Se cerchi i tuoi occhiali…

“…ce li abbiamo noi!”

Questa è una storia vera.

Un’ottica romana aveva messo un grandissimo cartello sulla circonvallazione. Impossibile non notarlo. Si vedeva un’immagine simile a quella riportata qui: una donna presumibilmente attraente, evidentemente nuda, chissà anche disponibile, ma… decisamente sfocata.
E il messaggio trasmesso era, papale papale (tipica espressione romana) “Se cerchi i tuoi occhiali, ce li abbiamo noi: ottica tal dei tali….”

Direte voi: non sarà un messaggio un tantinello sessista?

Si, direi di sì. Donne oggetto per vendere qualsiasi cosa. E uomini-oggetto? Macché: della vista delle clienti femminili evidentemente non importa granché a nessuno. Forse che l’ottica in questione non ha clienti femminil? O forse che le miopi- femmine e le astigmatiche-femmine hanno una filiera separata ignorata dai maschi? (un po’ stile talebano, per intenderci).

Ma scaviamo un po’ di più nel messaggio.

Vediamo di superare l’aspetto macho- goliardico- adolescenziale e immaginiamo la cosa come una situazione concreta. Poniamo che tu, uomo o donna, sia un po’ miope e che ti trovi a una certa distanza da un partner attraente, nudo e disponibile. Cosa faresti? Ti metti gli occhiali per vederlo bene in ogni dettaglio, da lontano (magari per essere sicuro di non sbagliare partner)? O non sarebbe più semplice (e più naturale) avvicinarti?
E quando sei decisamente vicino e pronto/a ad un incontro più intimo, non è forse questo il momento adatto  per toglierti gli occhiali? Magari anche per chiudere gli occhi ed aprirti agli altri sensi?

Tutto ciò ha qualcosa a vedere con la pornografia?

Una recente statistica sugli effetti della pandemia e del conseguente aumento di tempo passato davanti al computer riporta, oltre ad un aumento esponenziale delle vendite on line, anche un’esplosione del tempo passato visitando siti hard. Ossia aumento del tempo dedicato al piacere solitario, stimolato da immagini (+ qualche ansito, qualche gemito e qualche parolaccia, perlopiù in inglese).
La dobbiamo considerare una “perversione”?
Ah, ah, ah, più che altro è una “necessità” per quanti si ritrovano “socialmente distanziati” dall’oggetto del desiderio. Ma anche prima del Covid la nostra società era caratterizzata da messaggi sessuali presenti dappertutto, a fronte di un atteggiamento non certo incoraggiante verso il “libero amore”. Film e pubblicità ci innondano di sesso, ma le cronache raccontano un’altra storia, generalmente di repressione e condanna. Il sesso si pensa, si vede, magari si ascolta, ma gli odori, il calore e il contatto vengono invece spesso repressi, magari anche duramente.

Cos’é, un “complotto”?

Diciamo una convergenza di interessi… Sicuramente c’è uma tendenza diffusa a “rubarci i sensi” (vedi Ci stanno rubando i sensi in questo BLOG). Non solo abbiamo perso (speriamo non per sempre) il piacere del contatto fisico con baci e abbracci. Ma anche per quel che riguarda la vista stiamo perdendo tutte quelle dimensioni che la rendono una meraviglia: i colori le distanze, le profondità, il colpo d’occhio, la visione periferica, la tridimensionalità, la capacità di adattarci alla luce intensa e all’oscurità. Siamo spinti a adottare occhiali o operazioni che solo migliorano momentaneamente la nitidezza, contribuendo invece alla perdita di tutti gli altri aspetti. Chi vende occhiali ha tutto l’interesse a continuare a farlo ed aumentare e diversificare le vendite, ma ci sono altri vasti interessi che aumentano i loro profitti con l’aumento della distanza e del non contatto. Per esempio, appunto l’industria del porno, per citarne una tra tante.

Invece gli educatori visivi…

Noi pratichiamo un approccio olistico, e proprio per questo siamo spesso accusati di non essere “scientifici”. Infatti lo chiamiamo “Arte della Vista”. Per noi tutte le componenti della visione citate prima (compreso anche le emozioni, l’interesse, il piacere, la memoria e l’immaginazione) vanno coltivate insieme. Le nostre non sono terapie, sono pratiche di vita.  Anche quando facciamo un “esercizio” apparentemente noioso davanti all’ottotipo, lo trasformiamo in un gioco con molti aspetti e variazioni. E cerchiamo di coinvolgere tutti i sensi nella nostra esperienza, favorendo tutte le possibilità di contatto, gioco e coinvolgimento. Chiaro, teniamo conto dei limiti posti dalla situazione generale, ma non rinunciamo alla nostra umanità. Il nostro approccio, oltre che Visione Naturale, si potrebbe anche definire Visione Umanistica. Funziona? La nitidezza arriva? Si, e non da sola, ma insieme a tutti i “Bonus” che abbiamo descritto.

 

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