fidare. Più cerchi di tirarti su e più affondi.
Al contrario, più ti ci abbandoni e più ti accoglie, come una madre. Lo sanno bene quanti hanno sperimentato il Watsu. E’ esperienza comune a molti la sensazione di fluire felice come nel ventre materno. E molti raggiungono un livello di rilassamento così profondo da avere un clear flash, cioè un’esperienza di visione totalmente nitida in cui la miopia svanisce come nebbia al sole.
L’acqua fluidifica, ammorbidisce le corazze che abbiamo costruito per difenderci. E anche i problemi di refrazione come la miopia sono in ultima analisi corazze, strategie difensive che abbiamo messo in atto di fronte a situazioni difficili da affrontare.
Ritrovare grazie all’acqua quell’esperienza, rivederla con gli occhi del bambino, ma anche con la forza dell’adulto, è stato per Nicolò un processo di guarigione, che ha reso solida la sua riconquista della visione naturale.
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